1/ Della morte di san Francesco, dell’ostensione delle sue reliquie e della vera povertà, di Andrea Lonardo 2/ Della storia della sepoltura e del ritrovamento del corpo di san Francesco (dai pannelli della mostra nel Sacro Convento in occasione dell’Ostensione nell’ottocentesimo anniversario della morte)
1/ Della morte di san Francesco, dell’ostensione delle sue reliquie e della vera povertà, di Andrea Lonardo
Riprendiamo sul nostro sito una riflessione di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Francesco d’Assisi e I luoghi della storia della chiesa. Cfr. in particolare, su Youtube gli appunti in video:
https://www.youtube.com/watch?v=molCAFifKiY
Il Centro culturale Gli scritti (5/10/2026)

Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026 sono state esposte le spoglie mortali di san Francesco d’Assisi. Trovarsi dinanzi alle sue “quattro ossa” ha aiutato a capire come la povertà da lui proposta fosse ben diversa dalla concezione sociale moderna di essa, tesa primariamente a dare il primato alla condivisione di beni con chi soffre e che dimentica, invece, della radicale visione di povertà propria del Cristo fattosi uomo e poi di Francesco.
Francesco ha voluto essere povero perché Cristo, che era nella natura divina, si è fatto uomo e ha accettato di morire, di spogliarsi di tutto, compresa la vita umana che aveva assunto: Dio ha accettato di morire.
Trovarsi dinanzi alle quattro ossa, i pochi resti superstiti in terra dopo secoli dell’esistenza di Francesco ricorda a tutti la povertà radicale che è la morte stessa, assunta da Dio: quelle quattro ossa delle sue reliquie ricordano a tutti che tutti saremo “quattro ossa”.
Francesco ha voluto farsi simile al Cristo crocifisso e morto, fino al dono delle Stimmate e ha accolto la morte come dimensione costitutiva della vita cristiana come via ineliminabile all’incontro con Dio
Il poverello di Assisi ha accettato la morte in spirito di obbedienza, come afferma nel Cantico delle creature quando scrive:
“Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale”.
Nel Cantico delle Creature non solo “sore e frati” solo il sole, la luna e le stelle, ma anche la morte. Quel corpo morto è frate e la morte sorella. Ma questo dipende dalla chiara consapevolezza e fede che esiste la “seconda morte”, susseguente alla resurrezione dei corpi.
Francesco è povero perché accoglie la morte e crede nella resurrezione, mostrandosi così preoccupato non tanto del morire – che anzi appartiene alla spoliazione tipica della povertà e rappresenta la tappa più profonda di povertà – quanto del giudizio: quelle quattro ossa sono state esposte perché sono in vista della resurrezione, della “seconda” vita, che ha a che fare con la prima, ma la supera.
Questo è il “mistero” che ha certamente messo in discussione chiunque è venuto a visitare le sue reliquie: Francesco parla al mondo intero e parla anche con le sue ossa, proprio accettando di morire, perché attraversare la morte in povertà appartiene alla fede nella resurrezione.
Il Cantico delle Creature dice infatti:
“Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare”.
Quelle quattro ossa ricordano a tutti che anche noi, volenti o nolenti, vivremo la povertà di essere spogliati di noi stessi, perché nessuno può scampare.
È il grande problema dell’uomo, eppure Francesco chiama la morte “sorella”. Perché esiste la povertà che inizia spogliandosi dei beni, spogliandosi della propria volontà nell’obbedienza alla Chiesa e che divine piena, lasciandosi spogliare del proprio corpo, della propria stessa vita.
Un canto moderno, in “Forza venite gente”, fa cantare il coro che recita:
“Arriva la morte che taglia le teste
Arriva la notte per l'uomo che muore
Arriva la pena per l'uomo che resta
Arriva la mano che sparge dolore.
Arriva la falce che lacera i gridi
Arriva la morte che suscita i pianti
Arriva la mano che strazia le madri.
Arriva la morte che tutti livella
Arriva la falce che mai si riposa
Arriva la mano che spazza e flagella
Arriva la morte la finta pietosa”.
