Dell’Odissea, più che di quella di Nolan. Perché esistono racconti antichi più moderni dei moderni? Perché quelle antiche storie saranno lette e rappresentate ancora fra migliaia di anni? Solo chi sa rispondere a questo è uomo di cultura, di Andrea Lonardo
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Il Centro culturale Gli scritti (11/7/2026)

Parliamo di Omero e dell’Odissea – e non tanto di Nolan – da circa 2700 anni, forse più. Questa è una questione ben più interessante della discussione sull’ultima versione nolanesca della quale, fra solo dieci anni o anche meno, non si parlerà più, come di tante opere contemporanee.
L’Odissea parla di fatti che non sono nemmeno avvenuti, tratta di eventi mitologici. Eppure proprio questo suo rimandare a eventi originari, che trattano di ciò che sempre è avvenuto e sempre avverrà, di questioni più grandi di un determinato fatto storico, la rende un libro immenso.
Anche chi critica l’Odissea, ad esempio a motivo del modo in cui Ulisse tratta le donne e le inganna o vive con violenza e astuzia, non fa che misurarsi con essa.
Solo libri che superino il tempo presente, che superino la cronaca del momento, per attingere a questioni universali ed eterne, fanno crescere veramente.
Anche Joyce, con il suo Ulisse, non ha potuto, in fondo, che misurarsi con quel testo antico, per raccontare di un uomo che vive piuttosto delle emozioni quotidiane: ma è l’antico Ulisse che trasporta l’opera di Joyce in una domanda più grande su quale meta abbia il viaggiare dell’uomo, anche se si compie solo passando da una viuzza all’altra.
È un dramma moderno l’accentuazione del fatto che si scriva e si legga solo di autori che trattano di eventi economici o politici. Molta saggistica, ma soprattutto molta narrativa vive di un’immediata rispondenza al contemporaneo e tratta di questioni e fatti, di tendenze e mode, che tra dieci anni saranno scomparsi.
Certo è bene occuparsi e leggere di cose contemporanee, purché non si dimentichi che solo ciò che supera il quotidiano, solo ciò che tratta del destino, permane e continua ad interrogare.
Solo ciò che racconta di una vita nella sua totalità, con i suoi abissi, miracoli e misteri, ma anche con il suo cielo pieno di speranze, di maledizioni e di divinità, corrisponde al vero e alla vita e, pertanto, rimane contemporaneo, in infinite rivisitazioni che si susseguono.



