«Come si dovrebbe insegnare teologia a fianco delle discipline “laiche”, per esempio in una Facoltà di Medicina, di Diritto o di Scienza dell’educazione?». Dialogo a partire da Romano Guardini e dalla sua cattedra di Weltanschauung, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /12 /2018 - 22:16 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Università.  

Il Centro culturale Gli scritti (9/12/2018)

«Come si dovrebbe insegnare, secondo te, la teologia nelle nostre università? Mi pongo la domanda perché nelle Università Cattoliche il rischio è che la teologia sia presentate come uno studio parallelo, distante, ininfluente rispetto allo studio specifico delle diverse discipline. Si rischia di insegnare teologia facendo un “catechismo” più approfondito, presentando i libri della Bibbia, facendo lezioni di teologia morale, senza proporre, invece, uno sguardo sul mondo. Lo studente universitario si abitua così, per colpa di tali modalità di insegnamento della teologia, a pensare che fede e cultura siano due realtà che non si toccano se non su pochi punti sensibili, quelli  particolarmente in discussione in politica o sui quotidiani, quelli “pruriginosi”, procedendo in maniera tangente, invece, allo studio di ciò che è decisivo nelle diverse materie». Questa la domanda di un amico cappellano universitario.

Riflettiamo insieme e viene subito in mente la figura di Romano Guardini.

Guardini fu titolare a Berlino, prima di esserne cacciato da Hitler, della cattedra di Weltanschauung cattolica, cioè di un insegnamento nel quale non si presentava la fede cattolica tout court, bensì la visione del mondo cattolica, lo sguardo che il Vangelo ha generato sulla vita e sul mondo.

Riflettiamo, come a sondare un possibile ambito di studio in vista di una proposta, sul fatto che esiste una determinata visione cattolica del “lavoro” e della “professione”, visione così precisa e forte da aver generato nel medioevo la stessa idea di università: la consapevolezza di tale derivazione dell’istituzione stessa dell’università da uno sguardo cristiano sulla vita rende evidente quale sia la fecondità “culturale” del cristianesimo.

D’altro canto, la maggior parte degli studenti universitari che hanno corsi di teologia in alcune Università della Capitale ignorano che l’università sia un’istituzione nata in seno al cristianesimo e soprattutto il perché di questo: lì appare con evidenze come i corsi di teologia e quelli delle altre materie siano delle rette parallele.

Riflettiamo anche sulla festa: è solo a partire da Genesi 1 che nasce nella storia un’idea precisa di festa. È solo da una riflessione sui capitoli di Genesi riletti nella fede cristiana che emerge nella storia un preciso rapporto fra festa e lavoro, talmente importante da risultare costitutivo di una visione della vita (una Weltanschauung, appunto): nell’ottica della fede ebraica e di quella cristiana non “bestemmia” solo chi commette peccati nell’ambito familiare, ma anche chi non lavora “a regola d’arte”. Lavorare male e senza professionalità vuol dire “bestemmiare” Dio e tradire l’alleanza con Lui.

Non vive lontano da Dio solo chi non “santifica le feste”, ma anche colui che non studia e non lavora con estrema competenza e passione.

Tutto ciò non può essere semplicemente etichettato come “Dottrina sociale della Chiesa”, bensì è molto più profondamente Weltanschauung, cioè visione cristiana della vita e del mondo

Guardini è maestro di un possibile modo di insegnare teologia nei Dipartimenti scientifici e umanistici: il teologo tedesco non insegnava direttamente la fede e le diverse discipline teologiche, nemmeno quella della teologia fondamentale, bensì affrontava ogni tematica, sapendo individuare in essa lo specifico contributo apportatovi dalla fede cristiana e, più ancora, lo specifico sguardo con cui il cristianesimo insegna a guardare alla vita in maniera assolutamente umana, senza saltare nessuna delle opposizioni polari che costituiscono lo specifico antropologico.

Tutto questo deve insegnare molto a chi si interroga su come insegnare teologia in Università specializzate in discipline non teologiche.

N.B. Su Romano Guardini, cfr.