Esistono latifondi pastorali, che senso ha scontrarsi per piccole questioni territoriali o di potere nella comunità ecclesiale? Breve nota di Andrea Lonardo
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Il Centro culturale Gli scritti (12/7/2026)

Un amico prete intelligente mi fa notare come, rispetto al passato nel quale esistevano ovunque autorità ecclesiastiche, oggi esistono “latifondi pastorali”, nel senso – così spiega - che esistono più ambiti dei quali nessuno si occupa che quelli che sono curati: si pensi al vasto mondo giovanile, delle famiglie, degli anziani, della scuola, alle amplissime fasce di non credenza, alla presenza culturale o mediatica.
Sono veri e propri “latifondi”; nel senso di territorio amplissimo, senza alcuna cura cristiana.
Se anche uno avesse nella propria parrocchia un centinaio di giovani attivi o un centinaio di famiglie, ne esistono in Roma centinaia di migliaia senza alcuna cura, senza nessuno che se ne occupi, “come pecore senza pastore”.
Sono le persone di mentalità più ristretta che fanno sempre questioni di territorio, di competenza del proprio ufficio o di giurisdizione pastorale o che si incolleriscono per piccoli poteri sui confini di piccole parrocchie, su sacrestie o su attività di ristretti gruppetti di giovani o di ragazzi: ci sono, invece, praterie sconfinate, se solo qualcuno volesse evangelizzare.
La teoria dei “latifondi pastorali” aiuta a relativizzare le piccole guerre di potere fra i laici – talvolta più clericali dei preti - che si combattono per l’influenza su piccolissime aree, senza guardare al vasto mondo dell’annunzio a chi non crede.
Una tale riflessione di tale tipo può, però, anche liberare la mente dei preti perché non siano gelosi gli uni degli altri, per guardare piuttosto all’immenso compito che tutti attende, agli immensi territori e mondi dell’annunzio cui nessuno ancora guarda, senza difendere il “mio” e il proprio, quasi fosse quella la questione pastorale significativa.



