Che senso avrebbe oggi un Etero Pride?, di Giovanni Amico

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 31 /03 /2019 - 22:53 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Giovanni Amico. Per approfondimenti, cfr. la sezione Matrimonio e famiglia.

Il Centro culturale Gli scritti (31/3/2019) 

N.B. Con questa riflessione non si intende presentare l’ennesimo giudizio a favore o contro il Convegno di Verona dedicato alla famiglia dei giorni 29-31 marzo 2019. Si intende, invece, riflettere sui dati di fatto che stanno generando – e continueranno a generare – fenomeni come questo. Il taglio della riflessione è "storico”, piuttosto che morale. Siamo consapevoli che tale prospettiva potrà scontentare alcuni perché troppo poco morale, altri perché, invece, troppo morale. Dunque, buona lettura 

1/ Avrebbe senso un Etero pride?

Chi si separa, spessissimo lo fa per costruirsi una nuova famiglia. Anche il variopinto mondo gender si rifà al modello familiare, pur se per confonderlo, invocando il riconoscimento di uno status simil-familiare.

Se tutti, insomma, dichiarano morta la famiglia, in realtà non nascondono il fatto che essa interessa a tutti. Anche perché ognuno deve la sua vita, sempre e comunque, ad un uomo e ad una donna, anche se non avesse più la possibilità di conoscerli: il suo DNA porta traccia delle molteplici combinazioni di maschi e femmine che lungo i millenni gli hanno trasmesso la vita.

Forse è per questo che non appare del tutto sensato un Etero pride, dato che la famiglia è talmente originaria che sono altri ad organizzare dei Pride per categoria, categorizzandosi in qualche modo da sé stessi.

Perché allora ciò che è ovvio sta divenendo di anno in anno motivo di manifestazioni e pubbliche prese di posizione?

Tutto ciò che avviene non può essere spiegato se non a partire dal tentativo operante dagli anni ’60 di decostruire la famiglia (anche se, lo si dirà a breve, è troppo facile e banale prendersela sempre con altri su tali temi).

Il tentativo irrealistico di decostruire il fatto che tutti siamo accomunati da milioni di anni di origini familiari è, però, certamente una delle cause che generano un crescente numero di post sui social.

La durezza linguistica di esponenti di gruppi che oggi “difendono” la famiglia ha alle radici la coscienza di questa aggressione continua, a volte implicita a volte esplicita, che viene rivolta contro la famiglia stessa.

Di tale avversione che è come un sottofondo persistente dei messaggi culturali, pubblicitari e politici, si possono individuare due filoni maggiormente rilevanti che infastidiscono tanti cittadini.

2/ Primo filone: la ridicolizzazione mass-mediatica

Il primo atteggiamento avvertito da tanti come un colpo allo stomaco è la continua ridicolizzazione mass-mediatica di ogni scelta che abbia a che fare anche lontanamente con la famiglia. La sensazione di tanti è che si sia passati dalla famiglia del Mulino bianco, assolutamente falsa, alla famiglia del Mulino nero.

Si va dalla presentazione dei comportamenti di diverse specie animali, propense alla poliandria o alla poligamia, come di animali che divorano i figli o che schiavizzano il partner dell’altro sesso.

Si passa alla demonizzazione della maternità e della paternità, affermando che solo la cessazione delle gravidanze potrà preservare l’ecologia mondiale, oppure alla continua ripetizione che generare bambini implica riduzione della felicità, della libertà, del piacere, del dinamismo di vita.

Si procede con la martellante ripetizione che la famiglia è solo un costrutto culturale derivante dal testo intollerante ebraico di Genesi che avrebbe imposto al mondo intero visioni fuorvianti e che la relazione marito-moglie-padre-madre-figli appartiene al passato “medioevale” della storia del mondo – la ricorrenza del termine “medioevale” è di per sé significativa e meriterebbe ben più ampie considerazioni.

Si prosegue ancora collegando la famiglia con il cattolicesimo – tacendo non si capisce perché delle altre religioni o del comunismo pre-sessantottino - accusandola di farsi portavoce di visioni primitive e reazionarie.

Di conseguenza, chi si sposa o chi genera un bambino, senza averlo progettato in provetta, viene reputato un fossile di epoche antichissime, un relitto fuori dal mondo e contrario allo spirito dei tempi: si deve giustificare di tale scelta. Ogni altra scelta appare invece agli occhi dei media popolare, frendly e politically correct. Parlare di famiglia viene ritenuto da molti anti-moderno, sebbene, come si diceva, ci sono poi moltissimi che continuano a desiderarla in privato: si desiderano una relazione stabile e dei figli. La censura globale proibisce di proferire tale attesa.

3/ Secondo filone: il "nulla" legislativo

Il secondo filone di avversione alla famiglia sempre più avvertito nella pancia da tanti è di tipo legislativo. Nessuno dei governi di centro-destra o di centro -sinistra, ormai da decenni, ha legiferato in favore di chi decide di sposarsi e generare bambini. Nessun aiuto fiscale, nessuno sostegno economico, nessuna facilitazione abitativa o scolastica, nessuna approvazione morale e ideale.