Ma, subito, il controcanto afferma:
“Eppure Francesco la immagina bella
Eppure Francesco la chiama sua sposa
Eppure Francesco la chiama sorella
Sorella morte dolorosa e bellissima
Sorella morte che dal male ci liberi”.
In un intreccio di voci si accompagna poi il dolore del coro che descrive il lutto e la voce di Francesco che canta sorella morte.
Perché? Perché si annunzia la vita eterna, perché il corpo morto annunzia la vita eterna.
Ed è per questo che il Cantico prosegue:
“Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali”.
“Le peccata mortali”, perché la vera morte è quella che proviene dal peccato. Si noti bene, perché oggi questo non è chiaro: “mortale” non perché Dio ti uccida, ma perché quel peccato di rifiuto della vita, del rifiuto di Dio, del rifiuto della carità, del rifiuto dell’amore, è la morte vera.
Prosegue il Cantico:
“Beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male”.
Non gli farà male.
“Morte seconda” è espressione che viene dall’Apocalisse (Ap 2,11; 20,6; 20,14; 21,8) L’Apocalisse annunzia, infatti, che c’è non solo il dramma, ma anche la tragedia della storia, con il male che infligge i suoi dolori, ma c’è, soprattutto, l’Agnello che vince: lui è l’unico che è in grado di aprire il libro con i suoi sette sigilli – che vuol dire sigillato perfettamente, benissimo – perché nessuno è in grado di spiegare la vita e ancor più la storia[1]. All’inizio, prima che l’Agnello apra il libro, c’è solo il pianto, perché nessuno può comprendere perché si nasca e perché tutto all’improvviso finisca con la morte. Ma poi, nel corso della “rivelazione=Apocalisse”, si spalanca la salvezza e iniziano gli inni di gioia.
Per questo la “morte secunda” è quella veramente problematica, perché quando l’Agnello vince la morte, se si è schiavi del peccato che conduce alla morte secunda nel giudizio, si è fuori dal suo orizzonte di salvezza.
Se, invece, si è nella fede, nella fiducia, nella carità, nel perdono, e ci si abbandona all’Agnello, allora la morte seconda non farà male. È così che finisce il Cantico delle Creature che è cantico non solo delle creature sane, ma è coscienza che tutte le creature debbono morire, poiché “nullu homo vivente po’ skappare” alla morte.
La grande povertà della morte, la povertà più profonda e vera che è la morte, non fa più paura, ma anzi si può accettare, perché Cristo ha sconfitto la morte. Il fatto che essa impoverisca tutti è la kenosis che diviene esaltazione.
Ecco allora i versi finali del Cantico:
“Laudate e benedicete mi’ Signore e rengraziate
e serviateli cum grande humilitate”.
È la grande umiltà di chi serve il Signore sapendo che Lui è la vita, che Lui è il Signore della vita e crede quindi nella resurrezione.
È per questo che Francesco ama il creato perché, se anche tutto è destinato alla prima morte, non lo è alla seconda morte, che diviene la “seconda” e nuova vita, perché c’è una prima e poi una nuova vita. La più grande povertà, quella del morire, diviene allora ricchezza.
2/ Della storia della sepoltura e del ritrovamento del corpo di san Francesco (dai pannelli della mostra nel Sacro Convento in occasione dell’Ostensione nell’ottocentesimo anniversario della morte)
Riprendiamo sul nostro sito una trascrizione di alcuni passaggi dei pannelli della mostra esposta nel Sacro Convento di San Francesco di Assisi in occasione dell’Ostensione nell’ottocentesimo anniversario della morte. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Francesco d’Assisi e I luoghi della storia della chiesa.
Il Centro culturale Gli scritti (4/10/2026)
1226 - LA MORTE E LA SEPOLTURA NELLA CHIESA DI SAN GIORGIO
La sera del 3 ottobre Francesco muore alla Porziuncola, circondato dai suoi frati. Il suo corpo viene portato in processione presso le mura della città di Assisi, nella chiesa di San Giorgio, legata alla sua infanzia.
