Breve biografia del Beato Angelico, di Gerardo Cioffari

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 02 /03 /2026 - 20:00 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo da “St Nicholas News”, n. 61, 15 marzo 2014, pp. 2-4, un articolo di Padre Gerardo Cioffari, o.p. direttore del Centro Studi Nicolaiani, dal titolo Il Beato Angelico. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni I luoghi della storia della Chiesa e Arte e fede; cfr. in particolare 1/ Il convento e la chiesa del Beato Angelico e la distruzione con i rivoluzionari francesi e poi l’Unità d’Italia, con il risultato dell’attuale separazione fra la chiesa di San Marco e il convento di San Marco, da Stefano Casciu 2/ Breve nota di Andrea Lonardo sulle requisizioni vicino piazza San Marco a Firenze (Ospedale di San Matteo e Monastero di San Niccolò di Cafaggio divenuti Accademia di Belle Arti, Conservatorio di Musica Luigi Cherubini e Opificio delle Pietre dure) 3/ Breve nota di Andrea Lonardo sul Beato Angelico e la chiesa e il convento di San Marco a Firenze

Il Centro culturale Gli scritti (2/3/2026)

P. Gerardo Cioffari, Il Beato Angelico, in “St Nicholas News”, n. 61, 15 marzo 2014, pp. 2-4

Il Beato Angelico nacque a Vicchio del Mugello intorno al 1395. La data di nascita è molto controversa. Alcuni, come Tito Centi mantiene il 1387, altri, come W. Cohn e St. Orlandi la portano al 1401. Certo è che l’Angelico il 31 ottobre 1417 si recava nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze per chiedere l’iscrizione alla Compagnia di S. Niccolò di Bari, che era stata fondata nel 1334, ed era spiritualmente curata dai Padri Carmelitani.

A presentarlo e raccomandarlo era stato il pittore miniaturista Battista di Biagio Sanguigni, che vi era entrato due anni prima.

Chiesa del Carmine a Firenze, dove il Beato Angelico nel 1417 si iscrisse alla Compagnia di San Niccolò, costituita soprattutto da pittori.

Nel documento di iscrizione (ASF, Compagnie, n. 1549, , f. 18r , n. 507, edito da Werner Cohn, Il Beato Angelico e Battista Sanguigni, in “Rivista d’Arte”, vol. 30, L. S. Olschki, Firenze 1955, pp. 207-216, in particolare doc. I, p. 210-211) compare col suo vero nome: Frate Guido di Piero dipintore del popolo di santo Michele Bisdomini fu ricevuto nella nostra Compagnia addì 31 ottobre 1417, menato per Battista di Biagio nostro fratello al tempo dei nostri rettori Christoforo di Lotto, Donato di Aldobrando, Niccolò di Arrigo. Feciesi frate di santo Domenico. La Compagnia aveva iscritto tra i suoi fratelli anche il card. Giovanni Dominici, il grande continuatore della riforma propugnata dal Beato Raimondo da Capua. Il suddetto cardinale, infatti, aveva patrocinato l’ottenimento di particolari indulgenze per la Compagnia stessa (ASF, Compagnie, cit., f. 15v) ed era stato ricevuto nella Compagnia il 29 luglio 1407.

Naturalmente tutti gli studiosi domenicani (I. Taurisano, T. Centi, S. Orlandi, E. Marino, V. Alce), considerando che il Dominici fu il fondatore del convento di S. Domenico di Fiesole e che più tardi Guido di Piero sarebbe entrato in quel convento, tendono a stabilire un rapporto diretto tra il pittore e il cardinale riformatore, quasi una certa figliolanza spirituale.

La prima formazione artistica le ricevette a Firenze, ove si dedicò alla miniatura. I primi dipinti sono perduti, e l’opera più antica pervenutaci è la pala di Fiesole (1425), realizzata nella Chiesa di San Domenico, ove era entrato tra i frati domenicani osservanziali nel 1421 col nome di fra Giovanni.

