1/ Sono 14 secoli che è impedito ai cristiani copti di predicare il Vangelo, ma gli islamisti stanno rendendo nuovamente pubblica la fede dei cristiani d'Egitto. Breve nota di Andrea Lonardo 2/ Il martirio dei copti, di Gianni Valente 3/ Giovane musulmano: il sangue della Domenica delle Palme, di Kamel Abderrahmani

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 17 /04 /2017 - 23:44 pm | Permalink
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1/ Sono 14 secoli che è impedito ai cristiani copti di predicare il Vangelo, ma gli islamisti stanno rendendo nuovamente pubblica la fede dei cristiani d'Egitto. Breve nota di Andrea Lonardo

Riprendiamo sul nostro sito due brevi testi di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Cristianesimo, ecumenismo e dialogo fra le religioni.

Il Centro culturale Gli scritti (17/4/2017)

L'elezione del patriarca copto Tawadros

Sono 14 secoli che è impedito ai cristiani copti di predicare il Vangelo, di battezzare qualcuno che non sia figlio di cristiani, di fare una catechesi invitando i non cristiani, sono 14 secoli che è vietato ad un ragazzo cristiano di sposare una ragazza non cristiana. 14 secoli senza poter annunciare pubblicamente il vangelo, potendo solo trasmetterlo di padre in figlio, potendolo donare solo ai bambini già cristiani.
Ed ora, per il mistero della provvidenza divina, tramite il martirio, la loro testimonianza torna ad essere pubblica, i copti tornano a dire dopo 14 secoli all'intero paese che Gesù è misericordia e vince l'odio, che la libertà è un valore, che sarebbe bene che un ragazzo scegliesse liberamente la ragazza che ama e anche la stessa fede senza dover essere costretto. Con il loro martirio annunciano che Cristo è veramente morto in croce per perdonarci tutti... è il "Mistero" della storia, gli islamisti stanno rendendo nuovamente pubblica la fede dei cristiani d'Egitto... e dove ci sono i cristiani, ecco che anche i musulmani possono diventare più liberi.

I copti sono egiziani (“copto” vuol dire esattamente “egiziano”, con i passaggi fonetici avvenuti nei secoli egyptos-kyptos-coptos) e chiamano Dio “Allah” come i loro confratelli (perché “Allah” è il nome non del Dio di qualcuno, ma vuol dire semplicemente “Id-Dio”, “Il Dio”).
Pregano dicendo: “Allah mahaba”, cioè “Dio è amore”. Hanno conservato la fede cristiana che l’Egitto aveva prima dell’invasione islamica e l’hanno conservata umilmente, trasmettendola di padre in figlio.
Hanno sempre incentivato la cultura, creando scuole e centri di studio che aiutassero tutti gli egiziani, non solo quelli copti, e la loro visione più aperta della donna e della vita ha contribuito e contribuisce alla vita degli egiziani.
Sono stati uccisi mentre pregavano come Gesù. Sono stati uccisi nel giorno in cui la Chiesa ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme per essere ucciso come un innocente e salvare i peccatori con il suo sacrificio.
Chi conosce Dio, ama come Gesù ha amato. Chi non ama, non conosce Dio. L’antiCristo si scaglia contro gli innocenti, così come si è scagliato contro Gesù.
I copti sono stati ancora una volta colpiti come innocenti e noi sappiamo che Allah è dalla parte degli innocenti. Ora ci sono orfani e vedove e noi sappiamo che Allah è dalla parte degli orfani e delle vedove. Che il loro martirio - ne siamo certi - illumini le menti e i cuori a comprendere che Dio è amore e dal cielo intercedano per l’Egitto e per tutti noi.

2/ Il martirio dei copti, di Gianni Valente

Riprendiamo da La Stampa del 9/4/2017 un articolo di Gianni Valente. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. 

