Credo alla vita eterna, di Pierangelo Sequeri
Il testo che segue è solo una sintesi incompleta della relazione tenuta dal prof. Pierangelo Sequeri al clero di Piacenza il 27/1/2026, avente per titolo “Credo alla vita eterna” e pubblicata con video su Youtube al link https://www.youtube.com/watch?v=xQLPWkxW4sY . Ovviamente tale sintesi non è stata rivista dal relatore e non ha, pertanto, valore di documentazione scientifica, ma è stata redatta al fine di conservare traccia dell’ascolto della relazione stessa. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Cristianesimo e, in particolare La parousia e la vita eterna. Per ulteriori testi di Sequeri su questo sito, cfr.
- Fare memoria dell’amore di Dio tra i giovani oggi, di Pierangelo Sequeri
- Nella Chiesa e nella catechesi non manca la conoscenza della Bibbia, manca un grembo materno che faccia sì che il linguaggio biblico sia la lingua madre. Su di un importante articolo di PierAngelo Sequeri, di Andrea Lonardo
- «Il pensiero e la vita sono oggi due mondi paralleli che si incontrano sempre più raramente e questo deve diventare un problema nelle comunità cristiane. Siamo stufi della gente che cerca di convincerci dell'importanza della vita e dell'importanza del pensiero. Io voglio sapere in che modo si può sviluppare un affetto emozionante per la vita e per il pensiero e non per la loro alternativa». Un intervento di PierAngelo Sequeri
- Antologia di brani di d. Pierangelo Sequeri per il campo delle famiglie di Santa Melania a Passaggio di Bettona 6-8 luglio 2001
- Esiste il puro dono? (da Pierangelo Sequeri)
- La via pulchritudinis: limiti e stimoli di una spiritualità estetica, di Pierangelo Sequeri
- Programmare l’azione pastorale oggi, di Pierangelo Sequeri
- «Questo concetto dell’individuo la cui perfezione è realizzata nella forma del godimento di sé non esiste, non c’è nel fondamento del pensiero su Dio, diversamente che nella metafisica greca. I ragazzi si accorgono che l’autosufficienza è fonte di angoscia e di malinconia ma non sanno dare a questo un nome perché la cultura dice, in modo martellante: essere sé stessi, autonomi, indipendenti. La Trinità contiene questo anticorpo prodigioso rispetto che è racchiusa nella prima parola che definisce Dio, il quale non è sostanza, né assoluto, né identità, ma generazione». Da un’intervista a Pierangelo Sequeri di Andrea Monda e Roberto Cetera
- “Patriarcato? E se fosse figliocrazia?”. La provocazione dello psichiatra Paolo Crepet nel dibattito organizzato dal Pontificio Istituto "Giovanni Paolo II" con il teologo Pierangelo Sequeri e la pedagogista Milena Santerini, di Arnaldo Casali
- Fede e religione in Karl Barth: alle origini del dibattito teologico contemporaneo. Un’intervista a Pierangelo Sequeri ed un articolo di Italo Mancini
- De Foucauld, ovvero la Chiesa del «non fare», di Pierangelo Sequeri
- 1/ Quanto odio nello specchio di Narciso, di Pierangelo Sequeri 2/ Von Balthasar: sì alla scienza, di Pierangelo Sequeri 3/ Sequeri: la friabile teologia di Eugenio Scalfari, di Pierangelo Sequeri
- 1/ L'antidoto alla violenza del monoteismo cristiano, di Pierangelo Sequeri 2/ Gesù «scandalo» per le religioni dell’odio, di Pierangelo Sequeri
- Se l’Arte è morta, Dio non si spiega, di Pierangelo Sequeri
- In ascolto della musica dell’essere, di Pierangelo Sequeri
- «Troppo comodo scaricare la colpa», di Pierangelo Sequeri [«Noi facciamo il male ogni giorno. Quale delirio di onnipotenza, quale viltà ci impongono di chiamarci fuori dalla colpa?». Una risposta a Vito Mancuso]
- Pierangelo Sequeri: orizzonti di fiducia, di Michael Paul Gallagher
- L'angelo come figura chiave per una teologia della creazione e della storia in PierAngelo Sequeri.
Il Centro culturale Gli scritti (13/9/2026)

La questione della vita eterna non viene percepita abitualmente oggi come questione teologica, su cui sia opportuno e anzi necessario esercitare l’uso del pensiero teologia. Al limite la si affronta da un punto di vista filosofico.
Il massimo che ci si aspetta è che dopo la morte, nell’aldilà, non ci stressino troppo: questo è tutto quello che si ha da dire.
A livello poi di predicazione, di credibilità della fede, se devo giocare una carta, non è questa che mi gioco, perché ritengo che non interessi, che sia troppo complicata. Allora mi gioco altre carte.
