1/ Animali in chiesa: nel dibattito interviene con saggezza una gatta, di Guido Mocellin 2/ Animali in chiesa? Un vescovo e la sua gatta, di Erio Castellucci

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /06 /2019 - 14:10 pm | Permalink
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1/ Animali in chiesa: nel dibattito interviene con saggezza una gatta, di Guido Mocellin

Riprendiamo da Avvenire del 5/6/2019 un articolo di Guido Mocellin. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Ecologia.

Il Centro culturale Gli scritti (9/6/2019)

Ha fatto bene “Settimananews” a portare all'attenzione della Rete e dei cristiani non modenesi un intervento che il vescovo della città emiliana, don Erio Castellucci, ha formulato a proposito dell'opportunità di portare in chiesa i propri animali da compagnia. In merito lo aveva interpellato Sandrone, la maschera di Modena, durante il tradizionale «sproloquio» di carnevale, ed è a lui che l'arcivescovo ha risposto, il 30 maggio, sulla “Gazzetta di Modena”. Ma sia l'argomento, sia i generi letterari che monsignor Castellucci ha scelto per affrontarlo appaiono decisamente a misura di web – oltre a testimoniare che si possono toccare questioni serie come i modi della nostra partecipazione alla santa Messa anche a partire da un aspetto secondario quale la presenza degli animali.

Per prima cosa il vescovo si mette dal punto di vista dei diretti interessati: nel caso specifico intervista «Minù, la signorina gatto che da tre anni abita nel cortile della curia». La quale ribalta sulla «specie umana» le accuse di «disturbare la liturgia» solitamente rivolte agli animali e rivendica a cani e gatti il diritto di comportarsi reciprocamente secondo le proprie regole «difensive», che in chiesa non sono effettivamente adeguate.

Da ultimo assesta al vescovo un'unghiata: «A dire il vero non vedo molti umani così felici, quando escono dalla chiesa. Perché allora volete portarci noi?».

Segue un suo più meditato scritto di grande saggezza felina. Secondo Minù gli animali sono a disagio se li consideriamo «eccessivamente umani»; d'altronde lodano già il Signore con la loro esistenza e il loro affetto verso di noi. Dunque, conclude la gatta, «non è opportuno» (voleva dire «non expedit», ma ha preferito farsi intendere da tutti) che li portiamo in chiesa, se non «a ricevere una benedizione; ma solo quando è prevista». Da Castellucci l'aggiunta di una sola chiosa: «Non esistono regole precise nel diritto canonico; la grande regola deve essere il buon senso».

2/ Animali in chiesa? Un vescovo e la sua gatta, di Erio Castellucci

Riprendiamo da SettimanaNews (http://www.settimananews.it/pastorale/animali-chiesa-un-vescovo-la-sua-gatta/) del 3/6/2019 un intervento del vescovo di Modena mons. Erio Castellucci. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Ecologia.

Il Centro culturale Gli scritti (9/6/2019)

Mons. Erio Castellucci, vescovo di Modena, risponde alla maschera di Modena, il Sandrone, che nello sproloquio di fine carnevale (28 febbraio) gli chiedeva lumi sulle bestie in chiesa.

Caro Sandrone,

essendo io piuttosto pigro, rispondo con molto ritardo alla domanda che mi hai posto dal balcone del comune il 28 febbraio scorso, nel tuo famoso sproloquio, che registra un’audience inferiore solo al discorso della corona della regina d’Inghilterra. Ho però un’attenuante: non mi ero accorto che l’estate è alle porte, perché maggio è stato così freddo e piovoso che pensavo fossimo ancora a febbraio.

Comunque ti dico subito che sulla questione non avevo le idee chiare. Ero indeciso, come Amleto: “animali in chiesa sì o animali in chiesa no? Questo è il problema”. Allora ho pensato di chiedere ai diretti interessati. Già, ma a chi? Nella mia parrocchia di Forlì conoscevo una quantità di gattini, cagnolini e anche cani di grandi dimensioni, canarini, tartarughe, qualche criceto e persino due serpenti “da salotto” (de gustibus…).

Erano gelosamente custoditi nelle case e negli appartamenti e li incontravo almeno una volta all’anno, in occasione delle benedizioni pasquali. Molti di loro (di essi?) la ricevevano con devozione, talvolta più dei loro padroni. Altri animali, evidentemente non credenti o non praticanti, mostravano un certo fastidio per la mia presenza e le mie orazioni. Solo in un paio di occasioni però hanno espresso con i fatti il loro disappunto: una volta con un graffio e l’altra con un piccolo morso. Ma qui a Modena, non andando quasi mai nelle abitazioni private, conosco pochi amici a quattro zampe o con due ali.

