1/ Cina, il grande balzo nell'orrore di Francesco Sisci 2/ Dalla pseudoscienza alla carestia: il Grande balzo in avanti di Mao Tse tung, di Stefano Dalla Casa

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 21 /07 /2019 - 14:24 pm | Permalink
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1/ Cina, il grande balzo nell'orrore di Francesco Sisci

Riprendiamo da La Repubblica del 13/7/1996 un articolo di Francesco Sisci. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sezioni  Il Novecento: il comunismo e Scienza e fede.

Il Centro culturale Gli scritti (21/7/2019)

PECHINO - La lista dell'orrore ha cifre a sei zeri. Quasi otto milioni nella regione dello Henan, 8 milioni nell'Anhui, 7 milioni e mezzo nello Shandong, 9 milioni nel Sichuan...

Inizia così l'elenco dei morti della più grande carestia della storia dell'umanità, quella che sconvolse la Cina tra il 1958 e il 1961, risultato della folle politica del Grande Balzo in Avanti di Mao Zedong. Doveva essere la scorciatoia cinese verso una ricchezza sul tipo di quella occidentale.

Ma il risultato però fu agghiacciante: in appena tre anni morirono di fame tra i 30 e i 60 milioni di persone (la Cina allora contava 650 milioni di abitanti circa). Oltre 30 anni dopo, il Grande Balzo è ancora un tabù. Il governo non ha mai pubblicato cifre ufficiali, getterebbero una luce sinistra sul grande Partito comunista cinese. "Era come se l'intero paese fosse in preda a un culto messianico per cui solo pochissimi osavano contraddire il dio in terra, l' imperatore Mao dalle cui labbra tutti pendevano", dice Jasper Becker autore di 'Hungry Ghost' , il primo libro uscito di recente in Gran Bretagna, che affronta per l' appunto il periodo del Grande Balzo.

Nel 1957 Mao lancia le comuni popolari. La terra prima divisa fra i contadini viene concentrata e l'anno dopo Mao promette che il 'comunismo dell' abbondanza' è ormai alle porte. Nelle campagne tutti mangiano nelle mense comuni, e mangiano a più non posso, ignorando il lavoro nei campi e la minaccia delle 1828 grandi carestie che hanno colpito zone della Cina negli ultimi 2000 anni. Le cucine private, quelle di casa, sono proibite.

Tutti gli arnesi di metallo, pentole, cucchiai, utensili vengono consegnati alla fornace della comune e qui sono fusi per produrre acciaio. Nessuno può coltivare l'orto, o andare a pescare o cacciare. Nel 1957 Peng Dehuai, eroe della guerra di Corea, denuncia che i contadini non sono contenti delle requisizioni della terra, che i risultati pubblicati sono piaggerie di burocrati preoccupati solo di compiacere Mao.

Mao però lo considera un attacco personale e risponde che è un deviazionista di destra, il partito pur con qualche timidezza, lo segue. Dal '58 in poi i dirigenti locali fanno a gara nel riferire raccolti sempre più eccezionali per compiacere il Grande Timoniere o anche perché autenticamente convinti che il sorpasso degli Usa sia ormai vicino. In verità la produzione non era eccezionale, tutt'altro. Ma in base ai rapporti Mao promette all'Urss di saldare i debiti in cereali.

Il risultato fu che i contadini furono lasciati senza un solo chicco di grano. Per la prima volta nella lunga storia della Cina, la carestia colpì l'intero paese, dai confini con la Siberia al Sud tropicale. Una catastrofe di quelle proporzioni non si era mai vista. Gli alberi vennero scorticati, le foglie strappate. Venne data la caccia a gatti, cani, scarafaggi, topi... fino al punto che alcune famiglie si scambiarono i figli con i vicini, per mangiarseli.

"Il cannibalismo - scrive l'autore - era così diffuso nelle campagne che tutte le persone intervistate affermano di avere assistito a episodi del genere". Padri mangiarono figli e poi dimenticarono di averlo fatto. Altri genitori li mangiarono e poi si uccisero per il dolore. Solo alcuni vennero arrestati e fucilati per cannibalismo. La gente moriva come mosche.

E il peggio non era ancora arrivato. Dopo i primi allarmanti rapporti, funzionari diligenti decisero che il problema non esisteva e che la colpa era tutta dei contadini che nascondevano il grano. Ogni casa fu perquisita e le ultime riserve furono confiscate come prova dell'accaparramento.

E quel mare di vittime? Tutti morti per cause naturali. Un'inchiesta che risale agli anni '80 approdò a qualcosa anche se molti dei documenti sulla carestia erano andati distrutti fra il 1966 e il 1976, gli anni della rivoluzione culturale.

La conclusione fu che 46 milioni di persone erano morte in quei tre anni. Qualcuno parla addirittura di 60 milioni. Ma ora il partito non ha intenzione di fare luce su quel periodo. Ai pechinesi e shanghaiesi la cui razione quotidiana era solo di 500 grammi di riso la stampa ufficiale raccontò di 'penurie'.

La colpa fu data al cattivo tempo e agli obblighi verso l'Urss. In realtà forse mai come allora il tempo fu clemente e i sovietici furono sorpresi di tanta solerzia nella restituzione dei debiti. Eppure in Cina nessuno si ribellò. Le carestie sono storicamente il primo motivo delle rivolte popolari.

Gli stessi comunisti erano andati al potere grazie all'appoggio dei contadini durante i periodi di magra. La rivolta non divampò per un soffio. Il generalissimo Chiang Kai-shek, confinato nell'isola di Taiwan dopo la sconfitta del 1949, sapeva delle difficoltà dei comunisti e organizzava una contro invasione del continente.

Ma gli americani esitavano. Non erano ben certi di quanto autentica e profonda fosse la spaccatura fra Pechino e Mosca, temevano che l'invasione di Chiang avrebbe scatenato una guerra mondiale.

Inoltre il meglio degli esperti americani sulla Cina erano nelle grinfie del Maccarthysmo, accusati di aver consegnato la Cina nelle mani dei comunisti. I piani per l'invasione rimasero così sulla carta e le campagne cinesi furono salvate da altri comunisti, Liu Shaoqi, Deng Xiaoping e Chen Yun, mentre Mao si arrese e passò la mano.

Covando però vendetta. Con la Grande rivoluzione culturale Mao voleva saldare i conti con Liu e compagni, con gli elementi di destra che avevano opposto il suo Balzo in Avanti. Liu morì nelle mani delle guardie rosse, la stessa fine fece Peng Dehuai. Il figlio di Deng venne lanciato da una finestra e rimase paralizzato. "Ma se Liu e gli altri avessero rovesciato Mao durante la carestia o subito dopo... la Cina sarebbe finita come la Cambogia durante il governo dei Khmer rossi, solo su una scala molto più ampia", scrive Becker. Se Taiwan avesse invaso la Cina probabilmente, Usa e Urss sarebbero stati risucchiati in una sanguinosa guerra civile che avrebbe potuto fare anche più morti e profughi della carestia.

2/ Dalla pseudoscienza alla carestia: il Grande balzo in avanti di Mao Tse tung. Il rifiuto ideologico della scienza può contribuire a causare delle vere e proprie ecatombi: è il caso della riforme agricole di Mao Tse tung durante il Grande balzo in avanti, di Stefano Dalla Casa

Riprendiamo da Wired del 29/8/2014 un articolo di Stefano Dalla Casa. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sezioni  Il Novecento: il comunismo e Scienza e fede.

Il Centro culturale Gli scritti (21/7/2019)

È noto che il regime di Mao Tse-tung abbia causato decine di milioni di vittime. Molti furono i “contro-rivoluzionari” giustiziati e i caduti durante i lavori forzati, ma la maggior parte dei morti è riconducibile alla grande carestia che colpì la Cina tra il 1959 e 1961. Il governo, e di rimando la stessa popolazione, in seguito cominciarono a riferirsi a questo orribile periodo come “i tre anni difficili” o “i tre anni di disastri naturali”. Ma nonostante siccità e alluvioni abbiano effettivamente flagellato la Cina in quegli anni, gli eufemismi non possono nascondere che buona parte della responsabilità fu delle riforme socioeconomiche iniziate da Mao nel 1958 e conosciute nel loro insieme come il Grande balzo in avanti.

Si trattava di un piano di sviluppo quinquennale che avrebbe dovuto rapidamente portare la Cina a competere con il mondo occidentale. In particolare, Mao costrinse moltissimi contadini a lasciare il lavoro nei campi e a dedicarsi all’industria e l’intera produzione agricola fu collettivizzata abolendo la proprietà privata dei campi e obbligando i contadini a riunirsi in Comuni popolari.

Ma la carestia di quegli anni, talmente violenta da far terminare il piano con due anni di anticipo, non è stata generata solamente dagli errori strategici di un dittatore impaziente. Sotto il controllo statale, Mao aveva imposto alcune innovazioni agricole che avrebbero dovuto essere all’avanguardia, un vero e proprio asso nella manica per moltiplicare in breve tempo i raccolti.

Come molti nel Blocco sovietico, anche Mao era diventato vittima delle idee di Trofim Lysenko, un agronomo russo che, sotto l’ala protettiva di Stalin, era riuscito a imporre nella patria l’acritica accettazione di una teoria dei caratteri acquisiti adattata agli ideali della rivoluzione. Si trattava di una forma di Lamarkismo (anche se, come spiega lo storico Pietro Corsi il bravo Lamarck non aveva affatto inventato la teoria dei caratteri acquisiti, era semplicemente una delle tante ipotesi che circolavano all’epoca) che applicata all’agricoltura prometteva non solo di aumentare la produzione, ma anche di farlo in perfetto accordo con i principi del socialismo.

Oggi i creazionisti ci tengono a presentare Lysenko come uno “scienziato evoluzionista”, quando in realtà questa definizione poteva essere presa seriamente solamente in Unione Sovietica: rifiutando le teorie della genetica mendeliana in favore della propria ideologizzata pseudoscienza, a sua volta derivata dal lavoro dell’eroe nazionale Ivan Vladimirovich Michurin (un orticoltore autodidatta), Lysenko in Russia riuscì a fermare per trent’anni proprio quelle ricerche scientifiche che diventarono parte fondamentale del programma di ricerca costituito dalla teoria dell’evoluzione.

