1/ Il Maestro di San Francesco, l'artista che inventò l'immagine del Poverello. A Perugia una mostra ricostruisce la figura del misterioso artista del '200, braccio visivo di Bonaventura nel coniare la decisiva lettura del Poverello come “alter Christus”, di Alessandro Beltrami 2/ Brevi note di Andrea Lonardo su alcune opere del Maestro di san Francesco: San Francesco fra due angeli, dipinta intorno al 1255 ca. e gli Affreschi della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi 3/ Il Maestro di San Francesco. L’enigma del Maestro di San Francesco. Lo stil novo del Duecento umbro. Galleria Nazionale dell’Umbria. Per la prima volta, sessanta capolavori svelano i segreti dell’artista più importante attivo in Centro Italia, dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue. La mostra rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario dall’impressione delle stigmate a san Francesco (dal 10 marzo al 9 giugno 2024), a cura di Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasodi
1/ Il Maestro di San Francesco, l'artista che inventò l'immagine del Poverello. A Perugia una mostra ricostruisce la figura del misterioso artista del '200, braccio visivo di Bonaventura nel coniare la decisiva lettura del Poverello come “alter Christus”, di Alessandro Beltrami
Riprendiamo sul nostro sito da Avvenire un articolo di Alessandro Beltrami, pubblicato il 3/3/2024. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Arte e fede, Francesco d’Assisi e I luoghi della storia della chiesa.
Il Centro culturale Gli scritti (13/7/2026)
Tra la morte di Francesco e gli affreschi di Giotto intercorre poco più di una settantina di anni. Oggi è impossibile non pensare al santo di Assisi senza associarlo al pittore toscano. Ma non è lui a raccontarlo per primo. I decenni alla metà del Duecento sono il vero momento cruciale per la definizione dell’immagine – nel senso più ampio del termine – di Francesco. Della sua tradizione e, per alcuni aspetti, forse anche del suo tradimento. È un processo in cui religione, politica, spiritualità concorrono in una maniera inestricabile e ai nostri occhi difficile da comprendere, ma la cui portata investe tutta l’Europa, cambiandone per sempre il rapporto con il sacro.
C’è dentro tutto questo nella mostra che dal 10 marzo al 9 giugno la Galleria Nazionale dell’Umbria dedicherà a “L’enigma del Maestro di San Francesco. Lo stil novo del Duecento umbro”. Effettivamente il Maestro di San Francesco è per molti versi un mistero: un laico o un frate? Un umbro o un forestiero? I pareri tra gli storici dell’arte sono diversi e discordanti. Forse la cosa può turbare chi ha bisogno che ogni rebus sia risolto. Ma questa figura non ci ricorda solo che il concetto di autorialità nei secoli è molto cambiato, ma soprattutto che la ricerca è una questione sempre aperta.
Al di là del mistero sulla sua identità, anche culturale, in ogni caso ci sono pochi dubbi che il Maestro di San Francesco sia «il più grande pittore italiano attivo a metà Duecento, e nel secolo secondo solo a Cimabue», come afferma Veruska Picchiarelli, curatrice della mostra insieme ad Andrea De Marchi e Emmanuele Zappasodi. La mostra presenterà l’intero corpus a oggi noto dell’artista, inquadrandolo tra gli altri due pilastri della pittura del Duecento, Giunta Pisano (il primo a virare dall’iconografia del Christus triumphans a quella del Christus patiens) e Cimabue, ed estende il racconto alla sua eredità nella pittura umbra, dal Maestro di Santa Chiara al Maestro del Trittico Marzolini. Una mostra, insomma, che fa luce su un secolo potentissimo e negletto, in cui la pittura gareggia con le altre arti e dove le crociate e la presenza di francescani in Terrasanta contribuiscono un ritorno di fiamma del bizantinismo in Italia. Un secolo destinato a essere cancellato nella narrazione, e forse nella nostra capacità di guardare, dalla misura umanistica e razionale del Trecento di Giotto.
L’esposizione presenta prestiti da tutto il mondo, una vera impresa per la rarità e la fragilità di queste opere. Il fulcro su cui fa leva tutto il racconto è il San Francesco fra due angeli dal Museo della Porziuncola, del 1255, dipinto sull’asse che servì a Francesco da letto in vita e soprattutto in morte. È un’opera storicamente fondamentale: per la prima volta viene dipinta la ferita sul costato, e proprio sul legno che l’aveva rivelata. «Questa è allo stesso tempo un’icona e una reliquia – commenta Picchiarelli –. Un’iscrizione, come un’autentica, riporta il testo della Bolla con cui Alessandro IV certificava la ferita per il fatto di averla vista egli stesso al momento del transito, mettendo così ufficialmente fine a una lunga controversia».
La mostra rientra nelle celebrazioni per l’ottavo centenario dall’impressione delle stimmate, avvenuta alla Verna nel settembre 1224. Un mistero su cui Francesco aveva sempre avuto riserbo e che viene “scoperto” solo al momento della morte. Gli storici hanno lavorato in modo approfondito attorno alle tensioni che attraversano l’ordine francescano e la Chiesa rispetto all’immagine, intesa nel senso più largo, di Francesco. Le tappe fondamentali sono la canonizzazione, le diverse stesure della vita di Tommaso da Celano, poi cancellate – letteralmente – dall’affermarsi ufficiale della vulgata delle due Legendae di Bonaventura (1263 e 1266) che certificano Francesco come alter Christus .
