«Questa chiesa, la basilica di Sant’Antonio di Padova, è come un porto ed è il tuo santo che ci accoglie qui dentro e il male resta fuori dal portone. Questa è la casa visibile che conduce alla casa invisibile. Qui tu sarai sempre a casa». “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan, Il prologo, di Donata Conci

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 30 /12 /2017 - 18:31 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito CulturaCattolica.it un articolo di Donata Conci pubblicato l’8/8/2009. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Letteratura.

Il Centro culturale Gli scritti (30/12/2017)

Come tutti i grandi scrittori, l’Autrice ha deciso dunque ad un certo momento della sua vita di mettere per iscritto la propria esperienza e ciò che ha appreso, per aggiungere un tassello alla storia di verità che gli uomini di ogni tempo, assieme, pazientemente tessono e costruiscono con la scrittura, e allo stesso tempo per capire sempre più profondamente quello che si cela nella vicenda umana propria e altrui, per chiederne assieme il significato ultimo e il riscatto.

Il romanzo prende avvio con un Prologo in cui l’Autrice racconta di quando era bambina e con la zia Henriette si stava recando alla Basilica di Sant’Antonio a Padova:

“Prendemmo la strada sotto i portici per andare al Santo. Era il 13 giugno, il giorno del mio onomastico. Pioveva, e io non volevo muovermi, ma il nonno Yerwant aveva detto: “È ora che la bambina conosca il suo santo. È già quasi troppo tardi, ha cinque anni. Non sta bene fare aspettare i santi…” (A. Arslan, “La masseria delle allodole”, Rizzoli, 2004, pag. 7).

Ben presto furono raggiunte da nonno Yerwant, uno dei protagonisti della storia narrata, che presa per mano la piccola Antonia, e accompagnatala all’interno della Basilica, le disse:

Questa Chiesa è come una nave ed è il tuo santo che la guida. Questa chiesa è come un porto ed è il tuo santo che ci accoglie qui dentro e il male resta fuori dal portone. Questa è la casa visibile che conduce alla casa invisibile. Qui tu sarai sempre a casa. Hai sentito quello che ha detto il santo: Dio è consolazione e conoscenza, è vicinanza nella malattia, cuore caldo che batte vicino al tuo. Qui ci sono tutti i nostri morti: la nonna Antonietta, la mia mamma giovinetta, tutti i miei fratelli scomparsi nella deportazione” (Op. cit., pag. 12).

Quindi si incontrarono col Padre provinciale , che rivolgendosi alla piccola la invitò a tornare presto a trovarlo:

“Tu, poiché ti chiami come lui (riferendosi al Santo), e sei donna, hai degli speciali doveri. Ci sono tanti Antonii, ma poche Antonie” (Op. cit., pag. 14).

E forse “quegli speciali doveri” accennati dal frate non andranno del tutto dimenticati nella vita della scrittrice.