[la chiesa di San Giorgio è oggi la Cappella di San Giorgio o del Crocifisso nella basilica di Santa Chiara]
Qui rimane per quattro anni, mentre si progetta di costruire un luogo degno della sua sepoltura.
1228-1230 - LA BASILICA CAPUT ET MATER DELL’ORDINE
Inizia la storia di un luogo destinato a diventare un simbolo per l’intera cristianità.
30 Marzo 1228
Un cittadino di Assisi, per mezzo di frate Elia, dona a Gregorio IX un terreno sul “Colle dell’Inferno”.
16 Luglio 1228
Gregorio IX canonizza Francesco. Il giorno dopo posa la prima pietra della chiesa sul luogo dove si diceva volesse essere sepolto Francesco. Frate Elia dirige i lavori e in soli due anni la chiesa inferiore è costruita.
22 Aprile 1230
Gregorio IX nomina il luogo “Colle del Paradiso” indirizzando un documento ai frati che vi dimorano, in cui dichiara che la chiesa del beato Francesco è CAPUT et MATER di tutto l’Ordine francescano.
“Padre, dove voli essere sepellito?” Et illo respuse: “Dove sonno le forche deli malefactori”. La qual cosa cossì poi fo facto.
25 MAGGIO 1230 - LA TRASLAZIONE
Perché il segreto? Protezione dai furti di reliquie? Paura della rivale Perugia? Volontà di frate Elia?
A meno di quattro anni dalla sua morte e a soli due anni dalla Donazione del primo pezzo di terra, le spoglie del Santo furono traslate da San Giorgio alla nuova chiesa. In quel giorno un numero grandissimo di frati, pellegrini e devoti giunse ad Assisi da ogni regione.
Scoppiarono dei disordini, le scorte armate del Comune intervennero per isolare il sarcofago di San Francesco e lo trasportarono dentro la chiesa senza permettere a nessuno di entrare, nemmeno al Ministro Generale dell’Ordine e ai Legati del papa.
Frate Elia fece calare in gran segreto il corpo sotto l’altare maggiore nella roccia del monte Subasio.
SECOLI XIII-XVIII - LE LEGGENDE
Dov’è veramente il corpo di Francesco? Nessuno lo può verificare.
Le modalità di sepoltura del corpo di Francesco rimangono ignote e, per secoli, fiorirono numerose leggende: si tramandava addirittura che il corpo riposasse in piedi, incorrotto, con gli occhi aperti verso il cielo, in una misteriosa “terza chiesa” sotterranea.
Una porta di bronzo avrebbe chiuso l’accesso e le chiavi sarebbero custodite gelosamente.
1467-1756 – TENTATIVI FALLITI E RICERCHE VIETATE
13 Settembre 1467
Il Consiglio Comunale di Assisi chiede spiegazioni al padre Custode della Basilica su segni di scavo attorno all’altare della chiesa inferiore.
1571-1574
Su mandato di Papa Pio V, il Ministro generale Giovanni Pico ordinò degli scavi dietro l’altare maggiore. Tuttavia i lavori vennero sospesi a causa della roccia troppo dura.
28 Agosto 1607
Interviene Papa Paolo V che, sotto pena di scomunica, vieta a chiunque e sotto qualsiasi pretesto di fare ulteriori scavi per rinvenire il corpo.
13 Marzo 1724
Un curiosissimo documento redatto ad Assisi testimonia che le figlie del signor Francesco Providoni avrebbero veduto e aiutato il loro padre mentre eseguiva la stampa della chiesa sotterranea in cui era conservato il corpo di san Francesco. Le due donne, avrebbero sentito, da lui e dalla madre, che egli era penetrato in detta chiesa segreta con padre Angeli da Rivotorto e che lì aveva visto il corpo intatto del santo.
1755-1756
Padre Ubaldo Tebaldi, autorizzato da papa Benedetto XIV, effettua segretamente degli scavi per verificare la veridicità dei racconti.
“Giuro e chiamo Dio in testimonio che la terza chiesa non vi è, né vi è stata giammai. Giuro e chiamo Dio in testimonio che il detto prezioso Corpo non è stato giammai veduto da veruno, dacché fu collocato da Fr. Elia nel luogo dove sta”.
1818 - L’ANNO DEL RITROVAMENTO - STANNO CERCANDO FRANCESCO
Agosto 1818
Pio VII autorizza il Ministro Generale Giuseppe Maria De Bonis a ricominciare le ricerche. Il primo tentativo, davanti all’altare della Concezione, si conclude con un fallimento.
Nuovo piano: scavare dal lato opposto sotto il trono pontificio verso l’altare maggiore.
Ottobre – dicembre 1818 52 notti di scavi sotto la basilica
Cinque frati scavano di notte un cunicolo nella roccia del Subasio dalla predella del trono verso l’altare maggiore, 5 metri nella durissima, metro dopo metro, con picconi e scalpelli.
I colpi rimbombano fuori dalla Basilica.
Tutta Assisi sente. Tutti ne parlano.
“Questa notte si farà il taglio della pietra, che giace sul pavimento dello scavo, e se non si troverà il maschio della Montagna, si proseguirà per quanto sarà possibile di andare nel più profondo per rinvenire ciò che si desidera”.
(p. Custode Bonaventura Zabberoni)
12 DICEMBRE 1818 - LA SCOPERTA
È Francesco?
Ore 22:00
L’ultima picconata. Il muro cede.
Attraverso l’apertura si vede una lastra di pietra; una gabbia di ferro; un sarcofago di travertino bianco; uno scheletro. Non ci sono iscrizioni sul sarcofago. Lo scheletro è giacente, non “in piedi” come si credeva.
[La mostra pubblicava una riproduzione della Lettera del Custode Bonaventura Zabberoni del 10 novembre 1818 (Archivio della Basilica e Sacro Convento, Miscellanea 40) sul ritrovamento e la Relazione dell’architetto Bernardino Lorenzini sul ritrovamento del sarcofago (sempre Miscellanea 40) Miscellanea 40]
18 GENNAIO - 1 FEBBRAIO 1819 - L’INDAGINE UFFICIALE
Pio VII nomina quattro vescovi delegati.
Sette sessioni per ascoltare i testimoni; aprire il sarcofago; esaminare le ossa e fare l’inventario degli oggetti.
Con un “breve” datato 8 gennaio 1819 Pio VII ordina di istituire una commissione per procedere alla ricognizione per verificare l’autenticità del corpo.
Nel sarcofago vengono rinvenuti:
-Uno scheletro adulto (139 cm)
-Monete del XIII secolo
-12 grani d’ambra e 17 di legno nero simile all’ebano (perduti)
-Pietra-capezzale
-Anello (perduto)
Gli atti vengono inviati a Roma
[fra di essi
-Monete lucchesi ritrovate nell’urna del Serafico Padre
-Anello d’argento con la raffigurazione di Minerva ritrovato nell’urna del Serafico Padre].
5 SETTEMBRE 1820 – PIO VII CONFERMA
Dopo l’esame della commissione, il Papa pronuncia il verdetto: Pubblichiamo e dichiariamo certa l’identità del corpo trovato ultimamente sotto l’altare maggiore della basilica inferiore di Assisi e che realmente è il corpo di san Francesco.
Dopo 590 anni di mistero è provata l’identità del corpo di san Francesco,
Si trasferisce il corpo in una cassetta di metallo.
In questo periodo avvengono guarigioni miracolose attestate dai documenti ufficiali conservati in archivio.
Con un breve datato 20 settembre 1820, Pio VII conferma ufficialmente: il corpo ritrovato è proprio quello di san Francesco.
1824 Si costruisce la prima cripta. La città di Assisi offre l’altare maggiore.
1932 Tarchi progetta l’attuale Cripta.







[1] Per una presentazione del libro dell’Apocalisse e del suo significato, cfr. Apocalisse, l’ultima parola della Bibbia: la sconfitta del male. Concordanze fra il testo biblico e gli affreschi della cripta della cattedrale di Anagni, di Andrea Lonardo e Dare i numeri nell’Apocalisse, di Andrea Lonardo.