Il Centro culturale Gli scritti (16/4/2017)

Le ultime stragi di cristiani in Egitto sono «una pugnalata al cuore per ogni egiziano», e confermano la necessità di rafforzare le misure di sicurezza intorno alle chiese. Ma per il momento, non provocano alcun cambio di programma nella prossima trasferta egiziana di Papa Francesco, in agenda i prossimi 28 e 29 aprile. Lo ha riferito ai media egiziani padre Hani Bakhoum, segretario del Patriarcato di Alessandria dei copti cattolici. La visita di Papa Francesco a Papa Tawadros, se confermata, potrà essere anche un’occasione preziosa per aiutare tutti i cristiani a contemplare la reale condizione della fede e della Chiesa nel tempo presente, fuori da ogni vittimismo e ogni patetico trionfalismo clericale, di vecchio o nuovo conio.  

I più colpiti dallo stragismo terrorista 

Nell’ultima, interminabile stagione di convulsioni mediorientali, iniziata con le cosiddette “primavere arabe”, nessuna comunità locale ha pagato il prezzo di sangue e terrore sofferto dalla Chiesa copta in Egitto. Mentre in Occidente c'è chi continua a diffondere slogan su un inesistente “genocidio dei cristiani mediorientali”, chi tiene il lugubre conto dei battezzati uccisi nei Paesi arabi e mediorientali sa bene che negli ultimi 6 anni né in Siria né in Iraq ci sono state stragi mirate di cristiani come quelle perpetrate ai danni dei copti egiziani.  

Nel Capodanno del 2011, la strage per autobomba di decine di fedeli nella chiesa dei Santi ad Alessandria aveva segnato l’enigmatico preludio del crollo dell’autocrazia di Hosni Mubarak. Le indagini successive avevano indicato proprio ambienti filo-regime come mandanti dell’attentato, secondo la logica degli apparati che spargono terrore tra la popolazione per poi imporre il pugno di ferro in nome della “sicurezza”. Il 9 ottobre dello stesso anno, erano stati ancora i reparti dell’esercito egiziano a massacrare 23 cristiani nella cosiddetta strage di Maspero, travolgendo coi blindati i manifestanti che protestavano per le violenze anticristiane perpetrate in precedenza da bande islamiste. Nell’estate 2013, quando il governo islamista del presidente Mohamed Morsi fu deposto dai militari, la rabbia dei Fratelli Musulmani e degli altri gruppi islamisti si scatenò contro le chiese e le sedi di istituzioni cristiane: ne furono devastate quasi 60, in tutto il Paese.  

Poi, i cristiani copti entrarono direttamente del mirino dell’auto-proclamato Stato Islamico (Daesh) e della sua internazionale del terrore. Il 15 febbraio venne messo in rete sui siti jihadisti il video della decapitazione di 21 lavoratori copti rapiti in Libia. La macabra clip mostrò al mondo che molti di loro pronunciavano il nome di Cristo, mentre venivano sgozzati. Più di recente, c’era stata la strage dello scorso 11 dicembre, dove un kamikaze aveva mietuto almeno 25 vittime tra i fedeli che partecipavano alla messa nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copta ortodossa del Cairo. Mentre a febbraio, una serie di sette omicidi mirati aveva colpito la comunità copta nella provincia del Sinai del Nord, spingendo centinaia di famiglie cristiane ad abbandonare la regione. Nei loro video di rivendicazione, gruppi jihadisti affiliati a Daesh definivano i copti come «la preda preferita»

Accanimento rivelatore 

La ferocia con cui vengono colpiti i copti ha più di una radice. I cristiani copti non possono essere liquidati da nessuno, nemmeno dai jihadisti, come prodotto d’importazione di culture religiose “straniere”. Loro sono gli eredi delle comunità cristiane fiorite nella terra dei faraoni in virtù della prima predicazione apostolica. Da allora, e fino ad oggi, la Chiesa copta continua a riaffermare il suo carattere autoctono indelebile, che la portò allo scontro anche con le guarnigioni e i funzionari cristiani dell’Impero bizantino. E che adesso li rende una presenza scomoda per tutti quelli che vogliono dividere il mondo lungo le faglie di veri o presunti “scontri di civiltà”.   

