L’Uomo di Nazareth: Yeshu o Yeshu’a, di David Neuhaus

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /01 /2020 - 14:31 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una lettera scritta da David Neuhaus in ebraico al quotidiano israeliano Haaretz il 24/3/2017. La traduzione è stata ripresa dal web e da noi corretta. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Ebraismo.

Il Centro culturale Gli scritti (26/1/2020)

Haaretz ha pubblicato un lungo articolo sulla splendida mostra al Museo d'Israele di arte ebraica e israeliana sulla raffigurazione dell'uomo di Nazareth (16.2.2017). La mostra è l'opera coraggiosa della curatrice del Museo Amitai Mendelson, che ha anche fatto importanti ricerche sul tema dell’uomo di Nazareth nell’arte israeliana.

Il tema è delicatissimo poiché molti ebrei non sono neutrali quando si tratta dell'uomo di Nazareth e delle conseguenze della fede in lui come Messia ha avuto nella storia ebraica. Vorrei sollevare una questione circa l'articolo pubblicato su Haaretz e sulla mostra: l'uso del nome “Yeshu” in relazione all'uomo di Nazareth.

La mostra al Museo di Israele non ha solo acceso i riflettori sull'uomo di Nazareth. “E la terra era tohu e wohu” è un documentario piacevole da guardare, ben fatto e piuttosto avvincente, sulla storia della Terra di Israele, presentato alla televisione israeliana. Il capitolo 8, “Tra indipendenza e rovina”, ha affrontato il periodo che va dal 63 AC al 70 DC e in esso viene presentata una discussione sulla figura dell'uomo di Nazareth. È stato lodevole che i responsabili del programma abbiano deciso di usare il suo nome proprio in ebraico, Yeshu'a, piuttosto di Yeshu, come è comunemente usato.

Il nome “Yeshu”, le cui origini sono molto controverse, ha assunto un significato dispregiativo nella storia ebraica: tale nome proprio è utilizzato unicamente per l'uomo di Nazareth ed è spesso inteso come una abbreviazione per l'espressione: “Possano il suo nome e la sua memoria essere cancellati”.

Alcuni hanno sostenuto che il nome “Yeshu'a” fosse pronunciato “Yeshu” nel primo secolo perché nella lingua parlata c’era allora una difficoltà con la lettera “Ayin”, come avviene per molti ebrei Ashkenazi oggi. Ciò nonostante, l’eventuale mancata pronuncia della lettera non giustifica comunque la sua scomparsa negli scritti. Questo è ancora più vero oggi, se si tiene conto del fatto che uno dei miracoli del popolo ebraico negli ultimi tempi è stato il risorgere dell'ebraico come lingua moderna.

Nella storia televisiva della Terra di Israele sopra citata, la scrittrice israeliana Yochi Brandes, ripresa mentre è seduta nella chiesa-sinagoga di Nazareth, dove secondo la tradizione Gesù ha insegnato, spiega all’educatrice Yisca Harani: "Se non fosse che il cristianesimo ad un certo punto è stato fatto proprio dai Gentili ed è diventato così una religione che aveva in odio il popolo ebraico, è diventato cioè una religione antisemita, se non fosse per questo, sarebbe assolutamente possibile a nostro avviso, secondo una prospettiva ebraica, considerare Gesù come uno dei nostri più grandi profeti di tutte le generazioni. Quello che è successo è che il cristianesimo ha preso Gesù da noi. E, a questo proposito, io stessa personalmente sono passata attraverso questo processo nel corso degli anni, a partire dall’essere piena di disgusto, di odio per quell’uomo.

L'ho chiamato "Yeshu". L’ho disprezzato, l’ho considerato come il padre dell’antisemitismo. Solo da adulta ho scoperto chi è, chi era veramente, ho scoperto che ha vissuto come un ebreo e che è morto come un ebreo. Da allora lo stimo e lo ammiro. E non lo chiamo più "Yeshu". Da allora lo chiamo "Yeshu'a". E per me lui è un grande profeta".

È perfettamente comprensibile il motivo per cui gli ebrei hanno guardato con disprezzo i cristiani e anche quell'uomo che gli ebrei sostengono essere responsabile dell'inizio di questa nuova religione. Troppo spesso e in tanti luoghi gli ebrei hanno sofferto a causa dei cristiani, i quali non accettavano il fatto che la maggior parte degli ebrei si rifiutavano di riconoscere Gesù come il Messia. Gesù, considerato come un rinnegato, è stato spesso visto come il responsabile della sofferenza degli ebrei.

Negli ultimi decenni, un grande cambiamento si è verificato all'interno di diverse Chiese cristiane. Dopo la Shoah, molti cristiani hanno riconosciuto il frutto amaro dell’ “insegnamento del disprezzo” verso gli ebrei e verso l'ebraismo. I cristiani da allora sono alla ricerca di modi per correggere il torto e formulare un’insegnamento cristiano del rispetto per gli ebrei e per l'ebraismo, che riconosca il patrimonio comune condiviso da ebrei e cristiani sull'identità ebraica dell'uomo di Nazareth. Questo ha portato ad un dialogo fiorente tra ebrei e cristiani e a molti progetti comuni che si occupano di tentativi congiunti di lavorare per la “tikkun olam” (la riparazione di un mondo lacerato).

In questo spirito, forse è giunto il momento per tutti coloro che accolgono questo cambiamento di prospettiva di ripristinare il vero nome di Gesù per l'uomo di Nazareth. Le uniche fonti scritte che abbiamo su di lui sono in greco e nella lingua greca quel nome è dientico al nome di Giosuè, figlio di Nun. I cristiani che parlano ebraico lo chiamano “Yeshu'a”, una abbreviazione comune del nome “Yehoshua” nel periodo del Secondo Tempio.