Teheran. La fabbrica iraniana che confeziona le bandiere Usa da bruciare. Nella piccola città di Khomein c'è lo stabilimento che produce le bandiere che si bruciano nelle manifestazioni di protesta in tutto l'Iran. Nei periodi migliori, anche 2mila al mese, di Camille Eid

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /02 /2020 - 00:07 am | Permalink
- Tag usati: , , , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo da Avvenire del 31/1/2020 un articolo di Camille Eid. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Per la pace contro la guerra.

Il Centro culturale Gli scritti (2/2/2020)

La bandiera americana bruciata in una 
manifestazione in Iran - Archivio Ansa

Il sentimento anti-americano è sempre stato, per i radicali iraniani, al centro della rivoluzione islamica, con i leader di Teheran che continuano a descrivere gli Stati Uniti come il Grande Satana e Israele come il Piccolo Satana. Ragion per cui bruciare bandiere statunitensi e israeliane è quasi un rituale consueto ai raduni sponsorizzati dal regime.

Ma in una nazione soggetta a sanzioni statunitensi e che vieta ogni contatto con Israele, reperire delle bandiere di questi Paesi è un problema. Soluzione? Una modesta fabbrica nella città di Khomein, a sudovest di Teheran in cui produrre bandiere da bruciare nelle proteste. “Non abbiamo alcun problema con il popolo americano e britannico”, ha dichiarato Ghasem Ghanjani, proprietario della fabbrica, all’agenzia Reuters che ha visitato la fabbrica. “Abbiamo problemi con i loro governatori. Abbiamo un problema con i loro presidenti, con la loro politica sbagliata”.

In certi periodi, la fabbrica fa ottimi affari, e arriva a produrre circa 2.000 bandiere al mese. Sono più di 1,4 milioni di metri quadrati di tessuto rosso, bianco e blu da bruciare all’anno, secondo il servizio, pubblicato ieri sullo Washington Post. L’uccisione, all’inizio dell’anno, del generale iraniano Qassem Soleimani, capo della Forza Quds, ha scatenato una nuova ondata di proteste anti-americane in tutto l’Iran, con i manifestanti che hanno bruciato bandiere statunitensi e israeliane in diverse città.