«Il pensiero e la vita sono oggi due mondi paralleli che si incontrano sempre più raramente e questo deve diventare un problema nelle comunità cristiane. Siamo stufi della gente che cerca di convincerci dell'importanza della vita e dell'importanza del pensiero. Io voglio sapere in che modo si può sviluppare un affetto emozionante per la vita e per il pensiero e non per la loro alternativa». Un intervento di PierAngelo Sequeri

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 17 /02 /2026 - 12:30 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito la premessa fatta da PierAngelo Sequeri al suo intervento intitolato “La generazione che ‘è’ Dio. Far essere, voler bene, oltrepassare”, tenuto il 17 ottobre 2025, presso la Certosa di Firenze, nell'ambito del Convegno internazionale “Giustizia consustanziale? Chorologia estetica e ri-generazione istituzionale. Far-essere nel voler-bene”, disponibile integralmente sul Canale YouTube Canale “Rete dei Cenacoli Antonio Rosmini - Spei Lumen”, al link https://www.youtube.com/watch?v=AhnMESAPUiE. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Cristianesimo e Educazione e cultura.

Il Centro culturale Gli scritti (17/2/2026)

[Questo incontro è] un motivo di affezione speciale perché considero un privilegio essere iscritto in un contesto di persone così appassionate all'idea di sviscerare, di far emergere la bellezza del pensiero, del pensare cristiano e del pensiero che si intreccia con il pensare cristiano, che è un'esperienza oggi sotto il fuoco di molte contraddizioni, di molte contestazioni.

Qualche cosa si è rotto nel rapporto fra […] gli affetti della comunità e le passioni e gli affetti del pensiero che cerca di illuminare le cose belle di cui la mente è capace.

Qualcosa si è interrotto. Non è soltanto la retorica corrente, quella c'è sempre stata anche quando ero bambino, la retorica corrente dell'ironia dei professori che pensano le cose, ma poi la realtà concreta, invece, ha bisogno di essere frequentata.

[…] Andava bene perché era innocuo, era un esorcismo.

Tutti sapevano che senza trasmissione del sapere la comunità semplicemente muore. Prima diventa barbara, diventa volgare, diventa omicida, poi muore, si estingue. Diventa un'altra cosa, diventa tribù.

Tutti lo sapevano! Dicevamo così, perché era un esorcismo nei confronti anche dell'emozione, no? L'emozione di scoprire con il pensiero delle cose che uno non sa mai se poi è all'altezza.

E ugualmente l'emozione dell'uomo, della donna di pensiero, esorcizzava il suo struggimento, la sua fatica preventiva, dicendo: “Ce la farò ad entrare in questa piccola mente, aprirla alle cose belle che io ho capito? Devo cercare di adattarmi, trovare una lingua”.

E allora queste due paure incrociate davano luogo a questo esorcismo.

La comunità diceva “La vita non è una faccenda dei professori” e i professori dicevano: “Il pensiero ha una profondità alla quale la vita da sola, senza riflessione, senza impegno, senza sforzo, non può arrivare”.

E così ciascuno giustificava la sua parte mancante.

Penso che oggi non sia più così. Adesso, non c'è neanche ostilità.

Si dice: “È la questione delle élite, la crisi delle competenze”, ma non è vero. Le competenze che servono continuano a essere valorizzate e costano anche tanto.

Eh no, si è rotto proprio l'anello di congiunzione. Non c'è più neanche l'ironia. E il pensiero e la vita sono due mondi paralleli che si incontrano sempre più raramente e questo dovrà diventare un problema e diventare un problema di affezione.

Non è soltanto questione di essere convinti dell'importanza. Siamo stufi della gente che cerca di convincerci dell'importanza della vita e dell'importanza del pensiero.

Lo sappiamo che sono importanti! Ma io voglio sapere in che modo si può sviluppare un affetto emozionante per la vita e per il pensiero e non per la loro alternativa.

Per la vita e per il pensiero. Un affetto, una passione che esulta tutte le volte che riesce a metterli in comunicazione, perché quando la cosa riesce il pensiero si fa vitale e la vita si illumina.

Noi abbiamo comunità cristiane alle quali ormai - lo dico tranquillamente - questa esperienza è quasi ignota, è diventata sconosciuta. Ù

E abbiamo anche delle accademie, delle scuole di filosofia e di teologia alle quali, appunto, questo lampo è ignoto.

E si coltivano metodi di lavoro anche molto scientifici, procedure che dicono che non dobbiamo mettere nella testa dei ragazzi dei contenuti, ma formarli a un metodo, a un modo di lavorare.

Mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha mai visto qualcuno che riesce a lavorare avendo imparato soltanto un metodo per farlo, senza essere stato affezionato alla cosa.

Se i tubi non ti emozionano, non è bello neanche fare l'idraulico, capisci? Anche se sai tutte le regole e i metodi.

[Quanto detto fin qui] è come una parentesi, ma che è più un tributo che io do di gratitudine e di ammirazione per la tenacia con la quale voi non rinunciate, nonostante questo momento difficile di passaggio, a cercare una strada che poi finalmente trovi la via per collegare le emozioni della mente e le emozioni della vita.

Io le chiamo “affetti”, ma insomma “emozioni”, per intenderci.

[…]