Cosa sta diventando il racconto delle città? Prendiamo Roma, di Christian Raimo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 05 /07 /2026 - 23:26 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo dal profilo Facebook di Christian Raimo un suo post pubblicato il 24/5/2026. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Roma e le sue basiliche e I luoghi della storia della chiesa.

Il Centro culturale Gli scritti (5/7/2026)

Provate a mettere "Roma" nella barra di ricerca di qualunque social. C'è ormai uno storytelling similslop che sembra aver surclassato ogni possibile racconto dei luoghi in cui viviamo e che rischia di essere il discorso che legittima la visione della turistificazione della città.

I social sono invasi di uomini di mezza età che guardando in macchina "vi portano a conoscere i luoghi meno conosciuti di Roma", dove luoghi meno conosciuti possono essere tutti. Reel di pochi minuti, in cui ci viene detto: guardate qui la chiesetta dietro la stazione Termini, la nuova stazione della metro del Colosseo, la lapide per San Chissacchì, la trattoria dove si mangiano la trippa come la faceva Sor Fernanda, il ferramenta dove vendono il trapano come una volta.

C'è un rapporto talmente incestuoso tra questo genere di storytelling (che vende il nuovo come il vecchio, che riduce tutto a tipicità) e il modo in cui la città si adatta a questo racconto, costringendosi a essere un luogo di curiosità da reel per turisti letteralmente mordi e fuggi, che guardandoli uno dopo l'altro (e non è difficile visto la prevedibilità tossica dell'algoritmo), si comincerà a pensare che le città sono esattamente questo, una mappa di luoghi eccezionali in cui gli autobus per spostarsi non esistono, le file alla Asl sono un vecchio ricordo, così persino il lavoro, la scuola, gli ospedali, la vita, eccetera.

Tutto questo sarebbe in qualche modo anche un effetto ovvio della riduzione di Roma a un oggetto di storytelling da reel autoturistico, utile a tutto il mondo che vive di turistificazione selvaggia, della sostituzione della conoscenza con la curiosità da trivial, della politica con la pubblicità.

Il problema è che questo genere di comunicazione è così pervasiva che anche i politici e gli amministratori giocoforza ci si devono adattare, la campagna elettorale permanente di fatto è questo, e quindi il racconto della città, della trasformazione urbanistica, diventa simile, uno storytelling in cui alla curiosità per luoghi sconosciuti si accompagna l'intervento politico come micro problem solving.

E ovviamente tutto questo avviene sempre come narrazione individuale, Venite vi faccio vedere io come è andata.

Se uno pensa a come 2500 anni fa Platone immaginava la città governata dai filosofi e non dai sofisti, si amareggia riconoscendo non solo perché il suo progetto è stato così sonoramente sconfitto, ma perché quella sofistica è diventata questo genere di storytelling.