La storia della chiesa di San Tommaso Moro, delle sue “consorelle” e del loro padre Giuseppe Gualandi, a cura di Giorgio Pitzalis

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /04 /2020 - 23:45 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un testo a cura di Giorgio Pitzalis. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Arte e fede.

Il Centro culturale Gli scritti (13/4/2020)

L’ingegnere ed architetto Giuseppe Gualandi (Bologna, 13 gennaio 1866 – San Lazzaro di Savena, frazione Croata - BO, 24 maggio 1944), figlio dell’architetto Francesco e, a sua volta, padre di Francesco Junior, fu il secondo esponente di tre generazioni di progettisti operanti in buona parte del territorio nazionale.

Suo padre, Francesco Gualandi (1821-1902), fu uno dei principali esponenti del neogotico italiano. Giuseppe si rivelò particolarmente attivo nella costruzione di chiese, a partire dal 1898, esprimendosi in uno stile eclettico con influenze neo bizantine, neoromaniche e neogotiche, eppure non mancò di costruire importanti edifici civili.

Chiesa Parrocchiale di Santa Maria di Venezzano (BO)


parrocchiasantamariavenezzano.com

Edificata nel 1894 su progetto di Francesco Gualandi e di suo figlio Giuseppe, i lavori della chiesa si protrassero per oltre trent'anni e terminarono solo nel 1933. Svetta fra i campi coltivati della pianura questo snello ed imponente complesso che, accanto al classico campanile, affianca una maestosa Chiesa in stile neogotico tedesco con cupola alta 44 metri.

Lo stile gotico-fiorito, non certo comune per il territorio e per l'epoca di costruzione, ne fanno comunque un sicuro motivo di interesse architettonico. La chiesa, a croce latina, con tre navate ed abside poligonale, è uno dei primi esempi di applicazione del cemento armato nell'arte. L’imponente cupola viene sorretta da otto pilastri polilobati con tamburo a dodici lati.

Chiesa di Maria immacolata. Sezzadio (AL)


cittaecattedrali.it

Nel 1896 Francesco Gualandi con la collaborazione del figlio Giuseppe furono chiamati a Sezzadio, ove lavorarono sino al 1897 alla progettazione e costruzione dell’imponente chiesa parrocchiale neogotica. Il parroco benedì la prima pietra il 26 aprile 1896 e l’edificio venne terminato nell’agosto del 1898. Nel 1902 morì, ottantenne, Francesco Gualandi ed il figlio Giuseppe, che già ne era assistente, gli successe nella direzione dei lavori che di fatto proseguirono fino al 1934. La presenza dell’atelier Gualandi in Piemonte, ed in particolare a Sezzadio, Fontanile, Castel Boglione, dove vennero edificate tra la fine del secolo XIX e gli inizi del XX tre imponenti chiese, è ancora poco studiata. Si può ipotizzare un collegamento tra l’ing. Francesco Gualandi e don Giuseppe Faà di Bruno, sacerdote presso la Cappella del regno di Sardegna a Londra, dove il Gualandi costruì la chiesa di St. Peter, la nuova basilica per gli italiani in terra straniera.

La chiesa di Maria Immacolata viene considerata una delle opere migliori del Gualandi, in quanto più consona alle tradizioni italiane e meno influenzata da un’idea di grandezza che, in altre opere, porterà l’ingegnere a sviluppare architetture dalle proporzioni eccessive.

Chiesa di San Giovanni Battista, Fontanile (AT)


(foto Mauro Marenco)

L’attività di collaborazione tra padre e figlio proseguì nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di Fontanile (AT), anch’essa in stile neogotico. La sua costruzione iniziò nell’autunno del 1897 mentre si concludeva la chiesa di Sezzadio. Il grandioso edificio di Fontanile, non ancora completamente completato, fu inaugurato il 18 novembre 1900. Alcune sistemazioni del presbiterio, dopo la morte di Francesco avvenuta nel 1902, videro Giuseppe nuovamente al lavoro nella stessa chiesa nel 1912-1914 e alla cupola nel 1923-1924. Nell’ottobre 1897 venne presentato il progetto alla popolazione. Sulla piazza del paese fu eretto un palco dal quale il Gualandi illustrò le caratteristiche dell’erigenda chiesa. Si deliberò l’abbattimento della vecchia chiesa esistente e la costruzione della nuova, il cui costo fu preventivato in Lire 144.000. Di particolare pregio è la cupola, alta 52 metri con un diametro di 16 m.

