Dinanzi ai Mondiali, dove esiste l’eliminazione diretta e tutto è giudizio, ci si accorge di quanto sia banale e anche falsa l’idea che si debbano sopprimere voti e giudizi nella scuola e nell’educazione, così come nelle valutazioni umane: «l’uomo spirituale giudica tutte le cose». Breve nota di Andrea Lonardo
Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Educazione e scuola e Sport.
Il Centro culturale Gli scritti (19/7/2026)

Nei Mondiali 2026, il percorso verso la finale ha comportato che, dalle iniziali 48 squadre, si sia giunti alla finale Spagna-Argentina, con due sole squadre ed è chiaro che una sola risulterà vincitrice – il pareggio non è previsto e una delle due squadre ricorderà con tristezza il giorno della sconfitta.
Non solo: dopo ogni partita, tutto è valutazione, chi ha rovinato la sua prestazione provocando un rigore, chi ha salvato goal fatti: ogni giocatore riceve da tutti i media un voto e si discute di promesse mancate, così come di sorprese e i giovani sono in prima linea nel fare questo.
Non ci sarebbe bellezza nella competizione sportiva senza verdetti, senza eliminazioni e promozioni, senza un vincitore, tanti sconfitti e qualche squadra che ha “vinto” il suo torneo, anche se è stata eliminata, tale è stata la sorpresa del suo gioco, della sua autorevolezza, della piacevolezza delle sue azioni.
Ma lo stesso è dei bambini: quando fanno un disegno vogliono che i genitori lo giudichino e che, se lo apprezzano, lo facciano in verità e non fintamente: un genitore che finge è il peggior educatore dei suoi bambini.
Certo, questo provoca anche dispiacere e, quando si prende un quattro, sono lacrime: ma compito dei genitori e dei professori non è fingere che quell’interrogazione e quell’esercizio non fossero pessimi, ma spiegare come migliorare, in maniera da aiutare il figlio e l’alunno a capire come arrivare al sei la volta successiva, e poi al sette e anche all’otto. Ma anche mostrare che quel voto non è la tua vita, c’è dell’altro: ma che quel voto è quel che è e te lo devi tenere, anche se il resto della tua vita è bella, anzi bellissima.
Nel giudizio sta il gusto della vita, perché non tutto è uguale. Chi non sa giudicare – ma anche chi non ha il coraggio di farlo – non aiuta gli altri a crescere.
Certo, questo va fatto con modo e senza avvilire, ma va fatto – e un po’ di dispiacere si creerà sempre e comunque. Ognuno ha gli anticorpi necessari per affrontare quella piccola sconfitta o, se ancora non li ha, se li deve fare pian piano.
Di sicuro sarà il mondo degli adulti, quello dello sport, ma ancor più quello del lavoro, a non fare sconti e la famiglia e la scuola debbono preparare a reggere anche i colpi, mentre si preparano al contempo i successi, che a volte vengono dopo anni e anni – come i trionfi ai Mondiali.
L’apostolo Paolo ha scritto che “l’uomo mosso dallo Spirito giudica ogni cosa” (1 Cor 2,15): che nessuno stupido venga a dire che nella fede cristiana non si debbono emettere giudizi su ciò che è giusto o sbagliato.
Ogni persona saggia è in attesa di un giudizio e la passione per lo sport lo attesta: esami e interrogazioni, così come sfide sportive, ricordano che è alla resa dei fatti che ognuno viene giudicato e non è vero che ogni risultato è uguale ad un altro: è così e solo così che si può crescere.



