La cristianofobia. Riflessioni sconclusionate, ma non troppo, sul disprezzo della fede cristiana e sul rifiuto di utilizzare la parola “cristiani” in relazione ai poveri e ai perseguitati nel mondo, di Giovanni Amico

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 28 /04 /2019 - 15:32 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Giovanni Amico. Per approfondimenti, cfr. la sezione La persecuzione delle minoranze.

Il Centro culturale Gli scritti (28/4/2019)

In neretto i paesi nei quali la libertà religiosa (per la Nigeria in alcune zone) è assolutamete negata e in rosso i paesi nei quali è fortemente ostacolata, dove per libertà religiosa si intende anche la libertà di discutere di religione e di cambiare religione o di diventare atei. In moltissimi altri paesi del mondo la libertà religiosa è fortemente contrastata dai governi e dai gruppi di maggioranza religiosa e ciò soprattutto in alcuni paesi immediatamente a ridosso di quelli evidenziati in nero e in rosso. La cartina è di Aiuto alla Chiesa che soffre, 2018

Non si può tacere dinanzi alla cristianofobia che esiste in Europa e nel mondo, tanto essa è vasta e spaventosamente operante.

Il fatto che i leader dell’Europa non ne parlino fa sì che l’elettorato si sposti pericolosamente a destra. Chi tace sulla cristianofobia è colpevole dei rovesciamenti elettorali che verranno, perché la gente semplice ne è consapvole.

Nel mondo i cristiani sono la minoranza più perseguitata e chi non denuncia tale attentato continuo alla loro vita nega di fatto il suo schierarsi come persona preoccupata dei diritti umani.

In Europa e in Italia esiste un’intolleranza verbale e di pensiero contro i cristiani che è noiosissima.

Sui social si assiste al palesarsi costante di un vero e proprio “godimento” nell’irridere all’Amico invisibile dei cristiani, all’inesistenza storica di Cristo, alla desiderabilità della scomparsa dei preti e della chiesa, alla condanna del clero, alla fine del Vaticano, al fatto che esso dovrebbe vendere la Pietà o i Musei Vaticani.

Ciò viene fatto anche da parte di persone simpaticissime e coltissime, da persone amiche e in gamba, non solo da zotici e ignoranti.

Lo strano è che coloro, anche in gambissima, che sempre irridono i credenti, pretendono poi di essere le vittime degli attacchi dei cristiani.

Il problema viene etichettato a torto come questione dei radical chic, cioè di quelli che si dichiarano radicals, ma hanno poi professioni del ceto intellettuale medio che governa le idee e il pensiero.

Sarebbe più corretto definirlo la questione dei radical non radical.

I radical non radical sono quelli che sono radical sono in alcuni ambiti.

Tipico caso è proprio la cristianofobia. Un radical non radical parlerà di islamofobia e di omofobia, ma mai di cristianofobia.

Se solo ne parlasse, uscirebbe dal novero dei radical non radical. Se solo ne parlasse, porterebbe via voti alla destra. Preferisce che la destra vinca, piuttosto che schierarsi dalla parte dei cristiani perseguitati.

Il radical non radical non si accorge nemmeno che sarebbe un vero radical se difendesse un islam aperto all’omosessualità o un’omosessualità disposta a convertirsi all’islam.

Il radical non radical accusa invece i “razzisti” di non essere aperti all’islam e all’omosessualità, mentre non lo sfiora nemmeno l’idea che potrebbero essere quelle due realtà ad essere incompatibili fra loro, a motivo di “fobie” reciproche.

Il radical non radical predica il rispetto per ogni pensiero e per ogni religione, tranne che per i cristiani.

Il radical non radical non può mancare di offendere in ogni suo scritto il cristianesimo e la chiesa. In ogni suo scritto, ci deve stare almeno una tirata, per quanto breve, anti-cristiana.

Il radical non radical non si accorge che, invece, gli islamisti lo chiamano “crociato” e “cristiano”. Perché per gli islamisti Obama e Trump e i poveri cristiani uccisi in Sri Lanka, come Macron e i nigeriani cristiani bruciati nelle chiese, sono tutti “crociati” e “cristiani”.

L’islamista sa bene che la laicità e la fede cristiana sono due facce della stessa medaglia.

L’islamista sa che dove fiorisce il cristianesimo fiorisce anche la laicità e dove fiorisce la laicità fiorisce il cristianesimo. Per questo l’islamista attacca insieme turisti ricchi e cristiani poveri, uccide preti e omosessuali, perché per lui sono una sola cosa.

