Pedofilia: implicazioni e presupposti della “tolleranza zero”. Un tornante non solo legislativo, ma ancor più e prima un segnale di capovolgimento di impostazioni psicologiche ormai superate, di Giovanni Amico

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /03 /2019 - 23:35 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Giovanni Amico. Per approfondimenti, cfr. la sezione Le nuove schiavitù. Cfr. anche La pedofilia e gli abusis sessauli che toccano trasversalmente tutte le religioni e tutti gi ateismi e gli agnosticismi: 4 testimonianze.

Il Centro culturale Gli scritti (3/3/2019)

1/ La “tolleranza zero” è carità

La “tolleranza zero” riconfermata nell’incontro voluto da papa Francesco su “La Protezione dei Minori nella Chiesa” (21-24 febbraio 2019) ha alla base due motivazioni di rilevanza somma (ed in realtà connesse).

In primo luogo - ed è chiaramente il fattore più importante - la “tolleranza zero” ha come motivo il gravissimo danno che ne risulta alle vittime, che sono minori e quindi degni di protezione somma: qualsiasi cosa deve essere fatta per garantire il minore e renderlo indenne da violenze così gravi e dolorose. La cosa è talmente ovvia che non c’è nemmeno bisogno di parlarne. Si deve agire per la sua protezione senza se e senza ma, punto e basta.

In secondo luogo - e tale fattore è sottostimato, mentre è decisivo, perché solo comprendendolo si diviene consapevoli dei rischi ai quali i minori vanno incontro senza un intervento deciso - la “tolleranza zero” nasce dalla consapevolezza che la pedofilia è una psicosi estremamente grave che non è possibile superare senza una cura psicologica estremamente lunga e accurata e senza una profonda conversione spirituale e, pertanto, ogni azione anche dura deve essere intrapresa per obbligare il pedofilo a intraprendere un cammino terapeutico serio, altrimenti la reiterazione dell’atto sarà inevitabile.

La pedofilia[1] non è, infatti, un gusto sessuale o una tendenza e un orientamento libero della volontà, bensì una malattia profonda della psiche[2]: l’invito a migliori atteggiamenti e a cessare dai suoi atti, una volta che il pedofilo fosse stato scoperto, non sarebbe in grado di far recedere il pedofilo dalla compulsività del suo gesto ripetitivo.

La “tolleranza zero” dipende insomma da una seria presa di coscienza del fatto che uno spostamento ad altro luogo o ad altro incarico del pedofilo, non ha alcun effetto nell’allontanarlo dalla sua triste serialità, che dipende dalla sua psiche malata.

Detto in altri termini, la “tolleranza zero” nasce da un’accresciuta consapevolezza che anche se le persone pedofile sono poche, ne basta una perché migliaia di minori siano violati da quella sola[3].

È interessante che tale avversione durissima alla pedofilia si configuri oggi quasi come ultimo baluardo della psicologia classica e del freudismo in ambito sessuale. Dinanzi alla pedofilia nessuno psicologo o analista serio esita oggi ad affermare che il pedofilo è affetto da grave psicosi, dipendente da una storia psicologia che, se pur tutta da determinare, non dipende dalla libera volontà dell’individuo (tanto è vero che è compulsiva), ma da retaggi di ferite gravi che la psiche ha subito fin dall’infanzia - ormai solo taluni gruppi, ignoranti di psicologia e psicoanalisi, inneggiano ad un sesso svincolato da barriere di età, come invece andava di moda favoleggiare nei decenni passati.

La “tolleranza zero” non è pertanto un atteggiamento contro la carità, esattamente perché la necessità di un intervento duro è determinato esattamente dal fatto che non si tratta qui di un qualsiasi peccato che si possa vincere con una sincera ammissione di colpa o con una Confessione. Il peccato di pedofilia[4] richiede un atteggiamento molto più duro di altri peccati da parte di chi ha il compito di aiutare perché esso è invincibile con atteggiamenti morbidi. Ciò resta vero anche se il discorso morale ritiene che si debba attribuire un carico di responsabilità personale minore a chi è compulsivo negli atti: la durezza e perentorietà della “tolleranza zero” dipende, infatti, dal fatto che senza tale intervento le vittime sono a rischio e questo è intollerabile.

Solo la ferma determinazione ad entrare in una terapia psicologica (ma anche psicoanalitica e, insieme, farmacologica) che consenta all’individuo di discendere nel profondo della sua psicosi, insieme ad un’adesione nuova ad una vita spirituale che sostenga tale lunghissimo percorso nel quale il paziente si deve mettere a nudo dinanzi a sé e all’analista, permetterà, infatti, di uscire da tale gravissima malattia della psiche.

La “tolleranza zero” è l’unica via di carità possibile perché indica al malato pedofilo l’unica via di guarigione possibile, senza la quale egli ricadrà, senza possibilità alcuna di uscita, nella serialità pedofiliaca.

