I luoghi di San Paolo e del suo naufragio a Malta, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /04 /2018 - 08:45 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un breve testo di Andrea Lonardo. Per ulteriori approfondimenti, cfr. la sezione I luoghi della Bibbia.

Il Centro culturale Gli scritti (2/4/2018)

La tradizione vuole che Paolo apostolo sia naufragato dinanzi agli scogli degli isolotti detti oggi isole di San Paolo, nella baia di San Paolo a Malta (San Pawl il-Ba─žar in maltese, St Paul’s  Bay in inglese).

In effetti tutta la costa, tranne rari tratti, presenta formazioni di scogli e il racconto degli Atti parla proprio del pericolo di avvicinarsi a riva con il mare mosso in una zona simile. Sull’isola più grande – ma pur sempre molto piccola – è presente oggi una statua dell’apostolo ed un altare dove è possibile celebrare la messa: è raggiungibile solo con un’imbarcazione e non c’è una tratta abituale. Bisogna accordarsi con qualche marinaio locale.

Un buon posto di osservazione, anche se dall’altra parte della baia, è il Malta National Aquarium, vicino al quale è anche possibile scendere sugli scogli fino al mare.   

La piccola chiesetta di St. Paul Milqi (in inglese) o San Pawl Milqi (in maltese), nel vicino villaggio Burmarrad ricorda il luogo dove Paolo, una volta giunto sano e salvo sulla spiaggia della baia, con tutte le persone presenti sulla barca – l’episodio è un inno alla provvidenza divina –, sarebbe stato ospitato.

In effetti sul luogo si trovano resti romani che potrebbero essere appartenuti a quei possedimenti del governatore Publio di cui parla At 28,7.

Dal tenore del racconto si può ipotizzare che Paolo si trasferì poi nell’odierna Rabat che allora era, con diverso nome, la capitale dell’isola e dove doveva risiedere il governatore.

A Rabat si trova oggi il luogo molto venerato dove Paolo avrebbe abitato, una grotta trasformata in cappella. Portano il nome di Paolo anche le catacombe di Rabat, sullo stesso luogo della grotta, che conservano diverse memorie cristiane e testimoniano del passato cristiano dell’isola, prima che l’invasione arabo-musulmana facesse piazza pulita della fede cristiana e ne cancellasse le memorie, fino all’arrivo dei normanni (su questo cfr. 1/ I «secoli bui» di Malta, di Andreas M. Steiner 2/ Malta e Gozo dall’invasione arabo-musulmana all’espulsione dei musulmani da parte dell’imperatore Federico II, dall’Enciclopedia Italiana Treccani).

A nostro avviso si può ipotizzare che Paolo da Rabat sia poi ripartito in barca, con la “nave proveniente da Alessandria”, da uno dei porti dell’odierna Valletta, poiché anche allora era in quel luogo che giungevano le navi e da lì ripartivano. Il porto antico doveva essere quello situato fra le odierne Vittoriosa e Senglea.

Questo il testo degli Atti che racconta i fatti (si noti che è uno dei tre brani nei quali è attestata la celebrazione dell’eucarestia presieduta da Paolo):

At 279Era trascorso molto tempo e la navigazione era ormai pericolosa, perché era già passata anche la festa dell’Espiazione; Paolo perciò raccomandava 10loro: «Uomini, vedo che la navigazione sta per diventare pericolosa e molto dannosa, non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite». 11Il centurione dava però ascolto al pilota e al capitano della nave più che alle parole di Paolo. 12Dato che quel porto non era adatto a trascorrervi l’inverno, i più presero la decisione di salpare di là, per giungere se possibile a svernare a Fenice, un porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale.
13Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, ritenendo di poter realizzare il progetto, levarono le ancore e si misero a costeggiare Creta da vicino. 14Ma non molto tempo dopo si scatenò dall’isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. 15La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva. 16Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Cauda, a fatica mantenemmo il controllo della scialuppa. 17La tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per tenere insieme con funi lo scafo della nave. Quindi, nel timore di finire incagliati nella Sirte, calarono la zavorra e andavano così alla deriva. 18Eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta e il giorno seguente cominciarono a gettare a mare il carico; 19il terzo giorno con le proprie mani buttarono via l’attrezzatura della nave. 20Da vari giorni non comparivano più né sole né stelle e continuava una tempesta violenta; ogni speranza di salvarci era ormai perduta.
21Da molto tempo non si mangiava; Paolo allora, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Uomini, avreste dovuto dar retta a me e non salpare da Creta; avremmo evitato questo pericolo e questo danno. 22Ma ora vi invito a farvi coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi, ma solo della nave. 23Mi si è presentato infatti questa notte un angelo di quel Dio al quale io appartengo e che servo, 24e mi ha detto: “Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare, ed ecco, Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione”. 25Perciò, uomini, non perdetevi di coraggio; ho fiducia in Dio che avverrà come mi è stato detto. 26Dovremo però andare a finire su qualche isola».
27Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell’Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l’impressione che una qualche terra si avvicinava. 28Calato lo scandaglio, misurarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, misurarono quindici braccia. 29Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno. 30Ma, poiché i marinai cercavano di fuggire dalla nave e stavano calando la scialuppa in mare, col pretesto di gettare le ancore da prua, 31Paolo disse al centurione e ai soldati: «Se costoro non rimangono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo». 32Allora i soldati tagliarono le gómene della scialuppa e la lasciarono cadere in mare.
33Fino allo spuntare del giorno Paolo esortava tutti a prendere cibo dicendo: «Oggi è il quattordicesimo giorno che passate digiuni nell’attesa, senza mangiare nulla. 34Vi invito perciò a prendere cibo: è necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andrà perduto». 35Detto questo, prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare. 36Tutti si fecero coraggio e anch’essi presero cibo. 37Sulla nave eravamo complessivamente duecentosettantasei persone. 38Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave gettando il frumento in mare.
39Quando si fece giorno, non riuscivano a riconoscere la terra; notarono però un’insenatura con una spiaggia e decisero, se possibile, di spingervi la nave.
40Levarono le ancore e le lasciarono andare in mare. Al tempo stesso allentarono le corde dei timoni, spiegarono la vela maestra e, spinti dal vento, si mossero verso la spiaggia. 41Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde. 42I soldati presero la decisione di uccidere i prigionieri, per evitare che qualcuno fuggisse a nuoto; 43ma il centurione, volendo salvare Paolo, impedì loro di attuare questo proposito. Diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra; 44poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.

At 281Una volta in salvo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava Malta. 2Gli abitanti ci trattarono con rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia e faceva freddo. 3Mentre Paolo raccoglieva un fascio di rami secchi e lo gettava sul fuoco, una vipera saltò fuori a causa del calore e lo morse a una mano. 4Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli abitanti dicevano fra loro: «Certamente costui è un assassino perché, sebbene scampato dal mare, la dea della giustizia non lo ha lasciato vivere». 5Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non patì alcun male. 6Quelli si aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto sul colpo ma, dopo avere molto atteso e vedendo che non gli succedeva nulla di straordinario, cambiarono parere e dicevano che egli era un dio.
7Là vicino vi erano i possedimenti appartenenti al governatore dell’isola, di nome Publio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni. 8Avvenne che il padre di Publio giacesse a letto, colpito da febbri e da dissenteria; Paolo andò a visitarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. 9Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che avevano malattie accorrevano e venivano guariti. 10Ci colmarono di molti onori e, al momento della partenza, ci rifornirono del necessario.
11Dopo tre mesi salpammo con una nave di Alessandria, recante l’insegna dei Diòscuri, che aveva svernato nell’isola. 12Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni.