Senzatetto: un popolo di 700 mila persone che fa vergognare l’Europa. Nell'Unione europea centinaia di migliaia di uomini e donne dormono in strada o in rifugi d'emergenza ogni notte. In tutto, si stima che il numero dei senzatetto dal 2009 sia aumentato del 70 per cento. Lo rivela la Quarta panoramica sull'esclusione abitativa in Europa di Feantsa e Fondazione Abbé Pierre, di Felicia Buonomo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /05 /2019 - 14:00 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito Osservatorio diritti (https://www.osservatoriodiritti.it/2019/04/08/senzatetto-in-italia-europa-come-vivono/) un articolo di Felicia Buonomo pubblicato l’8/4/2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Nuove schiavitù.

Il Centro culturale Gli scritti (26/5/2019)

Il 10,4% della popolazione totale dell’Unione europea è schiacciato dai costi di alloggio (almeno il 40% del reddito familiare). Il 4% della popolazione totale vive in case inadeguate. Il 7,8% non è in grado di mantenere una temperatura adeguata nelle proprie abitazioni. Almeno 700 mila persone dormono in strada o nei rifugi di emergenza in Europa ogni notte, con un aumento 70% dal 2009.

Sono solo alcuni dei dati che descrivono la crisi abitativa europea e il tragico aumento record dei senzatetto. I dati sono contenuti nella Quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa, dove Feantsa e la Fondazione Abbé Pierre mettono in evidenza la diminuzione dell’efficacia della lotta dell’Ue contro la povertà, alla vigilia della scadenza per la politica di coesione dell’Ue 2020.

Come vivono i senzatetto: la situazione in Europa

Secondo le stime di Feantsa e Fondazione Abbé Pierre, almeno 700 mila senzatetto dormono male o in alloggi di emergenza o temporanei nell’Unione europea. Un numero che presenta un aumento del 70% rispetto a dieci anni fa. Ma questa situazione – tiene a precisare il report – è tutt’altro che inevitabile. In Finlandia, ad esempio, il numero di senzatetto è passato da più di 20 mila negli anni Ottanta a 6.615 nel 2017; solo il 6% di loro vive in alloggi di emergenza, mentre l’84% è temporaneamente alloggiato da amici o parenti).

Dormitorio in un rifugio di emergenza, L’Aia, 
Paesi Bassi (foto Henriëtte Ospite, dal report
“Fourh overview
of housing exclusion in Europe”)

«È attraverso la mobilitazione di una solida base giuridica, la volontà politica e la pianificazione strategica – si legge nel report – che l’obiettivo di porre fine alla condizione di senzatetto e combattere con successo l’esclusione delle abitazioni smetterà di essere una fantasia e diventare un imperativo per la dignità umana e una prova della credibilità del progetto sociale europeo».

Alloggi d’emergenza: troppo difficile accedere

«Il diritto all’alloggio dovrebbe essere un diritto fondamentale. Tuttavia, l’accesso agli alloggi di emergenza in Europa non è incondizionato». In particolare, tra le condizioni messe in evidenza del report c’è la gestione stagionale dell’accesso agli alloggi di emergenza, «che mina la necessità di adottare strategie continue e costanti nella lotta contro i senzatetto». L’accesso agli alloggi di emergenza è anche determinato da un difficile processo di ammissione, in cui i criteri di selezione limitano l’accesso ed esemplificano la selettività del diritto di alloggio.

«La sistemazione di emergenza è una soluzione a breve termine, quindi inadatta ai bisogni a lungo termine: dai dormitori sovraffollati alle sistemazioni “umanizzate”, i servizi non tendono ad evolversi per soddisfare le esigenze degli utenti, causando effetti dannosi e prolungando l’esperienza individuale dei senzatetto su larga scala».

Quello che viene messo in evidenza nel documento non è la sistemazione di emergenza in sé, quanto l’utilizzo diffuso e istituzionalizzato degli alloggi di emergenza come il principale sistema di risposta ai senzatetto.

«La sistemazione di emergenza deve diventare un servizio di transizione a breve termine, accessibile a tutti, e una piattaforma per reindirizzare le persone a soluzioni appropriate».

