[La Damnatio memoriae con la quale Enrico VIII condannĂ² san Tommaso Becket che secoli prima si era opposto al potere del re] Cancellando Becket, di Sarah J. Biggs

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 30 /12 /2018 - 15:06 pm | Permalink
- Tag usati: , , , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito una nostra traduzione di un articolo di Sarah J Biggs apparso sul sito della British Library di London il 9/9/2011 (https://blogs.bl.uk/digitisedmanuscripts/2011/09/erasing-becket.html?fbclid=IwAR3Tro5wi9VirmdjfCaN0TpTt2m_DobcooveqIedVi_n8tAg-hTH3G5d9lc) con le immagini corrispettive. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sezioni La Riforma e I luoghi della storia della Chiesa: Inghilterra.

Il Centro culturale Gli scritti (30/12/2018)

Recentemente abbiamo avuto una serie di richieste di informazioni su casi di cancellazione, raschiamento o rimozione o dei riferimenti a San Tommaso di Canterbury in alcuni dei nostri manoscritti. In realtà è abbastanza comune trovare tali "cancellazioni" in manoscritti medievali inglesi (o comunque in quelli rimasti in Inghilterra nel corso della Riforma protestante), e esse possono essere rintracciate, in particolare in manoscritti devozionali come Libri delle Ore o Salteri.

Miniatura del martirio di Thomas Becket, arcivescovo di 
Canterbury, all'inizio della sua memoria liturgica. Il suo
nome viene “cancellato” in accordo con la soppressione del
culto del santo sotto Enrico VIII, Libro delle Ore
(Rituale di Sarum), Francia (Rouen),
c. 1430 - 1440, Harley 2900, f. 56v

In certa misura queste rimozioni possono essere viste come parte del progetto iconoclastico della Riforma e con gli sforzi per eliminare l'idolatria e la "superstizione" dalla religione inglese. Ma, pur tenendo presente questo, è comunque vero che Thomas Becket e il suo culto vennero presi di mira in maniera peculiare da parte dei protagonisti della Riforma che intendevano sopprimerne la memoria, per una serie di ragioni.

Nell'Inghilterra medievale la devozione a San Tommaso di Canterbury era diffusa e appassionata; prima della Riforma c'erano più chiese parrocchiali a lui dedicate che a qualsiasi altro santo inglese. La sua tomba/reliquiario nella cattedrale di Canterbury era visitato da innumerevoli pellegrini (compresi quelli descritti da Geoffrey Chaucer), provenienti da tutta Europa, e si contano in quel sito centinaia di miracoli segnalati. Il complesso era anche estremamente ricco, a causa dei molti visitatori e pellegrini che vi facevano offerte - il suo status di primo sito di devozione e pellegrinaggio potrebbe aver contribuito a renderlo un bersaglio da parte della Riforma.

Ma è più probabile che sia stata la stessa storia di San Tommaso come “prete turbolento” a far sì che Enrico VIII e i suoi consiglieri desiderassero la soppressione del suo culto. Come Arcivescovo di Canterbury, infatti, Thomas Becket aveva sposato con fierezza l'indipendenza della Chiesa dall'autorità reale, e il suo omicidio nel 1170 da parte di soldati di Enrico II aveva fatto di lui un martire e un eroe popolare. Per Enrico VIII la lezione che proveniva dalla memoria di Becket era chiara: era quella di un leader religioso che aveva sfidato il re ed era stato canonizzato, divenendo un pericoloso precedente per quel periodo di grandi cambiamenti religiosi che era la Riforma.

San Tommaso è menzionato per nome in molte delle prime Ingiunzioni reali che cercarono di abolire il “più detestabile peccato dell'idolatria”. Nel settembre del 1538 la sua tomba/reliquiario nella cattedrale di Canterbury fu smantellata, il suo “tesoro” rimosso e trasportato via e le sue ossa dissotterrate e probabilmente bruciate. La distruzione fisica della sua tomba/reliquiario fu seguita diversi mesi dopo da un editto che intendeva distruggere la sua reputazione e la sua fama.