«È il Maestro di San Francesco l’artista che inventa l’iconografia del santo come alter Christus» spiega Andrea De Marchi: «Le raffigurazioni più antiche di Francesco lo rappresentano come un taumaturgo. Poi lentamente si costruisce una nuova immagine del santo grazie a Bonaventura, che è il vero ideologo dell’Ordine francescano già tempo prima della sua elezione a Generale nel 1257. A questo punto Francesco non è più un santo come tutti gli altri». La focalizzazione sulle stimmate a livello iconografico accompagna in tempo reale l’elaborazione di Bonaventura, anticipando cronologicamente la pubblicazione di quella testuale. La quale poteva dunque appoggiarsi su una sorta di “credo” visivo, attestato in particolare da un ciclo di dipinti murali nella basilica inferiore, che metteva in parallelo le storie della Passione di Cristo con scene della vita di Francesco, culminanti negli episodi delle stimmate e del transito: con la ferita sul costato bene in mostra.
«Bisogna capire quali tempi fossero – spiega De Marchi –. Completate in tempi record, le basiliche volute da papa Gregorio IX, per tutti gli anni ’30 e ’40 rimangono nude, spoglie come una chiesa cistercense. Ma nel 1250 muore Federico II, ponendo fine ad anni difficili per la Chiesa. Innocenzo IV, a lungo in esilio a Lione, ritornando verso Roma resta due anni a Perugia e sei mesi ad Assisi. Si radica qui, intuisce che questo movimento poteva rigenerare la Chiesa: un’idea che viene raccolta e amplificata da Alessandro IV, nipote di Gregorio IX. La basilica è articolata in due spazi, con differenti funzioni: quella superiore è il santuario papale, quella inferiore una sorta di grande “arca” del corpo di Francesco, all’epoca invisibile sotto l’altare. Ma negli anni ’50 parte l’offensiva più forte per distruggere gli ordini mendicanti da parte del clero regolare e dei professori di Parigi.
Bonaventura capisce che i francescani hanno bisogno di un sistema concettuale più robusto e avvia una nuova costruzione escatologica, mistica: perché in Francesco c’è la salvezza del mondo e della Chiesa. Il papa, in una fase di ricostruzione e contrasto a derive ereticali, comprende la portata della scommessa bonaventuriana e investe. E vince». La decorazione della basilica è il manifesto di questa operazione la cui portata è europea: «Nella superiore ecco le grandi vetrate, le prime in Italia, con maestri francesi e tedeschi. E, al loro fianco, il Maestro di San Francesco. Sotto il Maestro e la sua bottega ricoprono ogni centimetro disponibile con storie e motivi decorativi dai colori intensi e vivi come nelle miniature ottoniane. Una esplosione di luce, che gareggia con l’oreficeria, proprio perché la basilica inferiore è un immenso reliquiario».
Ecco perché è necessario completare la visita alla mostra, dove tra l’altro verrà allestita una sala immersiva con le ricostruzioni digitali, con un viaggio ad Assisi (l’esposizione è realizzata in stretta collaborazione con il Sacro Convento). Nonostante le distruzioni che li avrebbero investiti solo mezzo secolo dopo con l’apertura delle cappelle laterali poi affrescate da Giotto, Lorenzetti, Simone Martini, i dipinti del Maestro di San Francesco sono ancora lì, ignorati dai più. Si buca, si rompe. Ma le storie non vengono obliterate da nuovi affreschi. Restano lì anche nella loro natura frammentaria e deteriorata, senza però che la forza ne sia davvero intaccata.
E forse non solo perché nella prima metà del Trecento il cantiere rallenta per problemi economici e per la cattività avignonese: «Resistono forse e soprattutto proprio in qualità di reliquia francescana – commenta Emanuele Zappasodi – Un concentrato di forze magnetiche, di pathos monumentale che traduce visivamente una nuova e moderna santità. Uno stile in sintonia con le laudi di Jacopone. È un’arte per commuovere. Il sentimento accompagna e arricchisce la dimensione teologica: è la grande novità. Immagini che si stampano nella memoria e invitano, con Francesco, alla imitatio Christi. È la modernità di un ordine che, sulla scia di Francesco, si rivolge alla società nuova del Duecento, che parla al popolo nessuno escluso, come racconta la Predica agli uccelli, al mondo delle città che crescono».
2/ Brevi note di Andrea Lonardo su alcune opere del Maestro di san Francesco: San Francesco fra due angeli, dipinta intorno al 1255 ca. e gli Affreschi della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi
Riprendiamo sul nostro sito una nota di Andrea Lonardo su alcune opere del Maestro di San Francesco. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Arte e fede, Francesco d’Assisi e I luoghi della storia della chiesa.
Il Centro culturale Gli scritti (13/7/2026)
1/ San Francesco fra due angeli, dipinta intorno al 1255 ca.

