Scifoni: il sesso? «Dono di Dio». L’attore romano porta al Brancaccio il suo “Santo piacere. Dio è contento quando godo”: un viaggio nel sesto comandamento, per raccontare che non c’è dicotomia tra fede e godimento, di Mariaelena Finessi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /04 /2019 - 23:22 pm | Permalink
- Tag usati: , , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo dal sito Roma Sette un articolo di Mariaelena Finessi pubblicato il 29/3/2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Affettività.

Il Centro culturale Gli scritti (7/4/2019)

Sold out nei teatri di Roma per “Santo piacere. Dio è contento quando godo”. Dopo il Brancaccino e la Sala Umberto, lo spettacolo scritto e interpretato da Giovanni Scifoni approda al Brancaccio per una replica virale. Conosciuto dal grande pubblico per aver preso parte in fiction come “Una pallottola nel cuore”, “A un passo dal cielo” e “Squadra antimafia”, il poliedrico attore romano, classe 1976, ritorna sul palco il 10 aprile e per l’occasione sosterrà la Comunità Missionaria di Villaregia in Burkina Faso. Parte del ricavato della serata sarà infatti investito nel progetto “Seminando futuro per tutti”. L’esperimento teatrale di Scifoni è quello di dimostrare attraverso la sua pièce rocambolesca – divertente e provocatoria ma mai irrispettosa – che non c’è dicotomia tra fede e godimento, da sempre in guerra l’una contro l’altro, perché tanto la prima quanto il secondo hanno una comune matrice divina.

Com’è nata l’idea di questo spettacolo, improntato sul rapporto conflittuale tra gli istinti del corpo e l’immagine eterea dell’amore come sentimento?
Due gli elementi fondamentali da cui sono partito. Il primo è un libro del filosofo Fabrice Hadjadj, “Mistica della carne. La profondità dei sessi”, che racconta quanto nel cristianesimo sia forte l’energia sessuale, per cui non esiste trascendenza senza sperma. Il secondo elemento è la domanda che mi sono posto io: nella mia vita, che ho combinato? Che legame c’è tra Dio e il mio testosterone? Noi, clericali e anticlericali, siamo molto bravi a mettere le regolette. La sessualità è un pozzo sconfinato e la sessualità del matrimonio è ben più complicata ma, alla fine, tuo marito o tua moglie devi amarli con il corpo.

Lei sceglie l’ironia per avventurarsi su un sentiero che gli uomini e le donne di fede trovano sovente spinoso. Perché parlare apertamente di sesso è ancora un tabù?
Perché sul letto si soffre. Da luogo dolce diventa aspro: ecco perché ne parliamo con timore o non ne parliamo. La Chiesa, almeno dal 1500 a metà del ‘900, ha la sua responsabilità in questo: un po’ anche per sfuggire all’accusa di materialismo del mondo protestante, si è detto che noi dobbiamo guardare invece verso l’alto. Il corpo è sparito allora dall’arte, dal catechismo, quando invece, prima, anche la liturgia ricordava la sessualità.

Papa Francesco ha detto che il sesso è «un dono che il Signore ci dà» e che «il vero amore è appassionato»: implica appunto «corpo e anima».
Pur ammettendo di non sapere nulla delle pene d’amore del gambero e dello scoiattolo, credo che per gli animali il sesso sia naturale. Come mai tanti pericoli si annidano invece nel sesso degli uomini? Perché abbiamo costruito muri attorno al piacere ma il piacere lo ha inventato Dio. Non è
diabolico
. Nel libro “Le lettere di Berlicche” di Clive Staples Lewis un diavolo spiega all’altro che se pensa di tentare l’uomo col piacere è un ingenuo: il piacere è un’invenzione di Dio. È peccato ciò che arriva prima del piacere. Questo mio spettacolo è un viaggio nel sesto comandamento, quel «non commettere atti impuri» che in realtà è «non commettere adulterio» e che, evidentemente, è altra roba mentre l’atto in sé è meraviglioso. E io, sul palco, come un equilibrista gioco con questi paradossi ma senza voler scandalizzare.

Sempre Francesco ha sottolineato la necessità di introdurre l’educazione sessuale nelle aule scolastiche anche se la prima educazione deve avvenire in famiglia. Lei, che è anche padre, ha dei consigli da dare ai genitori su come affrontare il tema con i figli?
Occorre parlarne il prima possibile, appena cioè loro lo richiedono, senza precorrere la domanda. Vai e racconta. Se non glielo dici tu, lo faranno altri e a modo loro.

Il 2 aprile verrà pubblicata l’esortazione apostolica “Christus Vivit” nata dal Sinodo sui giovani, che lei è stato chiamato a presentare nell’ottobre 2018. Riguardo al tema della sessualità, cosa si aspetta da questo testo?
La visione della Chiesa la sappiamo. Credo che dovremmo essere invece noi a lavorarci su e infatti il Papa – per il principio di sussidiarietà presente nella Dottrina sociale della Chiesa – ci sprona a prendere in mano l’educazione. Immagino però, questo sì, un orizzonte ampio, slegato dalla contingenza e che ci spinge a guardare oltre. Ed è quello che mi piacerebbe che accadesse vedendo questo spettacolo: dimenticarsi delle fazioni ideologiche. In fondo, quando si parla di sesso e di Chiesa, ci si chiede da che parte della barricata si è. Io non mi curo di questo e invito tutti a guardarci negli occhi: siamo così pieni di problemi che non è utile la tifoseria.

Il suo spettacolo ha avuto un enorme successo. Posta la sua bravura come attore, come se lo spiega?
Lo spettacolo racconta una formazione erotico-sentimentale, un percorso lungo il quale incontro tanti personaggi: dal morigerato don Mauro, che non sa mai cosa rispondere alle domande scomode, al pizzaiolo musulmano Rashid, moderno e particolarmente intelligente. Con loro viaggio attraverso i secoli per arrivare, tra una pizza e l’altra, all’enciclica “Humane Vitae” di Paolo VI e alle ragazze cin-cin di “Colpo Grosso”. Insomma, racconto anche se in modo comico, la vita vera. Ecco, credo che i tempi siano maturi per parlare di sesso sebbene, alla fine, si parli di fedeltà a se stessi. Venditti cantava “Non c’è sesso senza amore”. Io mi spingerei oltre: non c’è sesso senza promessa, senza dono di sé.