Scrive Sergio Arditi: “Il giovane Gualandi continuò autonomamente la sua attività ed in Piemonte, tra il 1901 ed il 1912, lavorando all’erezione del Santuario della Beata Vergine Portae Paradisi di Asti, detta del Portone, realizzandola solo parzialmente poiché non venne completata nel modo da lui previsto. Ad Ovada venne richiesto il suo intervento per restaurare la cupola della chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta. Già nel 1886 si dovette restaurare questa cupola, compromessa nella sua staticità, ma nel 1901 Giuseppe Gualandi eseguì un nuovo sostanziale riadattamento. Nel 1905 lo troviamo ad Alba, per la ristrutturazione del Santuario della Madonna della Moretta, con pianta circolare sovrastata da un’ampia cupola. In diocesi di Acqui, tra il 1900 ed il 1912, eseguì la cappella del Seminario Vescovile e la cappella della Madonna delle Grazie nel Duomo, la chiesa dell’Istituto di Santo Spirito di Acqui Terme, il Santuario dei Caffi presso Cassinasco, la parrocchiale di Costa di Ovada ed il restauro, con riadattamento della cupola, della parrocchiale dell’Assunta di Ovada. Nel 1910 - 1911 concluse l’edificazione della chiesa parrocchiale di Antignano d’Asti”.

Chiesa del S. Cuore e N.S. Assunta. Castel Boglione (AT)

Anche l’attuale chiesa parrocchiale di Castel Boglione fu progettata da Giuseppe Gualandi. Il maestoso edificio fu edificato fra il 1913 e il 1953, e sostituì il precedente, risalente al 1738, ormai inadeguato ed in cattivo stato di conservazione. Il 22 giugno del 1913 la chiesa fu benedetta.

Scrive ancora Sergio Arditi: “L’edificio ha una pianta a croce latina con tre navate, le volte a crociera ed all’innesto delle navate con il transetto si erge una cupola a base ottagonale con volta ad ombrello costolonata, posta su un alto tamburo. L’intervento del Gualandi si attuò con la costruzione di una chiesa di foggia neoromanica alla lombarda, come richiesto dalla committenza, che si espresse in una forma di eclettismo contenuto ed equilibrato.”.

Parrocchia del Sacro Cuore. Novara

Sempre nel 1913, l’ingegnere Giuseppe Gualandi realizza la Parrocchia del Sacro Cuore, una delle più belle chiese di Novara, in stile neo-gotico lombardo.


Copyright © 2010 Parrocchia Sacro Cuore di Gesù

In Emilia, l’architetto dal 1888 intervenne a Lugo di Romagna (RA) nella costruzione della chiesa di San Francesco da Paola e a Zola Predosa (BO) eseguì, tra il 1924 ed il 1925, l’edificazione in stile romanico della chiesa del Cristo Re in località Tombe (BO).


Parrocchia Di Cristo Re Di Tombe. Zola Predosa (Bo) http://web.map2app.com

La chiesa parrocchiale di Antignano (AT), dedicata a Santo Stefano, confina con vie e siti comunali; venne edificata tra il 1908 ed il 1911 su progetto dell'ing. Giuseppe Gualandi ed ultimata tra il 1924 ed il 1929. Lo stile è neogotico di ottime proporzioni.


Chiesa Beata Vergine del Carmine S. Stefano. Antignano (AT) lastampa.it

A Rimini, progettò la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice tra il 1912 e 1913. Per la costruzione della chiesa della zona di Marina si aprì una nobile gara di generosità: le offerte giunsero anche da fuori città e persino dall’estero. Il 12 luglio del 1912 la commissione per la costruzione della chiesa di Marina approvò il progetto “neogotico” dell’ingegnere Gualandi; il cantiere aprì nel settembre dello stesso anno. I lavori alla chiesa si protrassero per tutta la stagione invernale, e solo alla fine di aprile fu ultimato il tetto. (Fonte: Manlio Masini, Una spiaggia una chiesa una comunità, La parrocchia dei Salesiani dal 1912 al 1943).