Senzatetto: giovani a rischio di esclusione sociale

La lotta all’esclusione sociale deve essere una priorità dell’agenda europea per i prossimi anni secondo Feantsa e Fondation Abbé Pierre. Nel 2017, le famiglie dell’Unione europea hanno speso oltre 2 miliardi di euro in “alloggi, acqua, elettricità, gas e altri combustibili”, ossia il 13,1% del Pil dell’Ue. La spesa per gli alloggi continua ad assorbire quantità crescenti nel bilancio delle famiglie, in particolare nelle famiglie povere.

Nella maggior parte dei paesi europei, e nonostante i miglioramenti delle condizioni materiali degli alloggi in tutta l’Ue negli ultimi dieci anni, alloggi inadeguati continuano a incidere sulla qualità della vita di molti europei, con i più vulnerabili particolarmente colpiti dall’esclusione abitativa.

Essere un bambino o un giovane tra i 18 e i 24 anni, o proveniente da un paese al di fuori dell’Unione europea, o un genitore single con figli a carico, aumenta il rischio di vivere l’esclusione dagli alloggi in Europa.

«In questo rapporto – affermano Freek Spinnewijn, direttore di Feantsa, e Christophe Robert, amministratore delegato della Foundation Abbé Pierre – noi condanniamo il significativo declino in ambito europeo della lotta per combattere la povertà. Che cosa significa “coesione europea” quando più di un senzatetto muore ogni giorno per le strade in Francia, in media 30 anni più giovane della popolazione e quando questo numero è aumentato del 24% tra il 2013 e il 2017 nel Regno Unito?».

Senzatetto in Italia e alloggi d’emergenza

Secondo le statistiche ufficiali Istat, oltre 50 mila persone hanno richiesto assistenza di base (docce, cibo, riparo) da uno dei 768 fornitori di servizi nelle 158 città intervistate in un solo mese, tra novembre e dicembre 2014, ovvero il 6% in più rispetto al 2011. Nel 2017, il numero di posti letto in alloggi di emergenza è aumentato. Ciò è dovuto principalmente all’aumento del numero di senzatetto e alla comparsa di nuove categorie sociali, come richiedenti asilo, giovani (tra i 18 e i 25 anni), famiglie e lavoratori poveri.

Tra i senzatetto che hanno usufruito dei servizi sociali di Caritas nel 2017, il 33% erano giovani tra i 18 e i 34 anni e il 30% erano donne. Secondo un’indagine nazionale sui senzatetto pubblicata nel 2015 dall’Istat, la durata media di un soggiorno in alloggi di emergenza è di 2,5 anni.

In Italia la quota di famiglie (povere e non povere) che non sono state in grado di mantenere una casa sufficientemente calda aumenta del 42% tra il 2007 e il 2017. Tra il 2007 e il 2017, il 25% delle famiglie povere ha subito un sovraccarico di costi abitativi in Italia.

Insicurezza abitativa in Spagna, Francia, Italia

Secondo l’indagine europea sulla qualità della vita (Eurofound) 2016, la percezione (soggettiva) dell’insicurezza abitativa legata alla spesa per l’edilizia abitativa è particolarmente forte in Spagna (38%), Portogallo (37%), Repubblica ceca (33%), Francia (30%), Belgio (29%), Italia (27%), Grecia e Polonia (26%).

In Italia, come nel resto dell’Ue, le famiglie monoparentali sono più vulnerabili agli eccessivi costi abitativi e al sovraffollamento rispetto a tutte le famiglie. Il 50% degli stranieri si trova di fronte a un sovraffollamento delle abitazioni in Italia (rispetto al 22% dei cittadini italiani), con un aumento del 25% dal 2007.

«Poiché la scadenza per la politica di coesione dell’Ue 2020 si avvicina, gli obiettivi di lotta alla povertà e all’esclusione sociale entro il 2020 rimangono totalmente fuori portata. I cittadini europei si aspettano un’Europa più giusta, che non lasci dietro nessuno. Impegnarsi a mettere concretamente fine allo scandalo dei senzatetto e a combattere attivamente l’esclusione delle abitazioni sarebbe il modo perfetto per investire sul futuro».