È la tavola lignea sulla quale Francesco dormiva e sulla quale morì, come recita l’iscrizione che il Maestro di San Francesco ha posto sul libro aperto nelle mani del santo che recita:
HIC / MICHI VI/VENTI // LECTUS / FUIT ET / MORIENTI
Qui fu il letto di me vivente e morente.
Venne dipinta con l’effige di Francesco d’Assisi dal Maestro di San Francesco intorno al 1255.
L’iscrizione in basso ricorda le stimmate, scoperte dai frati al momento della morte di Francesco, come segno di predilezione da parte del Cristo per lui:
ME IHC (= Iesus) EXPRE/SSE DILECTU(m) / ME CO(m)PROBAT / E(ss)E CUIUS SIC / ME STIGMATA / STIGMATA ME/QUE DECORA(n)T // NEMO CAUSE/TUR SET XPC(= Christus)/ GLORIFICETUR / CUI PLACUIT / DIGNIS ME / SIC ATTOLLE/RE SIGNIS
Gesù mi mostra chiaramente che io sono l’amato, i cui segni mi decorano, sì, mi decorano le stimmate. Nessuno si rammarichi, ma Cristo sia glorificato, al quale è piaciuto sollevarmi con segni così degni.
2/ Affreschi della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi (e Crocifisso di San Francesco al Prato in Perugia)
Il Maestro di San Francesco fu il primo a dipingere la vita di Francesco d’Assisi in parallelismo con la vita di Cristo, nella basilica inferiore di San Francesco in Assisi in una data che è a tutt’oggi impossibile da precisare: si sa solo che la basilica inferiore venne consacrata nel 1253, quando gli affreschi ancora non erano stati realizzati e che la croce di San Francesco al Prato a Perugia, l’unica opera datata del Maestro, è del 1272 (su tale opera e sulla sorte di San Francesco al Prato, cfr. su Youtube un video, della serie Appunti rapidi di viaggio di Andrea Lonardo, al link https://www.youtube.com/watch?v=1rJs9t1UIEg).
Gli affreschi vennero in parte compromessi dall’apertura delle cappelle realizzate successivamente, con affreschi di Giotto, di Simone Martini e di altri, ma la duplice sequenza della vita di Cristo e di Francesco è ancora leggibile ed è possibile comprendere quale fosse la relazione instaurata nella duplice storia dal pittore e, ovviamente, dai suoi committenti – sebbene in talune ricostruzioni reperibili su volumi ed on-line non sempre la si ritrovi correttamente ricostruita.
Per quel che riguarda il Cristo sono rappresentate quattro scene della passione e una della resurrezione, mentre per Francesco, tre scene riguardano la sua vita e due le sue stimmate (che appaiono così centrali nell’intento del pittore e dei committenti, nel parallelismo con la crocifissione di Cristo e il suo riconoscimento).
La prima coppia mostra la Spoliazione di Cristo sotto la croce e ha di fronte la Spoliazione di Francesco dinanzi al padre, con la protezione del vescovo di Assisi.
La seconda coppia ha Gesù che affida Giovanni evangelista a Maria sotto la croce, mentre dinanzi sta San Francesco che sorregge la basilica del Laterano nel sogno di Innocenzo III: il rimando è chiaramente alla Chiesa che nasce sotto la croce con Maria e Giovanni e che viene rinnovata da Francesco.
