Il Cardinal De Donatis sul Beato Angelico nella memoria liturgica del patrono degli artisti: «Beato Angelico ha donato tutto ciò che era e tutto ciò che sapeva fare. Ha dipinto per noi. Affrescò ogni cella dei suoi confratelli. Affrescò i locali comuni, la Sala capitolare, i locali dell’accoglienza dei pellegrini e dei poveri. Passeggiava nel chiostro di San Marco a Firenze e in quello di Santa Maria sopra Minerva, pregava in quella chiesa, aveva la sua cella, lì mangiava e serviva i poveri, lì predicava e annunziava il Vangelo, lì faceva cultura»

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /03 /2019 - 23:33 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito la trascrizione dell’omelia tenuta da S.Em. il cardinal Angelo De Donatis nella Messa per la memoria liturgica del Beato Angelico tenutasi presso la basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma il 18/2/2019. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Arte e fede.
- Per il file audio dell’omelia clicca: Omelia sul Beato Angelico, del Cardinal Angelo De Donatis (18/2/2019)
- Per il file audio dell’incontro sul beato Angelico che è immediatamente seguito, clicca: Beato Angelico: la luce dell'arte sulla vita (Lufrani Lonardo D'Alfonso)

Il Centro culturale Gli scritti (3/3/2019)

Carissimi artisti, docenti, studenti, carissimi padri domenicani di questo convento, carissimi amanti di Roma e della sua storia che siete venuti qui questa sera. Carissimi sacerdoti, fratelli e sorelle.

Fratelli e sorelle, che termine semplice e grande che fu proprio del Beato Angelico. Egli, infatti, fu frate e precisamente frate domenicano. Scelse cioè di vivere in comunità con altri fratelli. Perché dove sono due o tre “riuniti nel mio nome”, io sono in mezzo a loro, ha detto Gesù.

È bello che i fratelli vivano insieme. La vita che esce dall’isolamento è la vita di carità che nasce dal cristianesimo. La vita nella quale se uno vuole trovare se stesso, si trova sempre donandosi agli altri e a Dio.

Come non ricordare anche Santa Caterina da Siena, qui sepolta proprio sotto l’altare centrale, che si consumò per la comunione, si consumò per l’unità della Chiesa. E lei, in nome della fraternità di Gesù, in nome della Santa Madre Chiesa Cattolica, si recò prima in Francia e poi ogni giorno a San Pietro - una volta che il Papa poté tornare nella sua Roma - per fargli sentire l’affetto di tutto il suo popolo, di tutta la Chiesa.

Ecco quella fraternità che oggi ci unisce. Quella fraternità che dovrebbe unire e che di fatto unisce tutti gli artisti, perché, pur nella legittima “rivalità” buona, sono una comunità che ricerca insieme come esprimere la bellezza, come esprimere la bontà e la verità della vita.

Quella fraternità che unisce non solo gli artisti fra di loro, ma anche che li unisce a tutti noi che abbiamo bisogno del loro e vostro contributo per “vedere” Dio, per vedere che la vita non è brutta, per vedere attraverso le opere di chi sa comporre, dipingere, scolpire, fotografare, danzare, recitare, scrivere, per vedere che le cose hanno un senso e non sono destinate al nulla, ma hanno un destino buono.

Qui al nostro fianco riposa il Beato angelico in attesa della resurrezione e una lapide scolpita sta al suo fianco, dettata forse dal grande umanista e canonico lateranense Lorenzo Valla.

Essa recita: «Non a me la lode, perché fui un altro Apelle. Ma perché ai tuoi, o Cristo, i miei guadagni donavo. Dell’opere mie alcune restano in terra, altre sono in cielo».

Queste parole ci permettono di comprendere meglio oggi il Vangelo di Gesù che è stato appena proclamato. Gesù dice: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore».

Il Beato Angelico non volle essere un altro Apelle, il pittore leggendario dell’antichità, famoso in tutto il mondo antico. Volle, invece, essere un cristiano che donava i suoi tesori a Cristo. Sapendo bene che se alcune sue opere sarebbero rimaste in terra, per essere viste nei secoli da tutti noi, altre – in fondo le stesse – sarebbero salite in cielo, perché realizzate per la gloria di Dio e per amore verso gli uomini.