Il cristianesimo oggi investe tutta la sua attenzione sulla storia, sul giudizio storico. Non interessa un giudizio nella vita eterna, il giudizio è tutto qui e questa carta la si gioca nelle omelie o nelle catechesi: è indegno che si trascuri il povero. Questo lo si ripete, che bisogna essere giusti con i poveri, ma non si annunzia che ci sarà un giudizio di Dio su questo.
Allo stesso modo, oggi il cristianesimo è fortemente premuto a ripudiare la dottrina della guerra giusta e così quasi ogni dottrina della legittima difesa, ma non si tratta di cosa accadrà nella vita eterna di chi avrà fatto o pensato diversamente.
Io ritengo che questo non ci faccia del tutto bene: perché fa dimenticare che noi dobbiamo affrontare – e sempre sarà da affrontare anche da parte delle generazioni future - una condizione storica per la quale fino alla fine del tempo ci sarà la prepotenza nella storia.
Non ci sarà mai una storia totalmente senza violenza, proprio perché una creazione totalmente riconciliata e in pace è il dono della vita eterna, del mondo che verrà!
Toh! Ecco che abbiano introdotto il tema della vita eterna! Ci siamo arrivati, proprio parlando della storia e del male che è impossibile sconfiggere totalmente nel tempo.
Noi possiamo prepararci nel tempo ad introdurci a questa sconfitta del male, ma il risultato definitivo è destinato altrove, precisamente alla vita eterna.
Avere presente la vita eterna permette di cercare e trovare l’umiltà di avere un’etica del fronteggiamento della violenza e della prepotenza, senza illudersi sul loro annullamento storico.
Se fosse possibile tale vittoria nella storia, dovremmo mandare a casa anche la polizia e tutte le forze dell’ordine.
Invece, fino a che il Signore venga, non potremo fare a meno di questa attenzione a contenere il male.
Chiudiamo questa introduzione. Siamo tutti d’accordo che il tema della vita eterna è oggi un tema che evapora.
L’escatologia non è un tema di oggi, del cristianesimo di oggi – nel senso che non è frequentato da teologi e pastori.
Se non ne parlate qua, a proposito della storia e del male in essa, quando mai ne parlerete? Eppure non se ne parla!
Se ne parla, talvolta, solo in relazione ai momenti estremi della vita, come quando si afferma la tutela dello stato terminale, in parallelo alla tutela della nascita.
Da teologi, invece, dobbiamo avere generosità dinanzi a questa questione per dare bellezza alla vita eterna in questo tempo! Gesù è uno che non si fa corrompere, è uno che non ha bisogno di vendicarsi su di noi al momento del giudizio. Qui si deve mostrare in cosa consista la buona notizia.
Che tutti gli altri – i malvagi, i violenti, i falsi - resteranno con un palmo di naso: questa è una buona notizia! Questa è la vita eterna.
La vita eterna è anche il superamento dell’immagine di un incubo: quando qualcuno dice giustamente di non essere sicuro di saper sopportare questa vita all’infinito.
Uno potrebbe dire: che cosa volete che arriviamo a 150 anni? La medicina ci porterà ad arrivare a vite lunghissime. La teologia risponde: “Ma sei sicuro che sia una prospettiva grandiosa?”
Padre Turoldo, in un racconto di tre racconti che pubblicò la casa editrice La locusta, racconta di una situazione utopica nella quale finalmente la scienza sarebbe riuscita a garantire quasi l’immortalità di questa vita, ma racconta pure che le persone sopravvivevano, ma diventavano vecchi, vecchi, sempre più vecchi, ma non morivano più.
Alla fine non ne potevano più e iniziarono a dire: “Mettiamo in palio milioni di milioni per chi riuscirà a restituirci la morte”. Ecco la vita eterna non è proseguire all’infinito questa vita, sempre più vecchi.
Perché vivere è muoversi, è incontrare, poter incontrare le persone, ma nella vita eterna è poterlo fare senza più il male, senza più pericolo!
È la vita della nuova creazione, dove non ci saranno brutti incontri, ma ci saranno incontri.
Dove non guarderemo solo Dio!
Permettetemi una divagazione: quando facciamo un itinerario di preparazione al matrimonio, siamo contenti di parlare del Cantico dei Cantici.
Ma se utilizziamo solo il Cantico abbiamo solo il linguaggio romantico: ci siamo bevuto il romanticismo non cristiano sul matrimonio!
Va bene il Cantico, ma ci serve anche Rut.
Certo, il linguaggio romantico del Cantico ci ha sottratto dall’alleanza fra i casati.
Ma il difetto del Cantico non è che quell’amore che lui canta non è indissolubile, il suo difetto è che al Cantico non interessa niente della generazione e della comunità.
Perché è uno sguardo incantato: e quindi dice: “Ma che ci importa del mondo?”
Se oggi leggi solo il Cantico porti acqua alla parte debole dell’amore romantico: all’amore romantico interessa la coppia – e poi si scopre pure che la coppia può avere vari contenuti? C’è chi chiede di celebrare il matrimonio con sé stessa, perché è la persona a cui voglio più bene, di cui mi fido di più!
