L'identità di genere e i bambini: una discussione è necessaria, di Mariolina Ceriotti Migliarese

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 23 /05 /2022 - 22:03 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo da Avvenire alcuni brani da un articolo di una lettera di Mariolina Ceriotti Migliarese pubblicato il 26/6/2021. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Affettività e gender.

Il Centro culturale Gli scritti (23/5/2022)

[…]

Come neuropsichiatra infantile ho studiato a lungo le dinamiche dell’età evolutiva e ne conosco la delicatezza e la complessità; so dunque, non solo per studio ma anche per esperienza, che parlare di sesso con i bambini richiede come premessa una conoscenza approfondita delle differenze che esistono tra l’adulto e il bambino: come già sottolineava Anna Freud nei suoi testi, tra bambino e adulto ci sono differenze qualitative cruciali, che si fanno particolarmente evidenti proprio in relazione al modo in cui i bambini concepiscono la differenza sessuale e tutto ciò che concerne la vita sessuale in genere.

Chiunque abbia dimestichezza con il pensiero infantile sa bene che prima della pubertà il bambino non è in grado di comprendere il significato della sessualità adulta: il pensiero infantile è un pensiero concreto, realistico, basato sull’esperienza; è un pensiero ego-centrico, che non è in grado di immaginare ciò di cui non può fare esperienza e dunque costruisce sulla sessualità delle proprie teorie, fortemente resistenti ad ogni spiegazione e logica adulta.

La sessualità del bambino è pregenitale; il desiderio sessuale, per come noi lo conosciamo, gli è del tutto ignoto e gli organi sessuali sono per lui collegati in maniera inestricabile con le funzioni escretrici. Proprio per questo, il contatto precoce con la sessualità degli adulti è per il bambino un’esperienza molto disturbante: il sesso adulto lo eccita e insieme lo spaventa e lo confonde, creando spesso vissuti di tipo traumatico, come ben sa ad esempio chi si occupa di minori esposti alla pornografia.

La mente del bambino è inoltre una mente che ha bisogno di ordine: orientarsi nella complessità è un compito adulto, che può essere affrontato più facilmente quando si parte da basi sicure. Ma proprio per la concretezza del suo pensiero, niente è per il bambino più sicuro e verificabile dell’esperienza del proprio corpo, così come concretamente si presenta: corpo che si specifica solo al maschile o al femminile, facilmente distinguibili grazie ai loro attributi genitali. Maschile e femminile che sono differenti, e la cui differenza ha come scopo la possibilità di generare.

Per questo, presentare la sessualità come un vissuto puramente soggettivo o come un continuum fluido che sfugge a ogni definizione rischia di essere per lui solo fonte di grave ansia e preoccupazione: se non è più possibile ancorarsi alla realtà di ciò che si percepisce, il mondo diventa infatti un luogo nel quale orientarsi con sicurezza diventa molto difficile.

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