La gatta e il labrador

L’unica pers… ehm, l’unico animaletto con cui ho una certa confidenza è Minù, la signorina gatto che da tre anni abita nel cortile della curia. Ho pensato allora di intervistarla, per capire il punto di vista di un diretto interessato. Non è stato facile ottenere la sua disponibilità, perché Minù è spesso in giro per la città e frequenta l’Università, partecipando a diverse lezioni – è stata “taggata” spesso – e dando persino una mano, anzi una zampa, in segreteria. L’ho quindi dovuta quasi sorprendere nel sonno. Era infatti ancora assopita quando ho aperto la porta della sua casetta di legno e cartone e le ho posto questa domanda a bruciapelo: «Buongiorno: cosa pensi dell’ipotesi che tu e i tuoi colleghi andiate in chiesa?». «A fare cosa?» è stata la sua pronta risposta: e, devo ammetterlo, mi ha spiazzato. «Beh, ad esempio ad accompagnare i vostri padroni…».

Evidentemente ormai molto sveglia, ha ribattuto: «Ma tu hai sentito di quel labrador, di nome Pavel, che a Torino è stato fermato alla porta della chiesa e non ha potuto assistere al funerale del suo padrone?». «No, ma forse un cane di quel tipo non è proprio invisibile e afono e magari avrebbe disturbato», ho osservato gentilmente. «Macché disturbato: siete voi specie umana che spesso parlate in Chiesa, sbadigliate e tossite e fate suonare il cellulare!». Non potevo darle tutti i torti.

Ho riflettuto qualche secondo e poi ho rilanciato: «Capisco che tu difenda i tuoi simili, ma mettiti nei panni degli esseri umani: se voi andate in chiesa, qualcuno potrebbe prendersi paura»… Questa volta Minù ha rasentato la maleducazione: «Ma ti sei mai guardato allo specchio?». Cercando di controllarmi, ho scandito: «Non facciamo polemiche di tipo estetico. Volevo solo dire che può succedere, magari anche involontariamente, che qualche gatto o cagnolino, spuntando da una borsetta o da una panca, provochi reazioni impreviste negli umani; oltretutto qualcuno è allergico al vostro pelo».

«Va bene, ma su questa strada non finiamo più. Mettiamola così: noi siamo i vostri amici, come dite tante volte; però abbiamo le nostre regole e le nostre abitudini, che non sono uguali alle vostre. Noi per esempio, se ci incrociamo per strada, ci mettiamo sull’attenti e siamo pronti a difenderci. Voi invece di solito vi salutate o vi ignorate; qualche volta magari vi attaccate, ma solo quando siete alla guida. E poi»… «Ti interrompo: una volta ho assistito alla zuffa tra un cagnolino e un gattino ed è stata in effetti una scena spiacevole. Se succedesse in chiesa non sarebbe bello».

Minù, dopo averci pensato bene, ha risposto: «Sì, d’accordo. E poi a dire il vero non vedo molti umani così felici, quando escono dalla chiesa. Perché allora volete portarci noi?».

Amici, non uguali

Ho incassato in silenzio. Ma ho chiesto a Minù di pensarci meglio e mandarmi il giorno seguente un piccolo scritto. Lo pubblico così come l’ho ricevuto. Poi ciascuno si farà la propria idea e il dibattito potrà andare avanti, anche perché non esistono regole precise nel diritto canonico; la grande regola deve essere il buon senso. Ecco dunque la lettera di Minù:

«Caro don Erio, ho ripensato al nostro dialogo di ieri. Mi hai colto di sorpresa e non ero ancora molto sveglia. Oggi ti risponderei così. Noi animali domestici siamo bravi a farvi compagnia e a darvi affetto. Ma non siamo voi: quando ci considerate eccessivamente umani, mettendoci dei vestiti e parlando con noi come se fossimo dei bambini, noi ci sentiamo a disagio. Dobbiamo essere trattati bene, ma senza essere costretti a mimare il vostro stile. Non pretendiamo i diritti umani, ma il rispetto dovuto alle creature viventi amiche dell’uomo.

Qualche volta veniamo volentieri con voi a ricevere una benedizione, quando è prevista. Abbiamo anche i nostri santi preferiti: Antonio del deserto e Francesco d’Assisi.

Dovresti del resto conoscere questo testo, che si trova in uno dei tuoi libri, il Benedizionale: «Nel disegno di Dio Creatore, anche gli animali che popolano il cielo, la terra e il mare, partecipano alla vicenda umana. La provvidenza che abbraccia tutta la scala degli esseri viventi, si avvale di questi preziosi e fedeli amici dell’uomo e della loro immagine per significare i doni della salvezza».

Ti sembra poco? A me no: e mi basta questo. Non è opportuno che mi portiate in chiesa, dove si rischia di trovare qualche mio simile che si agita quando mi vede o qualche tuo simile che si impaurisce perché non mi conosce o magari dice che i miei peli gli provocano la rinite allergica. Noi lodiamo già il Signore con la nostra esistenza e il nostro affetto verso di voi».