Di questo si vive (un chestertoniano mancato), di Fabio Bartoli

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 12 /10 /2014 - 16:41 pm | Permalink
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Riprendiamo dal blog di Fabio Bartoli un articolo pubblicato il 2/9/2014. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (28/9/2014)

In questi giorni sono molto concentrato su GKC perché sto preparando con Sabina una serie di incontri che terremo alla “Sapienza” in preparazione alla rappresentazione di “Uomovivo” che ci sarà il 23/10 in aula magna (per i romani: venite venite venite).

Così mentre cercavo di mettere insieme idee ed immagini per questi incontri mi è venuta in mente questa bella canzone di Ivano Fossati, che è un bell’esempio di chestertonismo mancato.

La canzone infatti parte molto bene, con un elenco delle cose di cui vivere che il nostro sottoscriverebbe molto volentieri. Peccato però che poi Fossati non riesce a fare l’ultimo passo: dopo aver capito che ci sono tantissime cose, anche apparentemente banali, per cui vale la pena di vivere non riesce a passare alla gratitudine.

Gli sfugge così la dimensione più profonda della felicità chestertoniana. GKC è un uomo vivo non solo perché ha scoperto la realtà, ma soprattutto perché ha scoperto che la realtà è un dono. Per questo l’elenco di Fossati, diversamente da quello di Innocenzo Smith in Uomovivo, non può che concludersi nell’amarezza: viviamo di tante cose, ma moriamo di un dolore a caso… come dire che alla fine dei conti tutto questo agitarsi, tutto questo godere, tutto questo vivere non è che una burla insensata.

Peccato, perché la canzone è molto bella. Mi piacerebbe presentare Innocenzo Smith a Ivano Fossati.

Discanto, di Ivano Fossati. Testo

Di acqua e di respiro,
di passi sparsi,
di bocconi di vento,
di lentezza,
di incerto movimento,
di precise parole si vive
e di grande teatro,
di oscure canzoni,
di pronte guittezze. Si va avanti
di come fare,
di come dire,
di come fare a capire,
di alti,
di bassi,
battiti del cuore,
fasi della luna,
e ritmi della terra,
di intelligenza,
di intermittenza.
Si vive di danze
e di ballo sociale,
di una promessa
di un faccia differente,
di mediocri incontri,
di bellezze,
di profumi ardenti,
di accidenti.
Rotolando si gira, si balla,
si vive, si fa festa,
quella, questa,
si picchia forte col piede
nella danza
e si sbaglia il passo.
Si vive di fortune raccontate
e di viaggiare
e si cammina stanchi
e di lavoro,
di opposizione
e corruzione,
si vive di lenta costruzione
e di tempo che ci inchioda
e di diavoli al culo,
di fianchi smorti,
di fuochi desiderati.
Si vive di pane,
di speranza di bere
un vino buono per l’estate.
Rotolando si vive
di discorsi leggeri,
cori
di maschere notturne,
canto e discanto.
E giù divieti
e oli sulla pelle
e sorrisi di fantasmi
e fantasmi fotografati
e giù campane annuncianti.
Si vive di sguardi fermi,
di risposte folgoranti,
di lettere partite
che aspettiamo in cima al mistero,
di essere così soli.

Di questo si vive
e di tant’altro ancora
che inseguiamo come i cani
respirando dal naso
per finire invece
ancora sorridenti, ancora abbaianti,
di un dolore a caso.