Possiamo ancora credere alla Genesi? Intervista ad Andrea Lonardo su La vita – settimanale diocesano di Pistoia

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 28 /10 /2019 - 01:17 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un’intervista rilasciata da Andrea Lonardo su La vita – Settimanale diocesano di Pistoia nell’ottobre 2019, dopo la sua relazione “Possiamo ancora credere alla Genesi?”, tenuta in occasione del festival de I linguaggi del divino il 12/10/2019. Per approfondimenti, cfr. la sezione Pentateuco.

Il Centro culturale Gli scritti (27/10/2019) 

Qui il video della relazione di Andrea Lonardo al Festival de I linguaggi del divino di Pistoia

Il libro della Genesi rischia di essere trattato piuttosto banalmente dalla catechesi. Nel suo intervento a Pistoia ha sottolineato alcuni aspetti che forse rischiamo di trascurare, come il valore del sabato (la nostra Domenica), la relazione dell’uomo con la creazione, cioè il suo essere “carnale”, “terroso”.

Sì, Genesi è il testo più grande mai scritto prima dei Vangeli. Lo provano proprio le conseguenze che ha avuto. Se noi ci riposiamo un giorno a settimana, poltrendo al mattino nel nostro letto, non andando a lavorare o a scuola, lo dobbiamo proprio a Genesi. Prima che Israele ricevesse la rivelazione del sabato – shabat viene dal verbo shaba, che significa riposare – in tutte le culture del pianeta si lavorava tutti i giorni della settimana e le feste erano solo annuali. Lo stesso avviene tuttora nelle culture non legate all’ebraismo e al cristianesimo, si pensi solo alla cultura cinese che festeggia feste annuali come il Capodanno, ma non il riposo settimanale. Genesi ha donato al mondo intero il giorno di riposo settimanale che è stato universalizzato tramite la fede cristiana con l’annuncio della resurrezione avvenuto il primo giorno dopo il sabato. Anche l’Islam ha ripreso la festa settimanale dalla cultura ebraico-cristiana, anche se, di per sé, il venerdì non è un giorno di astensione dal lavoro. A me piace scherzare affermando che oggi anche un non credente che resta a casa la domenica attesta la bontà della fede ebraico-cristiana!

Parlando di Genesi ha anche ricordato che la “prova” più bella della creazione è proprio la preziosità della nostra esistenza: può spiegarci meglio questo concetto?

Il cosmo intero è un segno – preferisco questo termine al vocabolo “prova” – dell’esistenza di Dio, come ci hanno insegnato alcuni astronauti o ricercatori di astrofisica che, dinanzi all’immenso o al micro-cosmo, hanno trovato la fede, domandandosi come potesse esistere l’armonia dell’intero universo se non perché esso aveva un unico creatore.

Ma si dimentica facilmente che in tutto l’universo l’essere che dà più “spettacolo” è l’uomo! Francesco d’Assisi termina il Cantico delle Creature lodando Dio proprio per l’uomo. Tutte le ultime strofe del Cantico sono dedicate all’uomo. Francesco credeva in Dio perché contemplava la meraviglia del creato, ma poi non era vegetariano e mangiava la carne. Ciò che lo conquistava era l’esistenza dell’uomo, di sorella Chiara, di frate Bernardo, del papa, del lebbroso. Per lui l’uomo era la prova suprema della bontà di Dio. Mi torna sempre in mente un’espressione bellissima del grande teologo von Balthasar che scrisse: “Cerchi una prova? E sei tu stesso la prova!”. Se qualcuno di noi volesse cogliere la bontà di Dio non potrebbe non accorgersi che la sua ragazza, sua moglie, suo figlio, l’amico, la propria stessa esistenza, non sono comprensibile senza il creatore. Come Dante che crede in Dio quando vede Beatrice. Tutto si rivela così come dono e non come meccanismo anonimo e impersonale.

Le figure di Adamo ed Eva, del serpente tentatore come dobbiamo considerarle? Perché non possiamo parlare di “mito” originario?