La terza coppia ha la Deposizione dalla croce del Cristo, con tutti i suoi che gli si stringono intorno e, dall’altra parte, la Predica agli uccelli di san Francesco: il rimando simbolico è a questa morte/predicazione umile che raggiunge tutti con il suo amore – non si dimentichi che la predica agli uccelli è un miracolo di conferma della predicazione di Francesco in ogni luogo e a tutti, come voluta da Cristo stesso (cfr. su questo 1/ Francesco predicava ore e ore nelle diverse piazze e città d’Italia. I testi delle fonti che raccontano delle sue prediche pubbliche, anche dinanzi a uccelli e lupi, di Andrea Lonardo 2/ [La predica di san Francesco nella piazza di Perugia] I perugini e Francesco, un aneddoto che ci insegna a vivere il presente, di Felice Accrocca)
La quarta coppia è il Compianto di Cristo morto con di fronte San Francesco che riceve le stimmate. Qui il tema è quello dei segni della crocifissione che sono in Cristo e che similmente vengono impressi in Francesco alla Verna nel 1224.
La quinta coppia presenta La cena in Emmaus e la Morte di Francesco con la “scoperta” delle sue stimmate da parte dei frati. Qui il rimando è al riconoscimento: come ad Emmaus i due discepoli riconobbero il Cristo nel racconto della sua passione e nell’eucarestia, così alla morte di Francesco i suoi frati comprendono che egli è stato veramente un alter Christus.
Riprendiamo lo schema grafico che segue da G. Lobrichon, Francesco d’Assisi. Gli affreschi della basilica inferiore, Torino, SEI, 1987, p. 59, anche se è evidente che egli non comprende pienamente il parallelismo e la centralità delle stimmate.
Riprendiamo, invece, le immagini che seguono da M. Bollati, L’Umbria e l’iconografia francescana delle origini, in A. De Marchi – V. Picchiarelli - E. Zappasodi, Il Maestro di San Francesco e lo stil novo del Duecento umbro. Mostra Galleria Nazionale dell’Umbria marzo-giugno 2024, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2024, pp. 95-107 e da F. Corsini – V. Picchiarelli – G. Verdiani – E. Zappasodi, Un esercizio di anastilosi digitale nella basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, in A. De Marchi – V. Picchiarelli - E. Zappasodi, Il Maestro di San Francesco e lo stil novo del Duecento umbro. Mostra Galleria Nazionale dell’Umbria marzo-giugno 2024, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2024, pp. 193-211.
Prima coppia: Spoliazione di Cristo sotto la croce e Spoliazione di Francesco
Seconda coppia: Gesù che affida Giovanni evangelista a Maria sotto la croce e San Francesco che sorregge la basilica del Laterano nel sogno di Innocenzo III
Terza coppia: Deposizione dalla croce del Cristo e Predica agli uccelli di san Francesco
Quarta coppia: Compianto di Cristo morto e San Francesco che riceve le stimmate
Quinta coppia: La cena in Emmaus e Morte di Francesco con la “scoperta” delle sue stimmate
1/ Spoliazione Cristo sotto la croce