Rimini. Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice. wikipedia 

Nel 1939 a Riccione Gualandi portò a termine la chiesa di San Lorenzo in Strada e nella parte settentrionale della città terminò, dopo la guerra, la chiesa dedicata a Gesù Redentore, senza realizzare il previsto campanile.


Chiesa di San Lorenzo. Riccione (RN) diocesi.rimini.it

Sempre in Emilia la chiesa più nota è la parrocchiale di Lizzano Belvedere, dedicata a San Mamante e sovrastata da un’ampia cupola con cappelle semicircolari. Fu costruita in seguito all’abbattimento dei resti di un antico complesso di edifici monastici avvenuto nel 1928 e venne eretta nel 1931, secondo il progetto originale di Gualandi. Nel 1911 fu dato inizio a lavori di ricostruzione che diedero vita alla Chiesa attuale, ma furono più volte sospesi per diverse cause, perciò fu completata solo nel 1935.


Lizzano in Belvedere (Bo), Chiesa di S. Mamante Foto belvedereturismo.it

Scrive Sergio Arditi: “Rimasta incompiuta fu la parrocchiale di Santa Maria di Salice Belvedere, nel comune di Cento (BO). Si rammenta che Giuseppe Gualandi progettò a Trieste la chiesa di Nostra Signora della Provvidenza, nelle Marche, in provincia di Ancona, operò ad Ostra Vetere nell’Abazia di Santa Maria di Piazza e a Jesi nella chiesa di San Giuseppe.


Chiesa di Notre Dame de Sion. Trieste Foto https://sites.google.com/

La cupola e il campanile di Santa Maria di Piazza, gioiello del neogotico nelle Marche, costituiscono un’eccellenza monumentale e un ‘unicum’ nel loro genere, sia per la mole (oltre 51 metri il campanile, quasi 42 la cupola), sia per la tecnica costruttiva: la cupola, risalente agli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento, venne infatti realizzata in cemento armato, soluzione d’avanguardia per l’Italia di quegli anni, concepita dai progettisti Francesco e Giuseppe Gualandi.


Ostra Vetere (AN), Santa Maria in piazza. Foto cupolaostravetere.ii

La chiesa poggia sull’area di sede di un’antica abbazia secolarizzata alla fine del quattrocento. È una cupola ottagonale, che ha resistito ad almeno quattro terremoti (Francesco Fiorani “L’abbazia di Santa Maria di Piazza. Indagine storica e architettonica per il restauro”, edito dal Centro di Cultura Popolare).

L’ opera infaticabile vede presente Gualandi anche nella capitale. Lì progettò la chiesa del Sacro Cuore del Suffragio che è situata nel rione Prati ed è sede dell'omonima parrocchia affidata ai Missionari del Sacro cuore di Gesù, nota inoltre con l'appellativo di "piccolo Duomo di Milano” per il suo ricco stile neogotico. Guglie, archi, nicchie, finestroni, statue, trafori, rosone: chiunque penserebbe ad una chiesa gotica, ma in realtà è stata ultimata nel 1917 con l’utilizzo del cemento armato. Il gotico era lo stile che meglio permetteva di utilizzare al massimo lo spazio a disposizione, per via delle limitate dimensioni del lotto; la chiesa riprende il linguaggio neogotico della chiesa parrocchiale di Sezzadio.


Roma, Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Foto it.wikipedia.com

La chiesa conserva un museo molto particolare, unico al mondo: quello delle testimonianze visibili delle Anime del Purgatorio. Oggi il piccolo museo mostra impronte infuocate di mani e dita su vesti, libri ed oggetti, ciascuna con la sua strabiliante storia. Fu nel 1893 che padre Victor Jouet, fondatore dell'Arciconfraternita del “Sacro Cuore del suffragio per le anime del purgatorio” (missionario marsigliese e architetto), acquistò il terreno sul lungotevere Prati dove, tra il 1894 e il 1917, fece erigere la chiesa in stile neo-gotico, su progetto dell’architetto Giuseppe Gualandi. Il 15 settembre 1897, in una cappella scoppiò un incendio. Tra le macchie di fumo sulla parete dietro l’altare il parroco volle poi riconoscere un volto dall’aria mesta e malinconica, e ritenne che fosse il segno di un defunto che cercava di mettersi in contatto con i vivi. Dopo questo episodio, Jouet cominciò a girare l’Europa, cercando, valutando e selezionando in base all’affidabilità dei possessori, altre testimonianze del genere (quasi tutte le reliquie provengono da ambiti parrocchiali o conventuali). Dopo qualche anno, riuscì a raccogliere un nutrito corpus di oggetti, nell’intento di confermare la credenza, secondo cui le anime del Purgatorio si possono manifestare ai vivi per chiedere preghiere e Messe, accelerando così il loro passaggio in Paradiso. L'interno, lungo 39 metri e alto 20, è a tre navate divise da fasci di pilastri dove poggiano archi a sesto acuto altissimi. 