2/ Le implicanze cui sta portando la “tolleranza zero”

Un ulteriore fenomeno merita di essere preso in considerazione. La “tolleranza zero” sta portando la Chiesa a divenire più decisa dinanzi ad un’altra questione che di per sé non ha nulla a che fare con la pedofilia e precisamente dinanzi all’accesso al sacerdozio di persone con orientamento omosessuale.

Ciò è dovuto non solo alla visione morale caratteristica della Chiesa cattolica, ma anche al costante collegamento che il mondo anticlericale istituisce di fatto fra le due questioni di per sé differenti. Taluni gruppi che intendono suggestionare l’opinione pubblica, infatti, istituiscono di fatto tale legame, tendendo a presentare in simultanea eventi legati alla pedofilia e questioni legate all’omosessualità, anche se non è chiaro l’intento di tale parallelismo che di fatto essi avvalorano.

Si pensi, come ad un caso lampante, alla lobby - di difficile individuazione - che ha scelto per l’uscita del volume Sodomia, esattamente la data dell’inizio dell’apertura dell’incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa” voluto da papa Francesco. L’uscita del volume è stata orchestrata per ottenere un impatto mediatico mondiale, con la comparsa del volume di F. Martel in contemporanea in 8 lingue diverse e in ben 20 paesi, in maniera da sovrapporre un libro sull’omosessualità ad un convegno sulla lotta alla pedofilia.

Tale continua presentazione affiancata delle due tematiche della pedofilia e dell’omosessualità orchestrata dai media anticlericali, con scopi, come si è detto, difficili da comprendere appieno, sta contribuendo a far maturare indirettamente una opzione di “tolleranza zero” anche in merito all’ammissione al sacerdozio.

In questo modo, in maniera indiretta, la questione della pedofilia - che, lo ripetiamo, è totalmente diversa da quella dell’omosessualità - sta di fatto generando una maggiore severità a tutto campo nell’ammissione al sacerdozio nelle diverse istituzioni della Chiesa[5].

Nei diversi interventi che si sentono sempre più frequentemente in convegni di psicologi e padri spirituali in merito all’ammissione nei seminari è più frequente, rispetto al passato, il tema della “compulsività”, cioè della maggiore pressione che la psiche esercita nel passare dall’orientamento all’atto e con una minore fedeltà ad un singolo amore, presente statisticamente in misura maggiore nelle persone con orientamento omosessuale[6].

Insomma la “tolleranza zero” sta modificando la percezione dei formatori dei seminari rispetto al passato. Mentre, in precedenza, si riteneva che un buon tenore di vita spirituale potesse permettere di vincere il passaggio da un determinato orientamento omosessuale all’atto, oggi si ritiene che la persona, senza un’adeguata terapia psicologica lunga e profonda, sia troppo fragile per vivere il suo orientamento sessuale in un vero celibato che non divenga poi vera e propria relazione reale.

3/ Un’implicanza più generale nella riconsiderazione dei rapporti fra orientamenti sessuali e infanzia

Un ulteriore contributo indiretto che la questione della “tolleranza zero” sta generando è relativo alla questione del legame fra i propri orientamenti sessuali e l’infanzia.

Per un lungo periodo, tutta la psicologia si era orientata a ritenere che tutto nei comportamenti sessuali dipendesse dalle modalità di passaggio dalla fase orale a quella anale a quella fallica, legando così indissolubilmente la sessualità a vissuti infantili e, possibilmente, distorti.

Tale atteggiamento della psicologia aveva portato un grande della filosofia come Paul Ricoeur ad individuare in Freud uno dei tre “maestri del sospetto”[7] del nostro tempo - le altre due enormi figure che avrebbero insegnato al pensiero moderno a “sospettare” sono, per Ricoeur, Marx e Nieztsche. Freud ha mostrato che i comportamenti della persona non sono mai ciò che sembrano a prima vista: essi, infatti, hanno radici inconsce e pre-determinate da fattori che si preferisce tenere occultati. Freud così ha insegnato a “sospettare” dell’autodeterminazione sessuale dell’individuo, invitando, invece, ad approfondire i motivi reconditi delle sue scelte e dei suoi orientamenti, scavando nel primo periodo del suo sviluppo.

Tale atteggiamento della psicologia classica è stato paradossalmente rovesciato in età post-moderna a riguardo dell’omosessualità - e in parte anche della pedofilia (che, lo ripetiamo ancora, è diversissima dall’omosessualità): l’orientamento omosessuale non avrebbe, secondo alcune correnti della psicologia moderna, alcun legame con un qualche disagio del proprio passato infantile, bensì sarebbe sempre e comunque una libera scelta dell’individuo.

Tutti gli altri orientamenti, invece, come ad esempio quello del matrimonio, quello della paternità e della maternità, sarebbero ideologicamente e psicologicamente condizionati da un vissuto culturale collettivo o da esperienze inconscie infantili.

