Confessioni di un protofascista, di Massimo Gramellini

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /11 /2018 - 14:47 pm | Permalink
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Riprendiamo dal Corriere della Sera del 2/11/2018 un articolo di Massimo Gramellini, per la rubrica Il caffè . Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Novecento: fascismo e nazismo, resistenza e liberazione.

Il Centro culturale Gli scritti (4/11/2018)

Ho risposto alle sessantacinque domande del fascistometro, l’illuminante test pubblicato da Michela Murgia nel suo ultimo saggio Einaudi per misurare il tasso di fascismo presente in ciascuno di noi, e sono preoccupato.

Risulto appartenere al profilo «protofascista». Non ancora un gerarca con l’orbace, ma un insincero democratico che considera il ricorso alla dittatura una delle opzioni possibili.

E tutto perché ho spuntato alcune voci che, nella mia ingenuità (altro sintomo, temo, di protofascismo), consideravo ovvie. Per esempio che in Italia ci sono troppi parlamentari: il doppio degli Stati Uniti, cinque volte più popolati di noi. O che la gran parte dei richiedenti asilo sono migranti economici e non rifugiati politici: affermazione non attribuibile al Ku Klux Klan, ma ai report del ministero dell’Interno. Oppure che, nella patria dei Tar, chiunque può bloccare un’opera pubblica con ricorsi infiniti.

Non si tratta di opinioni, ma di fatti. A meno che, per meritarsi l’appellativo di fascista, in alcuni casi basti dire la verità.

Quando verrò chiamato a rispondere dei miei crimini, proverò a difendermi così. Non tutto ciò che pensa la maggioranza è reazionario. I luoghi comuni diventano tali anche perché ogni tanto sono veri.

E se il fascismo è sopraffazione, conformismo e inflessibile mancanza di senso dell’ironia, alle sessantacinque voci del fascistometro bisognerebbe aggiungere la numero 66: «Scrivere un test per misurare il fascismo altrui».

© Corriere della Sera RIPRODUZIONE RISERVATA