Il regista del fortunato film Casomai, Alessandro D’Alatri, ebbe a dichiarare che, recatosi a cercare un asilo per suo figlio, si sentì ripetere più volte che in graduatoria il figlio non aveva i punti sufficienti, a meno che lui, come papà, si fosse separato dalla moglie: allora il bambino avrebbe avuto accesso all’asilo,

4/ La novità del fenomeno di gruppi che si schierano autonomamente “a difesa” della famiglia e chiedono un riconoscimento politico

La novità che si registra ormai da qualche anno è che dinanzi al quadro ridicolizzante e delegittimante la famiglia, è ormai palese un’insofferenza di molti, prima inesistente o non espressa – anche tale dato sarebbe da scandagliare.

Si deve notare che i gruppi che raccolgono tale malcontento agiscono – ed è una differenza grande, anch’essa da scandagliare, rispetto al passato anche recente - al di fuori di qualsiasi rapporto con la gerarchia ecclesiastica.

Mentre, in altri periodi storici recenti, si è assistito a consultazioni precedenti di esponenti della società civile e della chiesa, dinanzi a decisioni da prendere riguardo a progetti di legge in materia familiare o dinanzi alla decisione di indire manifestazioni pubbliche, oggi tutto si genera in maniera scoordinata. Lo ripetiamo, non stiamo dando giudizi di merito, quasi che fosse preferibile la vecchia o la nuova impostazione: ciò che, invece, ci preme sottolineare è la differente modalità del fenomeno.

La chiesa è divenuta talmente irrilevante politicamente – anche qui il dato sarebbe da approfondire - che tutto viene deciso in altri luoghi e né i politici del PD, né quelli della Lega, né quelli dei 5Stelle chiedono alcun consiglio su temi delicatissimi, dove la morale si deve coniugare con l’effettiva proponibilità legislativa e politica di un determinato provvedimento.

Se tale scioglimento di nessi potrebbe apparire come espressione di una nuova laicità a partire dalla quale gruppi numerosi di cittadini si muovono autonomamente sui temi morali e familiari – e manifestazioni come il Convegno di Verona o i diversi Family day sono manifestazioni gestite in proprio da questo o quel gruppo di persone esattamente come altre forze costruiscono eventi con impostazioni opposte -, d’altro canto esso potrebbe anche avere dei limiti rilevanti, poiché la chiesa appartiene alla società civile ed in altre epoche, insieme agli altri grandi movimenti culturali che hanno dato vita alla Costituzione, ha contribuito non poco a chiarificare le scelte e a proporre vie equilibrate.

Si pensi a come comunisti e cattolici abbiano contribuito a determinare l’idea di famiglia che è chiaramente presente nel dettato costituzionale, anche se ciò è ignorato dai più oggi (tale visione condivisa appare in maniera emblematica nell’episodio della serie su Peppone e don Camillo presente anche nella versione cinematografica che racconta del momento in cui il sindaco comunista si invaghisce della sua segretaria).

Certo è che chi scende oggi in piazza o a convegno ritiene che non sia sufficiente più, in un mutato contesto, il generico richiamo a valori astrattamente proposti nel passato a controbilanciare la pervasiva ridicolizzazione della vita familiare.

Giusta o sbagliata che sia tale novità, si è dinanzi ad un nuovo protagonismo che sembra chiedere, con più forza che nel passato, che anche della famiglia si tratti con apprezzamento e non più con disprezzo. D’altro canto sembra che una parte del Paese non accetti più che si rimandino scelte legislative concrete che sostengano economicamente e fiscalmente chi desidera sposarsi e generare bambini.

Se il '68 e la stagione delle proteste hanno le loro radici e ragioni in una assenza di diritti ed in una delegittimazione di posizioni morali morali opposte alla maggioranza, gli ultimi cinquant'anni di storia e di politica hanno prodotto un rovesciamento completo. Negli ultimi cinquant'anni sono state le famiglie a subire una privazione di diritti ed una delegittimazione morale che è stata violenta e ridicolizzante, con la totale esclusione dall'attenzione pubblica.

Un nuovo equilibrio, che non sia certamente un ritorno agli anni precedenti al '68, ma nemmeno il disprezzo che sembra avvolgere ormai da tempo il diritto familiare, emerge ripetutamente come richiesta di un numero non indifferente di persone.   

5/ Una novità destinata a persistere?

Al di là delle polemiche di questo o quell’evento, questo sembra essere un elemento che rimarrà costante per diversi anni. Prima che demonizzarlo moralmente o esaltarlo, sempre dal punto di vista di una visione morale, ciò che sembra nuovo è che tale posizione chiede un’attenzione politica ed ecclesiale. Precedentemente erano solo altre posizioni che pretendevano per sé tutta l’attenzione mediatica.

Oggi non sembra più essere così. Lo ripetiamo, ciò non intende essere un giudizio di valore. In ulteriori analisi proveremo ad analizzare se ciò sia positivo o negativo e in che senso possa essere anche l’uno e l’altro insieme. Ciò che si vuole qui sottolineare con questo articolo è che esiste un nuovo protagonismo politico di una parte del Paese che era stata fin qui ridotta al silenzio, al contrario di quanto affermato dai media. Le umiliazioni subite da decenni hanno portato ad un moto di rivalsa, svincolato addirittura dalle strutture ecclesiastiche.

Qualunque amante del Paese è tenuto a riflettere su tale “protesta” di una parte non indifferente di concittadini.