Una cooperativa con prodotti equi e solidali italiani che faccia lavorare immigrati: una proposta per il commercio equo e solidale. Breve nota di Giovanni Amico

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /01 /2020 - 14:30 pm | Permalink
- Tag usati: , , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito una nota di Giovanni Amico. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Nord e sud del mondo.

Il Centro culturale Gli scritti (26/1/2020)

Una cooperativa con prodotti equi e solidali italiani che faccia lavorare immigrati, per mostrare che l’unica vera accoglienza è quella che offre lavoro, quella che chiede il tuo contributo lavorativo al bene comune.

Contro la disoccupazione o la manovalanza al servizio della malavita nei campi di pomodoro della mafia o della  ’ndrangheta ciò che è veramente urgente è la creazione di cooperative che vendano prodotti ortofrutticoli senza sfruttare i migranti, ma permettendo loro di lavorare con un salario onesto, a fianco di lavoratori italiani disagiati.

Fin qui, giustamente, il commercio equo e solidale si è occupato del disagio dei lavoratori che venivano sfruttati all’estero, in Africa o in America latina. Ora questa emergenza è anche italiana.

Che segno sarebbero oggi delle cooperative che permettessero a lavoratori stranieri di recente immigrazione di lavorare con dignità nel campo dell’agricoltura in Italia, con prodotti e filiere e distribuzioni limpide e senza sfruttamenti. A San Ferdinando o a Baia.

Senza lavoro non c’è dignità, ma solo assistenzialismo. Senza lavoro non c’è accoglienza, né integrazione , ma solo ghettizzazione.