Il valore educativo della fatica: perché lo abbiamo rimosso e rinnegato?, di Alberto Pellai

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 05 /10 /2026 - 22:17 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito dal profilo FB di Alberto Pellai un suo post pubblicato il 3/10/2026. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Educazione.

Il Centro culturale Gli scritti (5/10/2026)

“Ti farò correre in salita”. L’allenatore sportivo sa che dire questa frase ad un ragazzo è “cosa buona e giusta”. Nel suo compito è incluso anche il dovere di “imporre la fatica” per consentire l’acquisizione di abilità e competenze che – senza di essa – non possono essere conquistate.

Ciò che è chiaro all’allenatore, non sempre lo è a noi genitori. Eppure noi mamme e papà siamo allenatori alla vita per i nostri figli. Nel concetto di allenamento, la fatica è un ingrediente necessario perché fornisce struttura e fortificazione.

Se vuoi potenziare un muscolo, lo sottoponi ad un lavoro faticoso. Se vuoi allenare la mente, devi fare altrettanto. Se vuoi produrre capacità di tollerare la frustrazione, non potrai rimuoverla dal principio di realtà di un figlio.

La fragilità che oggi connota il tempo della crescita è specchio di una fragilità educativa che, nel terzo millennio, ha preferito rinunciare alla fatica di far fare fatica. Per far fare fatica ad un figlio si deve possedere una sicurezza interiore di cui gli adulti devono essere portatori e consapevoli. Mentre oggi molti adulti, si sentono incerti e confusi.

“Forse è meglio donargli felicità. Forse è meglio proteggerlo da frustrazioni che potrebbero essere fonte di fatica e disagio. E se poi non mi vuole più bene?”. Come genitori ci siamo posti dubbi e domande le cui risposte hanno comportato un’educazione facilitante e protettiva che invece che rendere felice un figlio lo ha reso spesso fragile e confuso, sempre più affaticato nell’affrontare i suoi compiti evolutivi. Un “compito” è sempre impegnativo: richiede sforzo, fatica, volontà e motivazione per essere affrontato e compiuto.

“Ti farò correre in salita” (Mondadori ed.) è il titolo del mio nuovo libro per genitori per tutto il mondo adulto. È un titolo che contiene un messaggio che un figlio non vorrebbe mai sentirsi dire.

Perché istintivamente nessuno sceglie la fatica. In effetti, l’evoluzione degli esseri umani, nel corso dei millenni li ha visti usare la loro intelligenza per togliere sempre più fatica dalla loro quotidianità.

Per questo nella preistoria è stata inventata la ruota e nell’era moderna la catena di montaggio dell’industria.

Infine è arrivato il mondo digitale con la sua offerta di facilitazione senza limiti e costante gratificazione istantanea. Oggi l’intelligenza artificiale potrebbe addirittura toglierci la fatica di produrre pensiero, facendocelo trovare già tutto pensato.

“Ti farò correre in salita” è un libro che invita a riflettere sul valore della fatica nel tempo della crescita.

La rende necessaria quale ingrediente di allenamento alla vita.

La definisce auspicabile nella vita di un figlio, in un mondo che l’ha resa deprecabile.

Rassicura l’adulto che non la teme e la propone nel suo modello educativo.

Ricostruisce l’alleanza educativa tra adulti, sfuggendo alla deriva “fragilistica” che ha trasformato la crescita in un tempo da proteggere invece che renderla quel tempo della vita da sfidare e rinforzare.

Ho scritto un libro probabilmente “faticoso e impegnativo”, ma che ritengo necessario nel dibattito contemporaneo sull’educazione, la crescita, la genitorialità.

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