Io contesto che si utilizzi l’aggettivo “mitologico” per indicare i testi di Genesi. Anzi essi sono dei testi “de-mitizzati”, anche se ancora non totalmente. Se si legge l’Epopea di Gilgamesh, ad esempio, ci si accorge che moltissime divinità lì concorrono alla creazione del primo uomo e che la prima donna è una prostituta che trae fuori l’uomo con il sesso dalla bestialità. Il popolo ebraico comprese, poiché conosceva questi testi, che questa visione non era corretta e “de-mitizzò” i racconti coevi, eliminando l’intervento degli altri dèi, di modo che ogni creatura era solo una creatura: il sole, ad esempio, non era più una divinità. I rabbini dicono che tale de-mitizzazione iniziò ad aprire la via ad una scienza ancora “bambina”. Magnifica è la comprensione che Genesi ha della creatura umana. Adamo non è un nome proprio, ma deriva da adamah, che in ebraico significa “fango”, “polvere”, “terra”. Con tale termine Genesi indica che l’uomo viene dalla terra – ed infatti ha bisogno di mangiare ogni giorno dalla terra per vivere – per cui il nome Adamo potrebbe essere tradotto con “”fangoso”, con “polveroso” o, come io preferisco, con “terrone”! Siamo tutti “terroni” perché siamo ogni giorno ricreati dal cibo con cui la terra ci sostenta. Geniale è anche l’immagine della costola che, in ebraico, significa anche “fianco”, “lato”. Eva è tratta dal “fianco” di Adamo, perché nessun animale è realmente “a fianco dell’uomo, ma è più “in basso” di lui, mentre Dio è “più in alto” dell’uomo. Sono l’uomo e la donna sono uno “a fianco dell'altro” ed è ben per questo che ci cerchiamo, uomini e donne, e non possiamo vivere senza amore.

La creazione è a tutt’oggi un tema difficile da affrontare, su cui sorgono tante domande da parte di adulti e bambini. Insieme a padre Maurizio Botta lei ha proprio realizzato dei libri di catechismo che partono dalle domande dei bambini. Perché partire dalla loro domande?

Con padre Maurizio ci siamo accorti che la catechesi spesso non ascolta i bambini, con le loro vere domande. Ha un’idea di bambini che non esistono nella realtà, quasi che a loro interessassero quiz sulla Bibbia o cruciverba o disegni da colorare o collages. No, i bambini hanno domande grandi, ben diverse da quelle che la catechesi oggi sembra affrontare con sussidi spesso banali. Abbiamo così voluto presentare la fede cristiana a partire dalle loro vere domande. Dov’ero prima di nascere? Ma se Dio ha creato l’uomo perché esiste anche l’australopiteco? Ma se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio? Ma la nostra religione è quella vera? Ma il mio gatto andrà in paradiso? Le domande grandi dei bambini intende mostrare a catechisti e genitori che parlare ai bambini della fede non è plagiarli, ma anzi è ciò che solo li rispetta, poiché tutti i piccoli hanno domande che potremmo chiamare “metafisiche” e non si accontentano di risposte storicistiche e banalizzanti, che cosificano la loro ricerca. No, i bambini hanno domande esistenziali.

Bibbia e scienza sono ancora in contrasto? Si sente spesso dire che la Scienza ci spiega il “come” e la fede il “perché”: è proprio così?

È fondamentale oggi mostrare come moltissimi uomini di scienza siano anche credenti. Sulla Stazione spaziale orbitante, dove sono stati la nostra Samantha Cristoforetti, Paolo Nespoli e Luca Parmitano ci sono le immagini sacre perché molti astronauti sono credenti. Un astronauta musulmano sullo Shuttle si fece costruire un apparecchio che indicava la Mecca per poter pregare durante l’orbita. Il Big Bang è stato ipotizzato per primo da un prete astrofisico belga, Georges Edouard Lemaître, e il termine lo di deve proprio ai dibattiti nati intorno alla sua ipotesi, poi confermata. Tutti costoro hanno dedicato la vita alla scienza e noi dobbiamo sempre riscoprire quanta gratitudine dobbiamo avere per gli scienziati. Ma, al contempo, ogni scienziato non potrà utilizzare un algoritmo per decidere quale donna sposare o quanti figli avere. Così una donna primario si domanderà sempre se il suo paziente che non è riuscito a salvare è ormai scomparso nel nulla, oppure se dal cielo continuerà ad amare i suoi cari. Così come ci meravigliamo del nascere di un nuovo bambino al punto che i suoi genitori dicono: “Come è possibile che lo abbia fatto solo io?”.

Per questo a me non piace l’affermazione che la scienza spiegherebbe il “come” e la fede il “perché”. In realtà le leggi scientifiche e l’amore sono entrambi necessari perché sono vere “cause” di tutto ciò che esiste. Tommaso d’Aquino scrisse con grande sapienza, sulla scia di Aristotele, che ci sono due tipi di cause che agiscono insieme, senza annullarsi: le cause seconde e le cause prime. Se nasce un bambino, certamente ciò è frutto dell’incrocio di due DNA, certamente ciò dipende dall’ombelico che lega ogni figlio ad una madre, cosicché non ci sarà mai un bimbo senza ombelico e senza madre - Tommaso chiamerebbe tutto ciò “cause seconde” , ma allo stesso tempo quell’uomo “in miniatura” proviene dall’amore dei suoi genitori e dall’amore di Dio – Tommaso chiamerebbe l’amore “causa prima”. Cosa è più importante in ordine all’esistenza di un nuovo figlio? L’amore dei genitori e di Dio o il DNA? La domanda è sciocca. Tutti e due, ognuno al suo livello, sono importanti e senza una sola di quelle due dimensioni non potrebbe esserci una nuova vita.