Il radical non radical si vuole, invece, distinguere dai poveri cristiani perseguitati nel mondo che sono invece lievito e fermento culturale nelle diverse nazioni in cui vengono perseguitati, come fermento di vera laicità nel mondo.

Per il radical non radical il cristianesimo non è fermento. Egli sogna un mondo senza cristiani, dove sussistano tutte le religioni, ma non il cristianesimo. Per lui i cristiani sono la feccia del mondo e la loro persecuzione non merita nemmeno che si faccia il loro nome.

Anzi, ritiene che fare il loro nome voglia dire incentivare una guerra religiosa.

In questa maniera, però, smette di difendere i poveri e i perseguitati. Tragicamente tanti si accorgono che quegli “intellettuali” non sono più, appunto, radical. Si accorgono che i poveri avrebbero bisogno e desiderio del cristianesimo, ma che gli “intellettuali” preferiscono tacere di questa cosa. Perdendo purtroppo di credibilità. Anche gli altri loro appelli ai diritti, cadono a questo punto inascoltati. Perché c’è una nota falsa nel loro sguardo sul mondo che inficia tragicamente anche altre cose giuste che affermano.

I radical non radical preferiscono il politicamente corretto. Preferiscono che si affermi “in generale” che non ci deve essere intolleranza religiosa. Essi denuciano solo l’intolleranza passata da parte dei cristiani, mai quella passata e presente contro i cristiani, che sono invece ieri e oggi fra i perseguitati.

Ciò rende i radical non radical sempre più insignificanti non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista della ricerca storica.

La ricerca storica si sta aprendo a comprendere che sono esistiti ed esistono un'intolleranza, un colonialismo, uno schiavismo, che sono stati e sono di religioni diverse dal cristianesimo a danno dei cristiani e/o di altre minoranze.

La storiografia si è abituata da secoli a parlare solo dei torti dei cristiani. Oggi sta scoprendo che un’infinità di torti sono stati commessi da altri popoli e da altre religioni.

Ma il radical non radical non può dichiararlo. Egli non usa mai la parola colonizzatore, schiavista, intollerante, per religioni diverse dal cristianesimo o per regimi e pensieri laici.

Solo i cristiani sono stati, per il radical non radical, schiavisti, colonizzatori, intolleranti.

Per Marx la religione era l’oppio dei popoli. Il radical non radical non crede più a Marx. Oggi, per il radical non radical, tutte le religioni sono parte della cultura propria di ogni etnia e perciò da rispettare senza che mai si possa dire che potrebbero essere nemmeno lontanamente oppio. Solo il cattolicesimo è oppio dei popoli.

I cristiani hanno chiesto e continuano a chiedere perdono delle loro colpe storiche.

Questo fatto è uno degli atteggiamenti che caratterizza la cultura dell’Europa, fecondata dal cristianesimo e dalla laicità.

Nessun’altra cultura o religione ha mai ammesso i proprio genocidi, le proprie guerre di conquista, i propri massacri, le proprie razzie. Quali colpe sono state ammesse, ad esempio, dall'islam per le sue conquiste nel periodo arabo, dal nord-Africa, al Medio Oriente, all'Asia o ancora nel periodo turco? Quali colpe sono state ammesse dal buddismo teocratico o dal sistema castale induista? Si noti bene, non si intende qui criticare tali religioni a partire dalla storia, così come un cristiano non ritiene che una critica al periodo crociato sia un attacco alla propria fede. Un radical può criticare le conquiste arabe senza che ciò suoni alle sue stesse orecchie come un attacco alla stessa fede islamica? Può contestare la presa di Costantinopoli come un atto guerrafondaio e ingiusto, senza con ciò sentirsi intollerante?

Tutte le religioni potrebbero divenire religioni di pace se riconoscessero le proprie colpe storiche come ha fatto il cristianesimo.

Eppure nessuna delle grandi religioni, ad eccezione del cristianesimo, sembra averlo mai fatto, almeno fno a prova contraria.

Ma il radical non radical non si preoccupa di aiutare le altre culture e le altre religioni a fare questo, a riconoscere le proprie colpe. Lo ha fatto con il cristianesimo – e questo è certamente un merito e non un demerito -, ma ritiene ora che non sia giusto farlo con le altre culture.