Straordinaria scoperta a Roma durante i restauri: l'Arco di Giano è in realtà un Arco eretto per Costantino, di Daniela Giammusso per ANSA

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 08 /04 /2018 - 22:04 pm | Permalink
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Riprendiamo una nota ANSA di Daniela Giammusso del 17/5/2017 apparsa con titolo originario “L'Arco di Giano ritrova la sua facciata”. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Roma e le sue basiliche e, in particolare, Roma imperiale.

Il Centro culturale Gli scritti (8/4/2018)

Sono bastate tre lettere, Cos, venute fuori dal marmo annerito per confermare ciò che gli archeologi sospettavano da tempo. E quello che per secoli è stato l'Arco di Giano in un colpo solo ha ritrovato la bellezza della sua facciata sul Tevere ed è tornato a essere, come nel IV d.C., l'arco onorario dedicato all'imperatore Costantino dai suoi figli

Inizia così la prima tappa del restauro di uno dei gioielli superstiti del Foro Boario, quell'area affacciata sul fiume ai piedi del Palatino, che per secoli fu cuore di commerci in arrivo da tutto il Mediterraneo. 

E che ora ritrova parte della sua bellezza grazie al World Monuments Fund che con AmericanExpress ha donato 215 mila dollari (dopo essere già intervenuti al Foro Boario per i templi di Ercole Olivario e di Portuno), in aggiunta ai 100 mila euro già stanziati dalla Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma.

La strada per un restauro completo del monumento è ancora tutta da scrivere (i lavori sulla prima facciata termineranno a luglio), ma per ora, raccontano Maria Grazia Filetici e Mirella Serlorenzi, direttore del restauro e direttore scientifico, "si è potuto studiare lo stato di tutto l'arco sia dal punto di vista conservativo che strutturale, mappando tutte le 16 facciate". 

Unico arco onorario a pianta quadrata, un tempo ricco di 48 statue incastonate nelle nicchie, divenuto nel Medioevo fortezza per i Frangipane (come il Colosseo) e parzialmente interrato fino al 1827, è durante i lavori che il colosso ha mostrato quella scritta, Cos, incisa in un blocco della scala per l’attico. 

"È il primo mito da sfatare - dice la Serlorenzi - Non era un arco per Giano. Venne chiamato così da antiquari del Rinascimento" per via dei suoi quattro ingressi che ricordano la specularità delle due facce del Dio. 

"Dai cataloghi regionali del IV secolo - dice - sapevamo che nell'area c’era un Arcus Divi Constantini. Quel marchio di cava oggi ci indica che era proprio questo". 

I problemi da risolvere sono molti, dallo scorrimento delle acque dall'attico ("costruito come una strada, con i sanpietrini") agli agenti atmosferici su cui si sta intervenendo con ultimissimi ritrovati biocompatibili o il furto nei secoli dei collegamenti in metallo tra i blocchi. 

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