2/ Spoliazione vesti di Francesco

3/ Deposizione dalla croce

4/ Predica agli uccelli

5/ Gesù affida Giovanni a Maria

6/ Francesco sostiene il Laterano

7/ Compianto Cristo morto

8/ Francesco riceve le stimmate

9/ Cena in Emmaus

10/ Sepoltura di Francesco e scoperta stimmate

Qui le anastilosi digitali per la ricostruzione delle parti mancanti degli affreschi:






3/ Il Maestro di San Francesco. L’enigma del Maestro di San Francesco. Lo stil novo del Duecento umbro. Galleria Nazionale dell’Umbria. Per la prima volta, sessanta capolavori svelano i segreti dell’artista più importante attivo in Centro Italia, dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue. La mostra rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario dall’impressione delle stigmate a san Francesco (dal 10 marzo al 9 giugno 2024), a cura di Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasodi
Riprendiamo sul nostro sito il testo di presentazione della mostra Il Maestro di San Francesco. L’enigma del Maestro di San Francesco. Lo stil novo del Duecento umbro. Galleria Nazionale dell’Umbria, disponibile on-line sul sito della stessa Galleria. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Arte e fede, Francesco d’Assisi e I luoghi della storia della chiesa.
Il Centro culturale Gli scritti (31/5/2026)
Galleria Nazionale dell’Umbria ospita dal 10 marzo al 9 giugno 2024, un’altra prestigiosa iniziativa che farà scoprire al grande pubblico, la figura del Maestro di San Francesco, uno degli artisti più importanti del Duecento, dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue.
L’esposizione, curata da Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasodi, che rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario dall’impressione delle stigmate a san Francesco, presenta, per la prima volta riuniti, sessanta capolavori provenienti anche dalle più prestigiose istituzioni museali al mondo, dal Louvre di Parigi alla National Gallery di Londra, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Washington.
Dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, che conserva il principale nucleo delle opere su tavola del Maestro di San Francesco, il percorso si estende idealmente al ciclo con Storie del Cristo e storie di san Francesco eseguito dal pittore nella chiesa inferiore della Basilica di Assisi, anche in virtù dell’accordo di valorizzazione che lega il Sacro Convento al museo perugino.
Il Duecento fu un secolo di grandiosi sommovimenti, sociali, economici e culturali. L’Umbria fu la regione che meglio seppe assorbire e rielaborare la rivoluzione religiosa e culturale provocata dalla nascita degli ordini mendicanti. L’Umbria e Assisi, dove furono create alcune delle opere pittoriche più singolari dell’epoca, divennero il nuovo fulcro europeo nel sistema delle arti, nel quale emerse la misteriosa figura del Maestro di San Francesco, cui gli studiosi non sono ancora riusciti a dare un nome, così chiamato dalla tavola con l’effigie del Santo dipinta su un’asse dove, secondo la tradizione, Francesco spirò, conservata all’interno del Museo della Porziuncola presso il Santuario di Santa Maria degli Angeli (Assisi) ed eccezionalmente esposta nella mostra perugina.