Numerose sono le vetrate policrome presenti, di attribuzione francese. In particolare una vetrata, formata completamente da rulli o "fondi di bottiglia" colorati e rilegati a piombo, appare identica alle vetrate presenti all’interno della Chiesa di San Tommaso Moro, in Roma.


vetrateartistichefrassetto.blogspot.com

A Roma il Gualandi intervenne pure alla costruzione del Seminario Interdiocesano sulla Flaminia, aperto alla fine del 1919 e successivamente, tra il 1921 e il 1926, della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, attualmente chiesa di San Tommaso Moro.


Roma, Parrocchia di San Tommaso Moro. Foto Don Michael de la Cruz

La chiesa di San Tommaso Moro è sita nel quartiere Tiburtino, in via dei Marrucini. Essa fu costruita su progetto dell'architetto Giuseppe Gualandi nel 1921, e consacrata nel 1926, come chiesa dell'annesso convento delle Suore Ausiliatrici, ed inizialmente dedicata a Santa Maria Ausiliatrice del Purgatorio. Nel 1913, quando la proprietà risultava intestata alla famiglia De Reinach e a Teresa Lemoine, fu costruito un edificio di notevoli dimensioni denominato "La Villetta". Poche sono le notizie riguardo ai proprietari: i De Reinach possedevano numerosi terreni fuori Porta Tiburtina mentre la signora Lemoine era una religiosa la quale, insieme ad altre facoltose signore, nel 1907 acquistò il terreno dalla Banca d'Italia per destinarlo ad opera pia. La signora, infatti, nel 1931 cedette al vicino Istituto delle Suore Ausiliatrici tutta la proprietà con l'edificio della "Villetta" e la chiesa di S. Maria Ausiliatrice (oggi dedicata a San Tommaso Moro). La prima pietra di STM fu posta il 25 novembre 1921. L’opera fu resa possibile grazie ad alcuni benefattori e alle offerte raccolte alle porte del cimitero, dalle suore e dalle ragazze di Villa Mercede.

I lavori durarono 3 anni e mezzo. Successivamente le suore vendettero poi tutto il loro complesso alla diocesi di Roma, e il 15 novembre 1974 la chiesa fu eretta a parrocchia con il decreto del cardinale vicario Ugo Poletti Neminem latet, e intitolata a Tommaso Moro, umanista autore del celebre libro “Utopia”,  politico e martire inglese che si rifiutò di giurare fedeltà al re Enrico VIII come capo della nuova chiesa anglicana.

La chiesa è in stile neogotico a tre navate, suddivise da colonne che terminano con capitelli corinzi; essa ha una volta a crociere e cappelle laterali.

Scrive Sergio Arditi: “Una componente ornamentale in cui si risconta il suo intervento nella chiesa di Castel Boglione riguarda l’esecuzione dei capitelli a cura dello stuccatore Balilla Benedetti. Considerato che capitelli analoghi sono costantemente presenti nelle costruzioni gualandiane, si può ritenere che il Benedetti sia stato un suo stretto collaboratore di fiducia e che questa simbiosi abbia determinato uno degli aspetti stilistici dei suoi ornati”.


Foto Giorgio Pitzalis

Proprio i capitelli gualandiani e le vetrate artistiche e le volte, tipiche dell’ingegnere bolognese, sono caratteristiche della parrocchia di San Tommaso Moro (cfr. M. Quercioli, Quartiere VI. Tiburtino, in AA.VV, I quartieri di Roma, Newton & Compton Editori, Roma 2006. C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, 360).

Giuseppe Gualandi iniziò nel 1919 la progettazione del santuario dell'Addolorata di Castelpetroso, ma fu poi il figlio, Francesco Gualandi junior, a portarlo a compimento dopo la morte del padre nel 1944. Si decise di costruire il santuario non proprio presso il luogo delle apparizioni mariane, ma più a valle, affinché fosse più facilmente raggiungibile da pellegrini.