Quando giunsero i conquistatori islamici, i copti li accolsero come liberatori, schierandosi dalla loro parte contro i dominatori bizantini, con cui pure condividevano la fede in Cristo. Questa sua fisionomia rende la Chiesa copta indisponibile alle caricature dei gruppi islamisti che vorrebbero screditarla come quinta colonna del “complotto” cristiano-occidentale in terra egiziana. E anche questo aumenta il livore anti-copto dei jihadisti nei confronti dei copti.  

Nella famiglia eterogenea delle cristianità mediorientali, i copti sono stati quelli che dalle Crociate fino a oggi hanno prestato meno orecchio alle sollecitazioni delle potenze occidentali. Quando Papa Ratzinger, dopo la strage di Alessandria nel Capodanno 2011, intervenne chiedendo di difendere con più cura i cristiani, le sue parole provocarono la risentita reazione dell’Università sunnita di al Azhar, ma furono accolte con freddezza, come un’indebita “interferenza”, anche da molti copti. Anche l’oggettiva concordanza d’intenti tra i vertici copti e l’apparato di potere che fa capo al presidente Abdel Fattah al-Sisi trasforma la Chiesa copta in bersaglio ricorrente delle violenze jihadiste. Le rivendicazioni della strage dei 21 martiri sgozzati su una spiaggia della Libia, comparse sugli house organ di Daesh, come la rivista online Dabiq, definivano quella copta come «Chiesa ostile». Dopo quella strage, il Presidente al-Sisi decretò sette giorni di lutto nazionale, e i caccia dell’aviazione egiziana bombardarono a stretto giro le postazioni jihadiste in Libia. 

Nessuna posa “persecuzionista” 

La Chiesa copta non ha mai nascosto o minimizzato le violenze e le discriminazioni subite da apparati di potere e gruppi militanti islamisti. La sua consistenza numerica – dai sette ai dieci milioni di fedeli – rende meno remissivi i suoi giovani, anche quando si tratta di difendersi fisicamente, nei villaggi e nelle aree urbane, dagli attacchi e dalle provocazioni dei clan islamisti. Nel contempo, soprattutto negli ultimi tempi, la leadership copta non ha concesso niente alle formule vittimiste e “persecuzioniste” che accompagnano le frequenti trasferte in Occidente di molti vescovi e Patriarchi mediorientali.  

Anche dopo le violenze e gli omicidi mirati subiti dai copti nel Sinai del Nord, il patriarca copto ortodosso Tawadros II ha voluto ridimensionare gli allarmismi sulla condizione dei cristiani in terra egiziana: in un'intervista televisiva, trasmessa lunedì 27 marzo dal canale satellitare Cbc, il primate della Chiesa copta aveva sottolineato che gli attacchi portati dai gruppi jihadisti colpiscono certo i cristiani egiziani, ma anche l'esercito, le forze di polizia e la magistratura. Tawadros aveva anche espresso apprezzamento per le relazioni armoniose tra Chiesa e istituzioni civili, rispondendo indirettamente alla critiche di eccessivo allineamento della Chiesa copta con il blocco politico-sociale che fa capo al Presidente Abdel Fattah al-Sisi.  

Lo scorso agosto, Tawadros aveva espresso pubblicamente la sua contrarietà alle dimostrazioni promosse in Usa da gruppi della diaspora copta per protestare contro le violenze settarie subite dalle comunità cristiane copte in varie aree del territorio egiziano. Il Patriarcato copto ortodosso aveva di fatto sconfessato il vasto programma di iniziative dimostrative messe in agenda soprattutto negli Usa sotto la bandiera della “difesa” dei cristiani in Medio Oriente. «Noi, in Egitto» aveva sottolineato il patriarca «sappiamo affrontare meglio i nostri problemi e i nostri contrattempi», e aveva fatto notare che «le circostanze attuali sono molto diverse da quelle di cinque o dieci anni fa, e non possiamo continuare a trattare con vecchi metodi gli eventi in via di evoluzione». 

