Montenegro, la strage silenziosa dell’aborto selettivo: «scartate» le femmine. L’aborto selettivo è sempre più diffuso. Un orrore che viene da lontano, di Gian Antonio Stella

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /12 /2017 - 23:00 pm | Permalink
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Riprendiamo dal Corriere della Sera un articolo di Gian Antonio Stella pubblicato il 20/11/2017. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Vita.

Il Centro culturale Gli scritti (4/12/2017)

«Cara bimba rifiutata, i tuoi genitori desideravano di più un maschio perciò non hai potuto nascere. Perdonaci». Il messaggio, intenerito dalla sagoma rosa di una ragazzina con le trecce dentro la cornice nera degli annunci mortuari, inonda in Montenegro le pagine di necrologie sui giornali, i pali della luce dove il manifesto viene incollato, gli alberi e le bacheche sui quali è affisso. Un pugno in faccia. Ben dato a tutti quei genitori della repubblica balcanica che, nel solco di barbariche tradizioni patriarcali, sempre più spesso decidono di scegliere il sesso dei figli liberandosi subito, con un aborto selettivo, delle femmine. Un aborto che non c’entra nulla con le scelte tormentate e strazianti di tante donne che rivendicano quel sofferto diritto di decidere, ma ha a che fare piuttosto con lo shopping («prendiamo il corredino azzurro o quello rosa?») e con la «cultura dello scarto» su cui martella papa Francesco.

Certo, l’allarme per la diffusione dell’aborto selettivo che scarta le future bambine non è una novità. C’è chi lo chiama «gendercidio» e chi, forse più correttamente, «ginecidio». Quel che è sicuro è che si tratta di un eccidio di proporzioni spaventose. Dice tutto la denuncia nel 1990 dell’economista e filosofo indiano Amartya Sen, che due anni prima aveva ricevuto il premio Nobel per l’economia: «Mancano, nel mondo, almeno 100 milioni di donne». Un numero spropositato, avrebbe annotato la biologa e giornalista scientifica Anna Meldolesi nel libro «Mai nate», pari a quello delle donne che vivono in Francia, Germania e Italia messe insieme: «Una perdita numericamente superiore alle vittime delle guerre mondiali, o delle carestie del XX secolo, o delle grandi epidemie». Un numero che continua a crescere, crescere, crescere. Basti dire che il dossier dell’Onu sulle popolazioni asiatiche presentato a Bangkok cinque anni fa stimava già in 117 milioni le donne che mancavano all’appello.

Qualche speranza, va detto, c’è. Viene dalla Corea del Sud, il primo Paese che, stando a una recente inchiesta dell’Economist ripresa da Internazionale ha invertito da qualche anno un andazzo simile a quello dei due Paesi più colpiti dal «ginecidio», Cina e India. La svolta sarebbe dovuta a un cambiamento culturale: «Il maggiore grado di istruzione delle ragazze e le denunce contro le discriminazioni hanno cominciato a far apparire la preferenza per i maschi inutile. Ma le cose sono cambiate solo quando la Corea del Sud è diventata ricca. La Cina e l’India, dove il reddito medio è rispettivamente un quarto e un decimo di quello sudcoreano, dovranno aspettare molte generazioni». Ma le donne cinesi e indiane, o meglio ancora tutte intere le loro società, possono permettersi di aspettare così a lungo? Rispondono i dati: in natura, concordano tutti i demografi, nascono mediamente 105 maschi ogni 100 femmine, un rapporto che nel corso della vita si riequilibra.

Nel caso dei due grandi Paesi asiatici e di altri nell’area, però, non accade da tempo. Anzi. Come ricordava l’Avvenire già nel 2011, in Cina «secondo l’Accademia cinese delle scienze sociali nascono 124 maschi ogni 100 femmine». In India da 115 a 120 maschi, con punte terrificanti in alcuni Stati come il Punjab e l’Haryana. «Nel 1991 c’era un solo distretto con un rapporto superiore a 125 ogni 100, nel 2001 erano 46», spiega ancora la rivista. Peggio: «I medici indiani hanno iniziato a pubblicizzare l’ecografia con lo slogan: “Paghi cinquemila rupie oggi ma ne risparmi 50 mila domani”. Il risparmio, ovviamente, è sulla dote di un’eventuale figlia. Milioni di coppie che volevano un maschio ma non avevano il coraggio di uccidere le bambine, hanno scelto l’aborto». In India quello selettivo è vietato dal 1994, in Cina dal 1995. «È illegale in quasi tutti i Paesi», accusa il settimanale britannico, «ma resta molto diffuso perché è praticamente impossibile dimostrare che un aborto è stato deciso per motivi di selezione sessuale. Un’ecografia è alla portata di quasi tutte le famiglie cinesi e indiane, visto che costa in media 12 dollari. In un ospedale del Punjab, nel nord dell’India, le uniche bambine nate dopo una serie di ecografie sono state quelle scambiate per bambini o che avevano un gemello maschio».

In India, spiega l’inchiesta di Mara Accettura su «D», il premier indiano Narendra Modi, che due anni fa aveva lanciato la campagna «Beti Bachao Bet Padhao» (Salva una bambina, educa una bambina), «ha denunciato il feticidio femminile, esortando a non discriminare più tra i sessi. «Che siano scolarizzate o ignoranti, povere o ricche, cittadine o di campagna, indù o musulmane, sikh, cristiane o buddhiste...». Si son mossi anche l’immenso pianeta cinematografico di «Bollywood» e le tivù che «trasmettono seguitissime soap opera, come Na Aana Is Des Laado (“Cara figlia non venire su questa terra”), 870 episodi incentrati sugli orrori dell’infanticidio femminile e l’oppressione dell’India rurale». Ma quando si vedranno i frutti della semina? Certo è che, come già i demografi avevano denunciato da tempo, la cultura dello «scarto delle bambine» si è via via diffusa nei Paesi balcanici. Come spiega Stefano Giantin, che per primo ha raccontato sul Piccolo di Trieste della straordinaria campagna lanciata dalla Ong montenegrina «Centro per i diritti delle donne» e intitolata «Nezeljena» (non voluta), in Montenegro «nel 2009, sono nati 113 maschi ogni 100 femmine». Folle.

Eppure, come dicevamo, non è l’unico Paese afflitto dal fenomeno degli aborti selettivi. I dati del think tank Population Research Institute (Pri), basati su numeri del Census Bureau americano, parlano di oltre 15 mila aborti selettivi in Albania dal 2000 al 2014, 2.700 in Bosnia, 7.500 in Kosovo, 3.100 in Macedonia, 746 in Montenegro, 2.140 in Serbia… Tutte bambine di domani. Tutte figliolette di un Dio minore.

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