Della bellezza del corpo e non semplicemente di ciò che si vede di esso (e della medicina), di Andrea Lonardo
Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Vita e Cristianesimo.
Il Centro culturale Gli scritti (17/2/2026)

Un tempo ammalato di esteriorità si accorge – e anzi si accorge troppo – della bellezza esteriore, del seno e delle gambe di una donna, dei muscoli e del petto di un uomo.
Ma non ha nessuna consapevolezza della bellezza del corpo nel suo funzionamento.
Si pensi a come un sorso d’acqua o una mela, entrando tramite la bocca, vengono assimilati, mentre ciò che è nocivo viene espulso dal corpo.
Si pensi al sistema circolatorio o linfatico, al sistema nervoso o all’apparato muscolare.
L’uomo è una meraviglia, e non sa di esserlo.
Vive senza accorgersi di cosa sia respirare, mangiare e bere, senza avere la minima consapevolezza di cosa siano i movimenti involontari di cui egli stesso vive.
Si accorge talvolta del suo corpo, quando si ferisce o si ammala, e quando, in quei momenti, il corpo è capace, spesso senza che l’uomo faccia niente, di riparare quel danno con le piastrine o con gli anticorpi che iniziano a lavorare, perché, se possibile, tutto sia ripristinato.
È questo che sa la medicina e chi la studia: sa della meraviglia!
Quel corpo che non è un possesso esteriore dell’uomo, ma è l’uomo e la donna stessi. Perché non esiste pensiero o cuore senza quel corpo.
Perché quel corpo sono io ed è una meraviglia che sia così.
Perché è solo tramite l’amore corporeo di un uomo e di una donna che ognuno di noi è nato, con quell’apparato riproduttore del maschio e della femmina che si è evoluto nei secoli e che permette che una nuova creatura giunga all’esistenza.
Ed è solo in quel corpo, che è una sola cosa con l’anima, che ognuno di noi vive.
Che esista la lode, allora.
Disse una volta von Balthasar: “Cerchi una prova? E sei tu stesso la prova”.