Un Proclama reale venne emanato congiuntamente da Enrico VIII e Thomas Cromwell il 16 novembre 1538: esso attribuiva la morte di San Tommaso, definita come "martirio indisciplinato", a una sommossa generata da “parole obbrobriose” pronunciate dallo stesso Tommaso a causa della sua "testardaggine". Si affermava che la sua morte “non era in verità un martirio”. Poiché "non appare nulla nella sua vita e nella sua condotta di vita che giustifichi il fatto che sia chiamato santo", il Proclama reale ordinò che Tommaso fosse piuttosto "ritenuto come un ribelle e un traditore del suo principe".

Il Proclama concludeva che “d’ora in poi il detto Thomas Becket non sarà ritenuto, stimato, nominato, reputato e chiamato santo... e che ogni sua immagine e pittura in tutto il regno sarà cancellata e eliminata da tutte le chiese, cappelle e altri luoghi; e che d'ora in poi, nei giorni in cui si celebrava la festa in suo nome, non devono essere osservati né il servizio, né l'ufficio, né le antifone, né le preghiere di colletta, e non devono essere lette le preghiere in suo nome, ma raschiate e eliminate da tutti i libri».

Pagina di testo con la miniatura della “L” iniziale di 
Laude e testo, con riferimenti a Thomas Becket cancellati,
Libro delle Ore (Rituale di Sarum), Paesi Bassi meridionali,
3° quarto del 15° secolo, Stowe 22, f. 25
Pagina di calendario con il mese di dicembre, con la 
festa di San Tommaso cancellata, Salterio ("Salterio
della Regina Maria"/The Queen Mary Psalter),
Inghilterra (Londra / Westminster o East Anglia?),
tra il 1310 e il 1320, Royal 2 B. vii, f. 83

Sebbene la risposta pubblica al Proclama, e ad altri che ne seguirono, non dovette avere riscontro positivo immediato in tutto il regno, nondimeno nel giro di diversi anni la Riforma riuscì a distruggere la maggior parte delle rappresentazioni pubbliche di Thomas Becket (come i dipinti e le statue nelle chiese). Ciò avvenne anche per la gran parte dei manoscritti del tempo; per la maggior parte, i proprietari di questi manoscritti obbedirono ai proclami, anche se i livelli di conformità poterono variare notevolmente.

Ad esempio, i riferimenti a Thomas Becket vennero più "delicatamente" rimossi, mediante un'attenta cancellazione o l'individuazione di parole particolari. Questo è evidente nella pagina di un Libro d'Ore del XV secolo in cui diverse ricorrenze del nome di Tommaso sono state cancellate, o nella pagina del calendario di dicembre del The Queen Mary Psalter, dove il riferimento alla festa di San Tommaso (29 dicembre) è stato raschiato via (nella terza riga dal basso).

Miniatura del martirio di Thomas Becket, ed escissione 
delle preghiere per la festa liturgica di Thomas Becket,
Libro delle Ore (Rituale di Sarum), Paesi Bassi
meridionali, 3° quarto del XV secolo, Harley 2985, ff. 29v-30

In alcuni manoscritti sembra essere stato fatto uno sforzo per eliminare tutti i riferimenti testuali a San Tommaso, ma a volte le immagini di accompagnamento non sembrano essere state prese di mira. Ciò è particolarmente evidente in questo Libro d'Ore del XV secolo, in cui parti di un foglio contenente preghiere per il santo sono ordinatamente tagliate, ma il foglio di fronte con una miniatura a tutta pagina del martirio di San Tommaso rimane inalterato.

Miniatura del martirio di Thomas Becket, e prime 
righe delle preghiere per la sua commemorazione,
Book of Hours (Usuale of Sarum), Paesi Bassi
meridionali (Bruges), c. 1500, King's 9, ff. 38V-39

Ci sono pochissimi manoscritti che sembrano essere rimasti completamente incolumi; interessante è il fatto che uno di questi sia stato utilizzato da Enrico VIII. Alcune annotazioni di mano del re e di Anna Bolena  (prima del loro matrimonio) si trovano ai margini di questo Libro d'Ore, quindi è chiaro che Enrico VIII conosceva bene il manoscritto. È strano, quindi, che la miniatura del martirio di San Tommaso e il seguente foglio con le preghiere per la sua commemorazione siano rimasti inalterati, e non vi è ancora alcuna spiegazione per la loro significativa sopravvivenza.