Il problema delle proposte pastorali “di immaginazione”. Breve nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 15 /04 /2019 - 00:48 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Teologia pastorale.

Il Centro culturale Gli scritti (14/4/2019)

Un teologo pastoralista mi fulmina, inavvertitamente, con poche affermazioni. Mi racconta del suo disagio verso i teologi pastorali che immaginano un rinnovamento pastorale, creando modelli e paradigmi perfetti, perfettamente funzionanti sulla carta.

Inizio a riflettere ed è proprio così. Esistono pastoralisti che, visto il reale, lo accantonano ed iniziano ad immaginare. Procedono smontando mentalmente il reale, decostruendo l’esistente. Lo fanno calcando la mano su esempi e prassi negative, mostrando ciò che nella realtà non funziona.

Accantonano così la realtà e ne ricostruiscono un’altra partorita dal loro immaginario.

Il mio amico pastoralista mi dice che preferisce, invece, una pastorale che definisce “educativa”, che non si illude cioè di costruire modelli perfetti, bensì che parte più umilmente da ciò che esiste, spingendolo più in là.

Una tale pastorale “educativa”, che intende accompagnare l’esistente, evita di costruire cammini alternativi a ciò che esiste e che hanno come conseguenza quella di cancellare l’esistente come inadeguato. Tipico di tali cammini è infatti pretendere da tutti l’uniformità al proprio progetto, oppure costruire un doppio binario, uno di serie A ed uno di serie B: da un lato ciò che è ritenuto inadeguato e a cui si dedicano poche attenzioni anche se è ciò che è praticato dalla maggioranza delle persone e, dall’altro, cammini di minoranza che vengono ritenuti innovativi e a cui si dedicano tutte le energie e le attenzioni.

Una pastorale “educativa” è più lenta, ma è più popolare, intendendo portare con sé tutti.

Non intende ricostruire la realtà ex novo, in una palingenesi utopistica, bensì si propone di camminare con la gente così com’è, con il santo popolo fedele di Dio e spingersi un po’ più oltre, pur nei limiti della storia.

L’ecclesiologia di papa Francesco sta permettendo a tutti di rivalutare la sapienza del popolo di Dio, la sapienza dei semplici e dei non dotti, che incarnano il sensus fidei e mantengono i passi della Chiesa radicati nella realtà, impedendo di allontanarsi troppo nel regno delle idee progettuali pensate a tavolino.