«Nel ’68 credevo nell’amore libero ma ogni ragazzo mi voleva per sé. Da attrice mi tolsi 5 anni di età, poi dissi addio all’immagine sexy». Anna Galiena: «Tornata dall’Actors Studio fu uno shock: a Roma più che il curriculum guardavano le gambe». Un’intervista di Valerio Cappelli ad Anna Galiena rivela con poche battute e grande intelligenza le ambiguità del ’68 e del mondo dello spettacolo. Breve nota di Giovanni Amico

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 17 /02 /2026 - 14:02 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo in una nota di Giovanni Amico alcuni passaggi di un’intervista di Valerio Cappelli ad Anna Galiena pubblicata sul Corriere della Sera del 30/12/2025 a p. 29. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Cinema e teatro, Educazione e media, Educare all'affettività e Educazione e cultura

Il Centro culturale Gli scritti (17/2/2026)

Anna Galiena, risponde con poche battute e grande intelligenza in un’intervista di Valerio Cappelli pubblicata sul Corriere della Sera del 30/12/2025 intitolata «Nel ’68 credevo nell’amore libero ma ogni ragazzo mi voleva per sé. Da attrice mi tolsi 5 anni di età, poi dissi addio all’immagine sexy». Anna Galiena: «Tornata dall’Actors Studio fu uno shock: a Roma più che il curriculum guardavano le gambe».

Quando racconta dell’amore libero del ’68 si coglie, dal suo punto di vista particolare, la problematica eterna dell’amore. All’intervistatore che le domanda, facendo riferimento ai giovani con i quali coabitava lontano dalla famiglia: “La corteggiavano?”, lei risponde:

«Loro no, ma siccome tutti dopo il ’68 si riempivano la bocca di amore libero, fare l’amore mi piaceva. I ragazzi a parole erano liberi, poi protestavano: “Ma non potresti essere solo mia?”. “Ma come — rispondevo — non abbiamo detto amore libero?”. Mi ritrovai con degli amici di Roma in una di quelle case, a San Lorenzo, ancora danneggiate dai bombardamenti della guerra. Zero riscaldamento, zero acqua calda, zero bagno: cesso sul balcone, sistemato con paratìe di legno. Convivevo con cinque maschi. Era una vera e propria Comune. Ma non vestivo da hippy coi fiori tra i capelli. Ero l’unica che lavava le lenzuola di tutti e mi impuntai: d’ora in poi si fanno i turni. Eravamo idealisti e politicizzati. Per campare sviluppavamo sceneggiature di altri».

Insomma, esiste l’amore vero? Anche il ’68, in silenzio, lo domandava.

Terribile è il racconto in pochissime battute dell’impatto con gli ambienti artistici italiani che spesso si ergono a giudici della vita e della morale altrui, appena tornata dopo gli studi all’Actors Studio negli States. Così racconta Anna Galiena:

«Nell’84 decisi di tornare in Italia. Stavo diventando come gli americani che pensano solo alla carriera e ai soldi e non sanno vivere. Fu uno shock culturale, malgrado avessi trovato un agente geniale, Fausto Ferzetti, fratello di Gabriele, l’attore. Solo che i produttori non guardavano il curriculum ma le gambe».

Traspare così dalle sue battute la corruzione sessuale (il #MeToo) del mondo dello spettacolo, ma più avanti anche quella economico-politica:

«Per una miniserie, Arriva il giudice, seppi che alla Rai commentarono: ma perché abbiamo preso questa, se dietro non ha nessuno che la raccomanda? Il regista Giulio Questi tenne duro. Il cinema d’autore non riuscivo nemmeno a conoscerlo, lavoravo nei film commerciali. Fino a quando per Il marito della parrucchiera, a Parigi, arrivò Leconte, piccolo, peperino, buffo, intelligente».

Ma il tema della “bellezza” e della disponibilità richiesta per poter lavorare, traspare anche in un’ulteriore battuta.  L’intervistatore le domanda poi: “Perché a un certo punto si tolse cinque anni d’età?”

La Galiena risponde: «Mi fu suggerito di dirlo. Tutti dicevano che dopo i 40 per una attrice era difficile trovare lavoro. E io il successo l’ho raggiunto proprio a 40 anni. Ne faccio 76 a fine dicembre. E non ho mai lavorato tanto, Emily in Paris, Sempre più sexy che è il film della Andreozzi, le letture di Omero in Sicilia, il teatro per Gabriele Muccino e a Parigi in una versione moderna di Le Troiane».

Per fortuna qualcuna riesce a lavorare e bene, anche da grande. Eppure nessuno batte ciglio, quando legge dichiarazioni come queste sui media. Non fanno notizia, non generano nessuna reazione, né qualsivoglia protesta.