Il tesoro dei martiri 

La linea seguita dal Patriarcato copto trova l’appoggio dell’islam “ufficiale” egiziano, rappresentato dall’Università di al Azhar. Ma negli ultimi tempi, perfino i portavoce di al-Nur, il Partito salafita ultra-conservatore, hanno espresso pubblicamente la propria condanna per le uccisioni mirate di cristiani copti avvenute nel Sinai settentrionale, ribadendo che esse «vanno contro gli insegnamenti dell'islam». Ma la ricchezza e la forza della comunità copta si sperimenta soprattutto nello sguardo di fede che i copti testimoniano davanti all’esperienza del martirio. «I nostri martiri, e l'atto del martirio in sé» aveva detto a dicembre Papa Tawadros, celebrando i funerali della strage nella chiesa do Botrosiya «ci uniscono al Cielo e fanno salire il nostro cuore fino a quelli che già sono lì, e da lì intercedono per noi…. Diamo l'addio ai nostri cari con spirito di lode», aveva aggiunto il primate della Chiesa copta ortodossa, «perché crediamo che non c'è morte per coloro che amano Dio: loro saranno resuscitati nella gioia alla vita eterna». Parole che attestano in maniera semplice e disarmante lo sguardo che i cristiani hanno sempre rivolto ai loro martiri, e aiutano a vincere la confusa smemoratezza che sempre più spesso sembra velare anche quel tratto imparagonabile della vicenda cristiana nel mondo. 

3/ Giovane musulmano: il sangue della Domenica delle Palme, di Kamel Abderrahmani

Riprendiamo dall’Agenzia di stampa Asianews del 10/4/2017 un articolo di Kamel Abderrahmani. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. 

Il Centro culturale Gli scritti (16/4/2017)

Domenica nera per i cristiani di tutto il mondo. Dal 2013 in Egitto bruciate o danneggiate oltre 40 chiese. Maometto aveva firmato un patto con i copti, la promessa a Santa Caterina. Quello che è successo in Egitto contro i copti è puramente ideologico e politico. Le mire dell’Arabia Saudita sulla regione.

Parigi (AsiaNews) –  Dopo una serie di ripetuti attacchi ai luoghi di culto musulmani in Pakistan, nella mattinata di ieri, il giorno in cui i cristiani celebrano la festa dei Palme, le forze oscurantiste se la sono presa con le chiese copte. Il bilancio è pesante, si parla di 43 morti ma questo è ancora un bilancio provvisorio, vista la presenza di feriti che sono ancora in condizioni critiche. Si tratta di una domenica nera per i cristiani di tutto il mondo, ma anche per i musulmani egiziani e per il resto del mondo, per coloro che ancora credono che la religione non sia uno strumento di guerra o un'ideologia che mira a distruggere l'umanità.

Questi ultimi attacchi sono rivendicati dallo Stato Islamico, dopo che quest'ultimo aveva minacciato a più riprese i copti in Egitto di sterminio e “purificazione”  del territorio egiziano dagli “infedeli”. Questi attacchi non sono i primi commessi dai barbari islamisti. Essi si sono intensificati soprattutto dopo la caduta del presidente Hosni Moubarak. Secondo Human Rights Watch, dal 2013 sono state bruciate o danneggiate oltre 40 chiese, così come decine di scuole, case e negozi di proprietà di copti. Da un punto di vista storico, la presenza dei copti risale agli albori del cristianesimo, epoca in cui l'Egitto fa parte dell'impero romano e poi dell'impero bizantino. In altre parole, una presenza più antica di quella dei musulmani.