Ma la perfezione dell’amore è generazione, prima che relazione, intimità e dialogo.
La vita ha un curioso paradosso: dove si installa, genera una singolarità, persino in Dio, ma ha la caratteristica che può solo essere trasmessa, nessuno se la può dare da sé.
Noi viviamo della vita nostra, finché la riceviamo… quando non la riceviamo più, moriamo.
Già la catena alimentare è questo.
Vale per l’organismo, vale per l’anima, vale per gli affetti.
La vita viene solo da fuori e diventa nostra!
Non più due: di due fa uno, certo anche questo è il miracolo dell’amore.
Ma forse abbiamo un po’ trascurato il secondo miracolo, pure biblico, che di uno fa due: è il miracolo della generazione nel corpo della donna.
Dio, su due che fa uno ha potuto risparmiare nell’Incarnazione, ma su uno che fa due non ha potuto.
La nascita non è riproduzione. Qui si vede come la medicina non capisca niente della vita. La nascita non è riproduzione, altrimenti la nuova creatura nascerebbe femmina!
No, la generazione è la creazione di un ambiente adatto per un altro che non sarà replica, che non sarà riproduzione.
Nella gestazione si trovano nel corpo della donna parti che sono destinate a diventare me.
All’inizio c’è solo il suo, ma quelle parti non saranno più lei, ma altro!
Viviamo solo se qualcuno ci dà delle parti di sé. Questo vale anche nell’insegnare a parlare.
È diabolico quando si pretende che la Bibbia dica di prendersi cura di sé o quando si dice che il suo obiettivo sarebbe quello di far realizzare sé stessi.
Ma se tutti cercassero di realizzare sé stessi e non avessero parti di sé da dare a me, io morirei!
Ma poi anche tu moriresti, perché se prendi le parti di te destinate ad altri per te, poi tu ti ammali.
Oggi viviamo dell’ossessione di realizzare sé stessi e finalmente dello scoprire che non si può!
Questa lunga digressione per dire che il Paradiso e la vita eterna non possono essere solo contemplare Dio, ma anche incontrare tutti gli altri, ma anche contemplare la creazione nuova, rinnovata. La novità continua della vita eterna è Dio che mi fa vedere la salvezza di tutti i fratelli e me li fa incontrare.
La vita eterna non è un immobilismo, non è una vita immobile, anche se noi non possiamo immaginare come questo avverrà.
Anche guardare teologicamente al giudizio ci permette di annunziare la bellezza della via eterna – questo annunzio della bellezza è il nostro problema anche dinanzi alla vita eterna.
Il giudizio annunciato da Cristo non è alla maniera del computo dei peccati e delle buone azioni, cioè i buoni premiati e i cattivi puniti: se fosse solo questo, sarebbe stata inutile la predicazione del Cristo, perché tante religioni hanno l’idea di angeli che pesano le azioni con una bilancia, ben prima e ben oltre la fede cristiana.
L’insistenza di Gesù su di un tale giudizio degli ingiusti è per mostrare nei Vangeli che anche chi si crede buono in realtà agli occhi di Dio non è a posto, poiché egli avrebbe molto da ridire sul comportamento dei cosiddetti buoni e giusti.
La bellezza del giudizio e, quindi, della vita eterna secondo Gesù è che il suo giudizio è sorprendente per cui i peccatori pentiti verranno salvati e tanti che sembrano ultimi saranno i primi. E noi che a volte siamo gli ultimi e ci sentiamo tali, saremo da lui amati.
Tutto il comportamento di Gesù sconfessa l’idea di un giudizio affidato solo alle opere buone o cattive che uno ha fatto.
La vita eterna, con il suo giudizio, hanno nelle parole di Gesù l’annuncio di qualcosa di sorprendente. Qui è la bellezza teologica di questa vita eterna nuova rispetto a quella presente.
Possiamo fare riferimento a due esperienze nelle quali tutti abbiamo conosciuto la bellezza di una novità assoluta che possono farci immaginare qualcosa della vita eterna.
a/ La prima è il passaggio dal Big Bang alla vita e alla vita umana, alla nostra vita: chi avrebbe mai potuto immaginare che da quella realtà originaria si sarebbe potuto arrivare ad una cosa così bella come la vita? Fra la vita presente e la vita eterna si deve immaginare un salto di bellezza qualitativa così grande, anzi ancora più grande, di quello dall’energia e poi dai gas, presenti al momento del Big Bang e subito dopo, fino alla vita presente, con la sua ricchezza.
b/ La seconda esperienza è quella del passaggio dal grembo di nostra madre alla vita al di fuori. Quando si era all’interno ognuno avrebbe detto che si stava così bene lì, che nessuno avrebbe voluto nascere, ma poi chi poteva immaginare che sarebbe stato così bello nascere e vivere?
Ecco la vita eterna è una tale bellezza infinitamente più bella di ciò che era prima. La vita eterna in cui crediamo non è solo continuità, è soprattutto novità, che noi non possiamo nemmeno immaginare.