Castelpetroso, Basilica santuario di Maria Santissima Addolorata. Foto wikipedia

Scrive Sergio Arditi:

“L’affidamento a Giuseppe Gualandi della costruzione della chiesa di Nostra Signora delle Neve alla Costa di Ovada, e di altre chiesa nella diocesi acquese, ma pure in altre zone nel Piemonte, nelle Marche, nel Lazio, nella Venezia Giulia, oltre che nella sua Emilia, fu probabilmente dovuto alla chiara fiducia che venne riposta in questo valente architetto, come avviene ancor oggi per quelli maggiormente conosciuti e affermati, ed alla dimestichezza che traspare dal suo epistolario nell’Archivio Vescovile di Acqui con le alte gerarchie ecclesiastiche locali, bolognesi e di altre diocesi.

La tendenza, nel percorso di Giuseppe Gualandi, al di là dell’adozione dei diversi tipi di stile eclettico in rapporto a componenti neobizantine, neoromaniche, neogotiche (quest’ultime maggiormente diffuse), è quella di palesare in ciascun intervento un carattere incline alla grandiosità architettonicaElemento caratterizzante, costantemente proposto in ogni chiesa, è la precoce adozione della cupola in cemento armato con un alto tamburo sulla crociera tra le navate, il transetto e l’abside…I modelli strutturali e l’applicazione dei paramenti murari vengono costantemente ribaditi in foggia razionalistica, non compiutamente connessa ad un deliberato eclettismo, come i cornicioni in cotto o intonacati e le profilature a guglia. Nelle costruzioni neoromanicheggianti, si utilizzano cavetti decorativi in ceramica smaltata, in particolare sotto gli archetti pensili e al centro della facciata, disposti a croce. Negli interni, più diffusamente con pianta a croce latina, le colonne ed i maestosi pilastri a fascio o polistili, mostrano elaborati capitelli ornati con fogliame classicheggiante, a volte guarniti da fiori e raramente da figure a protome umana o zoomorfa; altri tipi sono goticheggianti, ma sempre carichi di ornati vegetali. Compaiono ricorrenti logge, agili matronei ed aggettanti ballatoi esibiti all’interno delle cupole. I transetti sono poco pronunciati e terminano con cappelle, semicircolari o poligonali, e queste, in alcuni casi, sono il solo elemento che costituisce il transetto. Si possono definire chiaramente transetti quelli presenti nelle chiese di Sezzadio e di Antignano… La navata centrale è costantemente larga il doppio delle navate laterali e l’aula centrale, sottostante alla cupola, forma uno spazio pari alla larghezza dell’insieme delle navate. Si tenga presente che Giuseppe Gualandi fu principalmente un ingegnere - architetto della struttura portata a termine in breve tempo. Sembra aver raramente influito sulla realizzazione degli altari o di arredi liturgici, né sulla decorazione pittorica delle sue chiese. Una componente ornamentale in cui si risconta il suo intervento nella chiesa di Castel Boglione riguarda l’esecuzione dei capitelli… la sua personalità lo portò ad essere un costruttore di edifici grandiosi, dalla vasta planimetria e dall’ampio slancio architettonico che trova il suo apice nella cupola…. Questa fase storica è quella attraversata dalla Prima Guerra Mondiale che influì notevolmente sullo svolgimento e sulla durata dei lavori, non sempre permettendone una realizzazione compiuta… Per le varie esigenze di lavoro si spostava, con lunghi viaggi in treno, nei diversi cantieri che dirigeva in varie parti d’Italia, mentre teneva intensi contatti epistolari con i committenti e con le imprese costruttrici”.

E per finire una nota internazionale dei nostri cari ingegneri ed architetti Gualandi.

St. Peter's Italian Church in Clerkenwell has been described as "one of the most beautiful churches in London". Opened in 1863, it was at the time, the only church in Britain designed in the Roman basilican style. The Irish architect John Miller Bryson worked from plans drawn by Francesco Gualandi of Bologna, modelled on the Basilica of San Crisogono in Rome. It has a tranquil feel and one could spend hours there, soaking up the prayerful atmosphere and admiring the stunning painted ceilings and artwork (https://www.italianchurch.org.uk/).