Perché non rispondere a nostra volta con un libro? L'Islam è forse una religione così debole da non poter tollerare un libro scritto contro di lei? No, non il mio Islam! (da Malala Yousafzai)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /04 /2017 - 16:15 pm | Permalink
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Da M. Yousafzai (con C. Lamb), Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne, Milano, Garzanti, 2013, pp. 44-45

Uno dei dibattiti più infuocati di quell'anno fu innescato da un libro intitolato Versi satanici, di Salman Rushdie. Era una parodia della vita del Profeta, pbsl, ambientata a Bombay, e suscitò una tale ondata di sdegno che per un po’ sembrò che la gente non potesse parlare d’altro.

La cosa strana è che all’inizio il paese non si accorse nemmeno della sua pubblicazione - in Pakistan non era neppure in commercio. Ma poi su tutti i giornali in urdu uscirono degli articoli scritti da un mullah molto vicino ai nostri servizi segreti che accusava quel testo di insultare il nostro Profeta, pbsl, e incitava i musulmani a reagire.

Ben presto i mullah di tutto il Pakistan cominciarono ad attaccare il libro, chiedendo a gran voce che fosse messo al bando. Ci furono manifestazioni rabbiose. La più violenta si svolse a Islamabad il 12 febbraio 1989, quando alcune bandiere americane vennero date alle fiamme davanti all'American Centre (anche se in realtà sia Rushdie sia il suo editore erano inglesi). La polizia aprì il fuoco sulla folla e cinque persone rimasero uccise.

Tra coloro che osservavano i disordini c'era l'ayatollah Khomeini, capo supremo del confinante Iran, che due giorni dopo emise una fatwa, chiedendo che Rushdie fosse assassinato.

Nella scuola di mio padre, in una sala piena zeppa di studenti, si tenne un dibattito infuocato. Molti giovani chiesero che il libro fosse messo al bando e bruciato pubblicamente, e che la fatwa venisse osservata. Anche papà era dell'idea che il libro fosse offensivo nei confronti della nostra religione, ma suggerì: «Innanzitutto dobbiamo leggere il libro. E poi, perché non rispondere a nostra volta con un libro?». E concluse, con una voce tonante di cui mio nonno sarebbe stato molto orgoglioso: «L'Islam è forse una religione così debole da non poter tollerare un libro scritto contro di lei? No, non il mio Islam!».