Ed è proprio a lui che i frati minori si rivolsero, dapprima per lavorare alle vetrate della chiesa superiore della Basilica, a fianco di maestri tedeschi e francesi, quindi per decorare l’intera chiesa inferiore. Tra mille fregi diversi, emuli dell’oreficeria e degli smalti, il Maestro aveva incastonato nella navata ad aula unica il primo ciclo delle storie di Francesco, narrate in parallelo con quelle di Cristo, secondo le indicazioni di Bonaventura da Bagnoregio, allora generale dell’Ordine: il Santo per la prima volta veniva identificato come Alter Christus, come uomo simile a Cristo anche nel corpo, grazie al dono delle stigmate.
Grazie a rilievi acquisiti con laserscanner 3D in occasione della mostra, all’interno del percorso sarà allestita una sala immersiva che ricostruirà, attraverso l’uso di nuove tecnologie, le pitture murali realizzate dal Maestro nella basilica inferiore di Assisi, in parte compromesse dagli interventi avvenuti alla fine del XIII secolo, in particolare dopo l’arrivo di Giotto.
L’esposizione avrà come cardine la Croce datata 1272, proveniente dalla chiesa perugina di San Francesco al Prato, uno dei pezzi in assoluto più importanti della Galleria, attorno cui ruoteranno gran parte delle opere del pittore, che tornano in Umbria da vari musei del mondo. In una vetrina climatizzata verrà collocata la sezione superstite del dossale opistografo (dipinto su entrambi i lati) che sull’altare maggiore di San Francesco al Prato integrava visivamente la grande Croce e di cui la GNU conserva il maggior numero di frammenti.
Si cercherà inoltre di offrire una documentazione articolata e per quanto possibile sistematica dell’intera produzione pittorica in Umbria negli anni di attività del Maestro di San Francesco, dalla metà del secolo all’avvio del cantiere pittorico della chiesa superiore della Basilica di Assisi con papa Niccolò IV. Punto di partenza emblematico sarà comunque l’opera umbra di Giunta Pisano, rivalutando con una data più alta, verso il 1230, il dossale con San Francesco e quattro miracoli post mortem del Museo del Tesoro della Basilica papale di San Francesco in Assisi, uno dei capolavori del secolo, a confronto con l’altra versione della Pinacoteca Vaticana e con la Croce firmata della Porziuncola. Non meno rilevante la possibilità di apprezzare le opere del probabile Gilio di Pietro da Pisa, attivo alla metà del secolo, a Siena e Orte.
A lato del Maestro di San Francesco verranno ricostruite le figure di comprimari come il Maestro delle Croci francescane e il Maestro della Santa Chiara, grazie all’eccezionale presenza, per quest’ultimo, della pala agiografica proveniente dalla Basilica della santa, datata 1283, e della monumentale croce dipinta del Museo Civico Rocca Flea di Gualdo Tadino. La produzione del Maestro del Trittico Marzolini, che mostra singolari affinità con la miniatura armena, sarà una testimonianza eloquente della straordinaria polifonia di opere e artisti dell’Umbria del secondo Duecento, cresciuta all’ombra del cantiere internazionale di Assisi.
La regione è infatti un osservatorio privilegiato per comprendere la natura degli scambi fittissimi che in quegli anni solcarono le rotte del Mediterraneo, fra la Terra Santa e l’Italia centrale, culla del francescanesimo e di rivolgimenti artistici epocali che non sarebbero immaginabili senza il clima che si era creato nella Basilica di San Francesco.
La mostra è frutto della collaborazione fra la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Ministero della Cultura, la Basilica papale e Sacro Convento di San Francesco in Assisi e la Provincia Serafica “San Francesco d’Assisi” dei Frati Minori dell’Umbria, con il supporto della Fondazione Perugia e in sinergia con la Regione Umbria.