In una misura in qualche modo analoga il silenzio pubblico sulla dimensione psicotica della pedofilia è strano. Esso si manifesta non tanto negli specialisti, quanto nei media che tendono a non porre mai in evidenza il disagio vissuto dalla persona in età infantile che lo porta a diventare pedofilo in maniera appunto compulsiva. Talune correnti psicologiche arrivano addirittura a sostenere che la pedofilia possa essere una questione di gusto e che sia pertanto buona una legge libertaria in merito che non cataloghi i rapporti sessuali con minori come reati - ma, per fortuna, tali correnti sono assolutamente minoritarie.

Il dibattito sulla pedofilia, insomma, torna a mostrare come esista un disagio sessuale che si matura nei primi anni del proprio vissuto psicologico e come esso richieda terapie adeguate. La psicosi pedofiliaca attesta che la sessualità non è una libera scelta ed un gusto fra gli altri: essa ha le sue radici in traumi pregressi.

Concludendo

Le attuali discussioni sulla “tolleranza zero” stanno rendendo nuovamente più libero il dibattito piscologico di modo che sembra tornare ad essere lecito domandarsi se esista una compulsività maggiore o minore nella propria sessualità e se essa abbia a che fare con la propria storia inconscia infantile.

La “tolleranza zero” si rivela, comunque, come un fattore di carità. Se essa non deve certamente giungere a ledere la dignità della persona - dignità che è riconosciuta dal diritto anche a chi è pluriomicida - d’altro canto deve tutelare i minori con una protezione perseguita con tutte le forze e senza esclusione di mezzi.

La sua finalità è quella di salvaguardare i minori da ogni rischio e, per far ciò, deve anche invitare chi soffre di quella gravissima psicosi a percorrere l’unica strada possibile di fuoriuscita dalla propria malattia psichica che è il riconoscimento della malattia e la decisione di intraprendere, insieme all’accoglienza della giusta punizione, quel cammino terapeutico profondo che solo è in grado di liberare lo psicotico pedofilo dalla sua “fissazione” seriale. Tale cammino terapeutico è parte integrante di un cammino di conversione e non può, pertanto, essere sostituito da attenzioni puramente spirituali che si rivelerebbero insufficienti.

Note al testo

[1] In questa riflessione si prescinde da quella che è una distinzione ritenuta importante dagli psicologi che deve essere posta fra pedofilia (che è l’attrazione verso minori fino ai 12 anni) e l’efebofilia (che è l’attrazione verso ragazzi dai 12 ai 17 anni).

[2] Cfr. su questo Che cos’è la pedofilia?, di Giovanni Amico.

[3] Se proprio ce ne fosse bisogno, cfr. Le percentuali delle tipologie dei pedofili fornite da Telefono azzurro. Breve nota di Giovanni Amico per comprendere come i media calchino la mano sulla pedofilia in ambito ecclesiastico, ma in realtà, essa è diffusa in maniera indistinta in tutti gi ambienti delle differenti religioni, come in quelli atei e anzi anticlericali, così come in persone di orientamenti di destra come di sinistra. Le statistiche di Telefono azzurro aiutano a comprendere l’ampiezza del fenomeno.

[4] Resta chiara la colpevolezza del pedofilo, non solo a motivo della gravità dei suoi atti, ma anche perché egli vive nella menzogna e non affronta il suo problema, decidendo di venire alla luce per iniziare un serio cammino psicologico e di conversione: tale peccato è gravissimo per la chiesa, anche se la compulsività è reale.

[5] Resta, però, irrisolta la questione di alcune falle del sistema di selezione e formazione del clero. Sono noti i casi sia di diocesi che, per mancanza di clero, hanno accolto seminaristi già rifiutati da altri seminari diocesani o da noviziati di ordini religiosi, senza prendere in seria considerazione i motivi per cui essi non erano stati giudicati idonei in prima istanza. Sono noti altresì i casi di ordini religiosi di recente formazione che, scioltisi improvvisamente per problemi di diverso tipo, hanno visto il loro clero, già ordinato, inserito in diocesi senza che queste abbiano potuto esercitare alcun influsso nella formazione degli stessi. Non si deve poi dimenticare che chi ha orientamenti difformi da quanto previsto dai Canoni del diritto canonico e dalla tradizione della Chiesa tende ovviamente a nascondere i suoi problemi.

[6] Cfr. su questo X. Thévenot, Omosessualità maschile e morale cristiana, Leumann, Elle Di Ci, 1991, pp. 36-46.

[7] Cfr. su questo P. Ricoeur, Dell’interpretazione. Saggio su Freud, Milano, Il Saggiatore, 2002 (originale 1965), pp. 46-49; alcuni brani di quelle pagine sono on-line su www.gliscritti.it al link http://www.gliscritti.it/antologia/entry/580.