Chi sono i figlioli e chi i padri e i giovani nella prima lettera di Giovanni? 1 Gv 2,12-14 (Brani di difficile interpretazione della Bibbia, XXXI), di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 19 /01 /2020 - 17:32 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Sacra Scrittura.

Il Centro culturale Gli scritti (20/1/2020)

Codice Alessandrino, I lettera di Giovanni

Nella I lettera di Giovanni ricorre una struttura che si ripete in sequenza due volte. Essa inizia con il riferimento ai “figlioli”, cui seguono immediatamente dopo le due categorie dei “padri” e poi dei “giovani”. La stessa struttura si ripete subito dopo.

Chi sono questi figlioli e chi sono i padri e i giovani? Sono tre categorie diverse di persone?

Il primo vocabolo utilizzato è teknia mou che letteralmente non significa “figlioli”, ma semplicemente “figli miei”. Lo si trova 9 volte nella lettera in 2,1, in 2,12 e 2,14 (il brano che stiamo analizzando), in 2,18, in 2,28, in 3,7, in 3,18, in 4,4, in 5,21.

Con il termine “figli” sono da intendere chiaramente i discepoli, i cristiani, coloro che Giovanni ha generato come suoi figli, poiché hanno conosciuto il Verbo che si è fatto carne.

All’interno di questi teknoi/figli stanno poi due categorie, i patéres e i paidía, i padri e i ragazzi (meglio che “giovani”). Gli uni sono cioè i genitori umani, gli altri i loro figli - già la comunità cristiani ha battezzato i suoi bambini.

Se tutti sono “figli” di Giovanni e tutti “figli di Dio” ecco che fra questi figli alcuni sono “padri” - hanno cioè generato alla vita - ed altri sono stati generati e sono ancora ragazzi e non adulti.

In terra ci sono padri e figli, ma nella fede sono tutti figli: l’unica figliolanza e l’unico discepolato è vissuto da alcuni come padri e da altri come figli, a seconda dell’età di ciascuno.

Diverse sono le parole rivolte agli uni e agli altri. Ai padri si dice: «Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio» e, subito dopo: «Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio».

Ai figli/giovani/ragazzi si dice, invece: «Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il Maligno» e, subito dopo: «Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno».

Ma unica è l’esortazione rivolta a tutti, a padri e figli insieme, a tutti come veri “figli”: «Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati perdonati i peccati in virtù del suo nome» e «Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre».