Anniversario. La carneficina di Hitler dopo il fallito attentato di von Stauffenberg, di Roberto Festorazzi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 22 /09 /2019 - 22:33 pm | Permalink
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Riprendiamo da Avvenire del 20/7/2019 un articolo di Roberto Festorazzi. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Novecento: fascismo e nazismo.

Il Centro culturale Gli scritti (22/9/2019)

Il colonnello Claus von Stauffenberg 
nel 1940 con tre dei suoi figli.
Da sinistra: Berthold, Franz-Ludwig e Heimeran

La tarda mattinata del 20 luglio 1944, 75 anni fa, un attentato ad Adolf Hitler, fallito per un soffio, per poco non privò il Terzo Reich della sua guida, con il risultato di anticipare di molti mesi la fine della guerra.

L’Operazione Valchiria – questo il nome in codice del complotto ordito dal ceto aristocratico e da un vasto ambiente militare, che aveva come fine la neutralizzazione e l’esautoramento dei centri di potere nazisti e la loro sostituzione con un governo legale – è entrata nell’immaginario popolare grazie al film con il quale Hollywood ha voluto consacrare l’eroe che fu autore di quel mancato tirannicidio. Il colonnello Claus von Stauffenberg, interpretato sul grande schermo da un insuperabile Tom Cruise.

Il colpo di Stato di quel 20 luglio, se fosse riuscito, avrebbe potuto evitare la strage di 20 milioni di vite umane sacrificate nell’ultimo anno del conflitto. Stauffenberg, capo di stato maggiore della riserva, era nato nel 1907, in una famiglia cattolica della nobiltà decaduta di Stoccarda. Fu educato alla religione della libertà e, ancor di più, al culto dell’onore. Il futuro attentatore del Führer, già sedicenne, fu ammesso infatti a uno dei cenacoli del poeta germanico Stefan George, il cosiddetto “terzo circolo”, che raccoglieva i seguaci più giovani del Maestro. Il rampollo Claus ebbe il privilegio di frequentare George, insieme ai suoi fratelli gemelli Berthold e Alexander, rimanendo incantato dall’estetica di colui che veniva indicato come profeta e sacerdote di una nuova mistica patriottica, legata al rifiuto del positivismo e delle filosofie egualitarie.

L’influenza che il poeta tedesco esercitò sul suo giovane discepolo fu decisiva, depositando nella sua anima il seme dell’opposizione al Male. Stauffenberg, tessitore di una vasta trama di Resistenza antinazista fin dal 1943, recitava a memoria versi di un celebre componimento del suo Maestro, L’Anticristo, che egli vedeva incarnato da Adolf Hitler.

Quel giovedì di luglio che, nei suoi esiti tragici, deviò il corso della luminosa vita di Stauffenberg, cominciò all’alba. L’ufficiale salì su un aereo che, da Berlino, doveva condurlo a Rastenburg, il quartier generale del Führer nei boschi di conifere della Prussia Orientale: la famosa Tana del Lupo. Chiamato anch’egli a riferire a Hitler sulle possibili contromisure da adottare, per fermare l’avanzata dell’Armata Rossa, Stauffenberg si preparava in realtà a uccidere il capo della Germania nazionalsocialista.

Il colonnello, poco prima di prendere la parola nella baracca dove Hitler, cupo e assorto, ascoltava le relazioni dei suoi più stretti collaboratori, con un pretesto, riuscì a defilarsi lasciando sotto il tavolo del vertice una borsa che conteneva una bomba con il dispositivo a tempo già innescato. Qualcuno, accanto a Hitler, nel frattempo, avvertì la presenza intralciante della borsa sotto il tavolo, e la spostò di pochi centimetri. Fu proprio questa manovra, del tutto casuale, a salvare la vita al dittatore. Alcuni istanti dopo, Stauffenberg assistette, a cento metri di distanza, alla conflagrazione, che non gli lasciò alcun dubbio circa l’esito felice dell’azione. E fu proprio la certezza, quasi messianica, di aver portato a compimento l’assassinio del despota, a determinare l’inizio della catastrofe, cioè l’inceppamento della colossale manovra dei golpisti.

Il Führer, infatti, uscì illeso dalla detonazione, riportando solo bruciature ai capelli. Morirono invece alcuni degli ufficiali presenti al summit, mentre altri rimasero feriti. Ma, in assenza di una prova certa della morte di Hitler, molti dei congiurati rimasero prudenti, evitando di esporsi. Furono così perdute ore decisive per assestare il colpo letale al regime, il quale poté rapidamente reagire al putsch. Il Führer in persona diramò i primi ordini per individuare e bloccare i responsabili del fallito attentato e per far scattare la rappresaglia.

Ne sortì una carneficina, di cui ancora oggi non si conosce l’esatta dimensione. Già la notte tra il 20 e il 21 luglio, Claus venne “giustiziato”, le sue ceneri disperse nelle fogne di Berlino. Ma, oggi, le giovani reclute delle forze armate di Germania, in tributo a Stauffenberg e ai coraggiosi che vollero opporsi, vengono fatte giurare, proprio il 20 luglio, nella sede centrale del ministero della Difesa tedesco.