Al 1428, anno in cui ricevette l’ordinazione sacerdotale, risale il Trittico di San Pietro Martire commissionato dalle suore di San Pietro Martire a Firenze. Nonostante appartenesse alla congregazione osservanziale e vivesse un’intensa vita religiosa a San Domenico di Fiesole, gli anni trenta di quel secolo lo videro pittore affermato e i superiori gli permisero di inserirsi nel mondo degli artisti laici. Ad esempio nel 1434 fu chiamato insieme al pittore Rossello di Jacopo Franchi per una valutazione di un dipinto realizzato da Bicci di Lorenzo e Stefano d’Antonio per San Niccolò d’Oltrarno.

Fu in questi anni che realizzò alcune delle sue famose Annunciazioni.

Poi, nel 1438, essendo terminato il convento di San Marco a Firenze (voluto da Cosimo dei Medici), anch’egli vi si trasferì con la comunità osservanziale, mentre conventuale rimaneva la comunità di Santa Maria Novella, che nel 1438-1439 ospitò il Concilio di Firenze.

Notevoli opere di questo periodo furono la crocifissione, con San Domenico ai piedi della croce, e in San Marco la Trasfigurazione.

Il mondo dell’arte non esauriva comunque tutta la sua attività, trovandolo vicario del priore a Fiesole negli anni trenta ed economo (“sindicho”) a San Marco di Firenze nel 1443.

In quest’ultimo convento eseguì un gran numero di affreschi, che però gli studiosi (proprio per la quantità in rapporto al tempo impiegato) non attribuiscono tutti alla sua mano, ma anche a quella di suoi allievi, come Benozzo Gozzoli.

Questi affreschi segnano la fase matura della sua arte, in cui evita ogni eccesso nelle decorazioni per concentrarsi maggiormente sulle figure che vengono realizzate con una maggiore rigorosità formale, secondo i canoni del Masaccio.

Tuttavia è la luce, che qualcuno ha definito metafisica, a dare ancora una volta un qualcosa di veramente personale al risultato artistico. A farla da protagoniste sono le figure storiche dell’Ordine domenicano.

Essendo stato chiamato a Roma dal papa Eugenio IV, tra il 1446 e il 1447 soggiornò a Santa Maria sopra Minerva. Alcuni degli affreschi realizzati in San Pietro andarono poi distrutti all’epoca di Giulio II.

Mentre si conservano gli affreschi della cappella Niccolina voluti dal papa Niccolò V, eletto dopo la morte di Eugenio IV (23 febbraio 1447), per i quali ebbe ancora una volta l’aiuto di Benozzo Gozzoli.

Nel 1447 per alcuni mesi il suo gruppo lavorò ad Orvieto, quindi tornato a Roma completò la Cappella Niccolina nel 1448. Nel 1449 lavorò ancora per il papa, poi nel 1450 fece ritorno a Firenze, ove fu ben presto eletto priore a San Domenico di Fiesole.

Non è molto chiaro il motivo del suo ritorno a Roma tra il 1453 e il 1454, anche se si suppone un rinnovato invito del papa Niccolò V. Certo è che morì in questa città il 18 febbraio del 1455.

Fu sepolto nella Basilica domenicana di Santa Maria sopra Minerva. Sul suo sarcofago fu inciso: Hic iacet Venerabilis pictor Frater Johannes de Florentia Ordinis Praedicatorum (Qui riposa il venerabile pittore Fra Giovanni di Firenze dell’Ordine dei Predicatori). In latino continua: Non mi si dia lode come ad un secondo Apelle, ma per aver dato ai tuoi, o Cristo, tutti i miei guadagni. Alcune opere resteranno sulla terra, altre nel cielo. A me Giovanni i natali li ha dati la città che è il fiore dell’Etruria.

Guido di Piero, divenuto fra Giovanni da Fiesole, è passato alla storia come Beato Angelico, come lo aveva chiamato anche il Vasari. Fu beatificato e dichiarato patrono degli artisti da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre del 1982.