Come musulmano, devo dire che nessuno può giustificare questi attacchi contro i nostri fratelli copti. Teologicamente parlando, non v'è alcun testo autentico coranico o tradizionale che richiama alla violenza contro di loro. Al contrario, lo stesso profeta Maometto aveva perfino firmato un patto con i copti d'Egitto. Questo è chiamato la promessa a Santa Caterina[1]:

«Questo è un messaggio di Muhammed ibn Abdoullah, che costituisce un’alleanza con coloro la cui religione è il cristianesimo; che noi siamo vicini o lontani, noi siamo con loro. Io stesso, gli ausiliari [di Medina] e i miei fedeli, ci portiamo a loro difesa, perché i cristiani sono i miei cittadini. E da Dio, io resisterò contro tutto ciò che sia loro avverso. Nessuna costrizione su di loro, in nessun momento. I loro giudici non saranno licenziati nè i loro monaci espulsi dai loro monasteri. Nessuno deve mai distruggere un edificio religioso di loro proprietà nè danneggiare o rubar loro qualcosa per poi portarlo ai musulmani. Chiunque rubi loro qualcosa, viola l’alleanza di Dio e disobbedisce al Suo Profeta. In realtà, i cristiani sono miei alleati e hanno la certezza del mio sostegno contro tutto ciò che li affligge. Nessuno deve costringerli a viaggiare o a battersi contro la loro volontà. I musulmani devono combattere per loro, se necessario. Se una donna cristiana è sposata con un musulmano, questo matrimonio non deve aver luogo senza la sua approvazione. Una volta sposata, nessuno deve impedirgli di andare in chiesa a pregare. Le loro chiese sono sotto la protezione dei musulmani. Nessuno deve impedir loro di ripararle o rinnovarle, e la santità della loro alleanza non deve essere violata in nessun caso. Nessun musulmano deve violare questa alleanza fino all'ultimo giorno del giudizio (fine del mondo)».

Notiamo che la prima e l’ultima frase di questo documento sono molto importanti. Esse rivestono la promessa di una dimensione eterna ed universale. Maometto precisa che i musulmani sono con i cristiani, vicini o lontani, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di limitare la promessa al Monastero di Santa Caterina. Inoltre, ordinando ai musulmani di rispettare la Carta fino al giorno del giudizio, mina qualsiasi tentativo futuro di revocare tali diritti. Inoltre, essi sono inalienabili.

Possiamo dire che quello che è successo in Egitto contro i nostri fratelli copti è puramente ideologico e politico. L'ultimo viaggio di Al-Sisi negli Stati Uniti e il suo accordo con il presidente Trump sulla ripresa della cooperazione tra i due Paesi nel campo militare contro il fondamentalismo religioso, sono fonti di inquietudine per l'Arabia Saudita e soprattutto minacce alla sua influenza nella regione. Questo senza dimenticare la prossima visita di Papa Francesco, conosciuto per il suo messaggio di pace e fratellanza tra musulmani e cristiani. Così l'Arabia Saudita, attraverso il suo figlio “benedetto” Daech avrebbe cercato di lanciare un chiaro messaggio minacciando il presidente Al-Sisi. Essa avrebbe voluto mantenere l'Egitto economicamente, ideologicamente e teologicamente sotto la sua tutela, o in caso contrario, avrebbe innescato una guerra civile fra copti e musulmani gli uni contro gli altri.

Note al testo

[1] Il documento della promessa di Maometto era conservato nella biblioteca del monastero di Santa Caterina (Sinai). Durante la conquista ottomana dell’Egitto nel 1517, il documento originale venne sequestrato dai soldati ottomani e portato al palazzo del sultano Selim I a Istanbul. La lettera originale è ora conservata nel Museo Topkapi di Istanbul. Analizzata da alcuni ‘giudici dell’Islam’ , essi attestano la sua autenticità storica. Ma per altri studiosi esso è un falso, sebbene esprima un tenore dei rapporti fra cristiani e musulmani tenuto a S. Caterina in passato.