Herman Joseph Muller, uno dei padri della genetica che aveva lavorato per quattro anni all’istituto di genetica di Mosca, ha offerto alla storia un resoconto di prima mano del Lysenkoismo in azione:

“Intorno al 1933 i genetisti Chet-verikoff, Ferry, e Ephroimson sono stati tutti, in diversi momenti, banditi in Siberia, mentre Levitsky è stato spedito a un campo di lavoro nell’Artico. […] nel 1936, il genetista comunista Agol è stato fatto sparire, in seguito alle voci che fosse stato giudicato colpevole di “idealismo menscevita” in genetica […] è impossibile sapere le reali cause di morte di brillanti genetisti come Karpachenko, Koltzoff, Serebrovsky e Levitsky. Quel che è certo, in ogni caso, è che dal 1936 in avanti i genetisti sovietici di ogni rango hanno vissuto nel terrore. La maggior parte di quelli che non sono stati imprigionati, banditi o giustiziati sono stati costretti a dedicarsi ad altri lavori. La maggioranza di coloro a cui è stato concesso di rimanere nei laboratori è stata obbligata a dirigere le proprie ricerche in maniera tale che sembrasse stessero cercando di provare la correttezza delle idee anti-scientifiche ufficialmente approvate”.

Il Grande balzo indietro

Come l’Unione Sovietica, nel 1958 anche la Cina rifiutò la “scienza occidentale” che “amava i moscerini e odiava le persone” e applicò le fallimentari teorie del fanatico Lysenko, e grazie alla collettivizzazione era garantito che nessuno contadino con un po’ più di senso critico dei suoi governanti potesse azzardarsi a deviare dalla linea.

Tra le innovazioni obbligatorie, i semi di diverse piante dovevano essere piantati gli uni vicini agli altri, in modo tale che esse potessero aiutarsi a vicenda secondo i principi della lotta di classe. Ma piantare semi troppo vicini e di piante con diverse caratteristiche non fece altro che mettere in competizione gli organismi gli uni con gli altri per le risorse, con esiti disastrosi.

Un’altra trovata del Lysenkoismo era quella che di piantare i semi a grandi profondità: la teoria alla base era che il terreno diventasse più fertile in profondità e che le piante in questo modo potessero crescere più forti. Il risultato fu che i contadini cinesi si spaccarono le schiene per piantare semi fino all’assurda profondità di 2 metri, spesso compromettendo quegli strati di suolo, i più superficiali, che sono davvero cruciali per la coltivazione.

Sempre in ossequio a Lysenko, i semi erano piantati anche in terreni gelati: le piante, anche grazie alle loro compagne, avrebbero col tempo avuto ragione delle avversità.

Come se non bastasse, Lysenko in agricoltura rifiutava anche l’utilizzo di fertilizzanti di sintesi, poiché considerava la chimica qualcosa di intrinsecamente “altro”  rispetto al mondo delle leggi della natura: per arricchire il terreno erano ammessi solamente il letame e la rotazione delle colture. Sebbene entrambe le tecniche (ben più antiche del Lysenkoismo) abbiano una indubbia efficacia e siano tutt’ora applicate con successo dagli agricoltori, nella Cina del grande balzo in avanti furono anch’esse bloccate dall’ideologia. Dove si trova abbastanza letame per fertilizzare l’intera Cina? Secondo i Lysenkoiti bastava mescolare il letame con la terra in proporzioni 1:10 per trasmettere alla normalissima terra le proprietà fertilizzanti e poi usarla come letame. Non solo questa trasformazione alchemica non avveniva, ma i contadini cominciarono a mescolare al letame un po’ di tutto, compresi i loro rifiuti.

La strage di passeri

Non si può invece imputare all’agronomo di Stalin la Campagna di eliminazione dei quattro flagelli, che fu invece interamente responsabilità di Mao. Il piano era semplice: attuare un’eliminazione radicale di ratti, zanzare, mosche e passeri usando tutta la popolazione come forza lavoro. Mao voleva sbarazzarsi dei primi tre flagelli per motivi sanitari, mentre i passeri erano ritenuti colpevoli di cibarsi dei semi delle colture.

Il dittatore però non aveva fatto i conti con gli equilibri ecologici: i passeri non si limitavano a rubacchiare qualche seme, ma facevano scorpacciate di insetti, alcuni dei quali realmente dannosi per l’agricoltura. Dopo aver portato i passeri cinesi sull’orlo dell’estinzione, il governo fu ripagato da raccolti di riso devastati dagli insetti che quei passeri tenevano a bada. Lo sterminio dei passeri terminò nel 1960, quando la quarta peste nemica del popolo diventò la cimice dei letti.

Nel frattempo, il governo cinese avrebbe cominciato a importare centinaia di migliaia di passeri dall’Unione Sovietica