“Cantiere aperto”, “fase di progettazione” o “scambio di idee preparatorio”: quale il linguaggio adeguato a rappresentare la fase della realtà civile ed ecclesiale che stiamo vivendo? Breve nota di Giovanni Amico
Riprendiamo sul nostro sito una nota di Giovanni Amico. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Teologia pastorale.
Il Centro culturale Gli scritti (5/7/2026)

Se, in una città si trova una zona transennata e i cartelli recano scritto “cantiere” ciò vuol dire che è stato elaborato un progetto, che sono stati stanziati i fondi e che, nel giro di qualche anno, si vedranno i risultati, perché ruspe, escavatori, idraulici, elettricisti, muratori, ecc. sono già al lavoro su di un progetto concreto, approvato e finanziato.
Se si trasla il termine “cantiere” in un altro ambito, ciò ha senso solo in presenza di un progetto reale, approvato e finanziato. Se invece si dice che siamo nella situazione di un cantiere aperto, ma con ciò si intende semplicemente che si sta discutendo di cosa si potrebbe fare, l’espressione “cantiere aperto” è fuorviante e non fotografa la situazione.
“Cantiere” vuol dire che si è in una fase esecutiva e non in quella di una discussione su cosa si dovrebbe o potrebbe fare.
Si deve ulteriormente distinguere fra una “fase di progettazione” vera e propria e quella di una pura e semplice “discussione” che non impegna a prendere necessariamente alcuna decisione.
È scorretto che una semplice discussione sia chiamata “cantiere”, ma anche che sia chiamata “fase di progettazione”: una discussione, anche se bella, non impegna necessariamente a prendere decisioni vincolanti, da mantenere in vista di un chiaro progetto e con finanziamento adeguati.
Talvolta si definisce a torto “cantiere” una serie di riunioni in cui ognuno dice la sua, rivedendosi poi in successivi appuntamenti senza che un incontro segni alcun avanzamento rispetto al precedente e senza che, in realtà, si giunga mai ad una chiara elaborazione di un progetto, con la concreta definizione di quali persone e di quali risorse ci si servirà a tal fine.
Non sarebbe inutile, in sintesi, definire quali riunioni siano dedicate a un pour parler, quali ad una fase di progettazione e quali ad un “cantiere” vero e proprio che realizzi ciò che è stato progettato.
Fra l'altro, un cantiere paralizza una strada o una zona e, quando lo si apre, è bene chiuderlo prima possibile, altrimenti la paralisi continua troppo a lungo.



