È il caso di ribadire con fermezza che esprimere un ‘parere’ non significa affatto articolare e comunicare un ‘pensiero’, anche perché la chiacchiera è sempre fonte di una certa soddisfazione: dà forza al proprio narcisismo. Oggi non sono certo le parole che mancano, ma è esattamente questa abbondanza ad essere confusa con una ricchezza. I social favoriscono l’accontentarsi dei pareri, rinunciando al pensiero, da Silvano Petrosino
Riprendiamo sul nostro sito da S. Petrosino – R. Righetto, L’essenziale. Globalizzazione della chiacchiera e resistenza della cultura, Roma, Castelvecchi, 2023, le riflessioni introduttive sul rapporto fra social, chiacchiere e pensiero. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Educazione e media e Educazione e cultura.
Il Centro culturale Gli scritti (16/8/2026)

Da Petrosino – Righetto (Introduzione a L’essenziale…, pp. 7-8):
Di fronte a questa ‘globalizzazione della chiacchiera’, e all'omologazione di cui essa è al tempo stesso causa ed effetto, gli autori di queste pagine sono convinti che non si tratta tanto di tornare indietro, illudendosi, ad esempio, di mettere in discussione la rivoluzione digitale che è irreversibile, quanto piuttosto di riconoscere e di ribadire con fermezza che formulare e trasmettere un ‘parere’ non significa affatto articolare e comunicare un ‘pensiero’.
Da Petrosino-Righetto (L’essenziale…, pp. 11-15):
ROBERTO RIGHETTO: Vorrei cominciare il nostro dialogo con questa frase di don Lorenzo Milani: «Finché ci sarà uno che conosce 2000 parole e uno che ne conosce 200, questi sarà oppresso dal primo. La parola ci fa uguali». [...]
SILVANO PETROSINO: La nota affermazione di don Milani è del tutto condivisibile; essa ha, infatti il grande merito di alludere in modo chiaro e diretto a uno degli snodi fondamentali che sempre si incontrano sulla strada del sapere, quello che intreccia quest'ultimo con il potere.
Tuttavia, in riferimento all'attuale situazione, suggerisco di riscrivere questa affermazione sostituendo al termine “parola” la nozione “ragionamento”, e per chiarire il senso di tale sostituzione le propongo di soffermarci sulla distinzione tra l’avere e l'esprimere un parere e l'avere e sviluppare un pensiero.
Ognuno di noi ha un parere su qualsiasi argomento; questo non solo non è male, ma è addirittura inevitabile: si reagisce a ciò che ci circonda e di continuo ci si “fa un'idea” su questo e su quest'altro, non esitando un istante a volerla comunicare agli altri. Per avere un parere non è necessario riflettere, vale a dire indagare con attenzione e pazienza ciò su cui ci si esprime; è sufficiente reagire e parlare, dando voce a ciò in cui si crede.
È quanto accade nei bar o dal parrucchiere: si trascorre il tempo parlando di questo e di quest'altro, esprimendo giudizi su questo e su quest'altro, senza preoccuparsi troppo di giustificare ciò che si afferma e di motivare il proprio giudizio.
In tutto questo non c'è nulla di male, ma al tempo stesso non c'è neppure nulla che ha a che fare con un'autentica riflessione, con un vero ragionamento.
Non c'è da stupirsi: la continua insistente circolazione di pareri che attraversa la Rete e il mondo dei media è infatti da collocare all'interno del più ampio fenomeno della chiacchiera. […]
Ora, è precisamente questa “tranquillizzante presunzione” ciò che porta a confondere, spesso inavvertitamente, il proprio parere con un autentico pensiero.
Ecco il punto: oggi c'è un'abbondanza di parole, di informazioni, di immagini, di messaggi che si diffondono in tutto il mondo, anche nelle zone del pianeta più sfortunate e povere; oggi non sono certo le parole che mancano, ma è esattamente questa abbondanza ad essere confusa con una ricchezza, vale a dire con un autentico sapere, anche perché, è bene riconoscerlo, la chiacchiera è sempre fonte di una certa soddisfazione: c'è del godimento nel comunicare un parere che non a caso, dando consistenza e forza al proprio narcisismo, alimenta l'illusione di avere un sapere e di manifestare un pensiero.
In altre parole: sembra che tutto favorisca l'accontentarsi del parere rinunciando al pensiero.