Egli ha dipinto per noi, per tutti, anche per chi non riesce ancora a credere, ma, attraverso le sue opere, può vedere Dio.

Papa Francesco ci insegna che ciò che conta veramente è la misericordia, che ciò che conta è donare quello che si è e si ha. E Beato Angelico ha donato tutto ciò che era e tutto ciò che sapeva fare. Ha dipinto per noi. Dobbiamo capire le sue opere come un regalo suo e di Dio al mondo. Altrimenti non le comprenderemmo affatto. Io ricordo di aver passato delle ore in preghiera davanti alle sue opere.

Pensiamo agli affreschi del Convento di San Marco a Firenze. Beato Angelico regalò ad ogni cella dei suoi confratelli – il Convento era appena stato affidato ai padri domenicani – un affresco in regalo, di modo che, nel segreto della propria cella, ognuno potesse “vedere” Dio e la sua carità.

Affrescò anche le celle dei novizi, una per una, perché ognuno avesse il suo dono. Affrescò i locali comuni, la Sala capitolare, i locali dell’accoglienza dei pellegrini e dei poveri. Oggi un turista non si rende conto, quando visita il Museo di San Marco che lo Stato incamerò dopo l’Unità d’Italia sottraendolo ai frati, che quel convento era proprio quello dove frate Giovanni da Fiesole, detto poi Beato Angelico, visse con i suoi confratelli: egli passeggiava in quel chiostro, pregava in quella chiesa, aveva la sua cella, lì mangiava e serviva i poveri, lì predicava e annunziava il Vangelo, lì faceva cultura. Lì gli stessi Medici si fecero preparare una cella, da lui affrescata, per poter ritirarsi in preghiera e in dialogo con i frati per meglio governare la città.

A lui come a noi Gesù dice: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». Nel testo greco l’aggettivo che noi traduciamo con “buone” è “belle”: «Perché vedano le vostre opere belle e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».

Sì, il mondo ha veramente bisogno di bontà e ha bisogno di bellezza. Abbiamo bisogno di cose materiali, siamo uomini. Ma se non si spalanca a noi il mondo della bontà, della bellezza, della gratuità, tutto ciò che è materiale non potrà che distruggerci, come è avvenuto tante volte nella storia. Se qualcuno non rivela a noi e agli uomini del nostro tempo – penso anche alle giovani generazioni – il senso della vita, tutto sarà inutile. Ognuno ha bisogno di comprendere che la vita non è brutta, ma anzi è un dono. Ha bisogno di vedere certamente il male che esiste nel mondo, dal peccato originale ad oggi, ma anche che Dio è vittorioso e che la terra non è succube del male, ma lo affronta a testa alta e con l’aiuto della grazia di Dio.

San Paolo ci ha detto nella lettera che scrisse ai Romani: «I desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace».

Non basta la carne, il nostro cuore ha bisogno di altro. Tutto ciò che esiste in terra non potrebbe saziare la nostra brama di felicità. Il nostro cuore è fatto per incontrare chi lo ha creato e per divenire dono a tutti. Ed è addirittura la nostra carne che grida che esiste questo cuore, sono i nostri occhi che vogliono vedere se esiste la bellezza a cui il cuore anela.

Ringrazio il Signore di questa eucarestia. Ed è per questo che mi rivolgo a voi, artisti di ogni disciplina artistica e studiosi d’arte romani. Non possiamo cadere nella tentazione di lamentarci solo dei “tempi”, della situazione della città e del Paese. Dobbiamo tornare tutti insieme a far risplendere Roma, che è stata, era e sarà una luce nel mondo. Io so che ne avete il desiderio e le potenzialità. Roma ha bisogno degli artisti. Roma ha bisogno di testimoni che assicurino che il buono, il bello e il vero esistono e sono raggiungibili.

Quando il Beato Angelico rappresentò il Paradiso dipinse uomini e donne che si abbracciano insieme, fra di loro e con gli angeli, perché la vita è condivisione, ed è salvezza raggiunta insieme. Preghiamo insieme che il Beato Angelico interceda per noi nel raggiungere questa meta. Così sia