«Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino». L’esperienza della quantità degli affetti possibili nel mondo contemporaneo, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 30 /09 /2018 - 14:31 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un breve testo di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Amore e matrimonio.

Il Centro culturale Gli scritti (30/9/2018)

Un uomo, solo qualche decennio fa, avrebbe potuto, nell’intera sua vita, conoscere al massimo qualche centinaio di donne. E così le donne, solo qualche centinaio di uomini. Si pensi ad un ragazzo in un paese: se desiderava sposarsi poteva conoscere quelle del suo e dei paesi vicini e, fra quelle centinaia, poche erano belle e in età da matrimonio. 

Scegliere era cosa più facile. Oggi ognuno conosce migliaia e migliaia, decine di migliaia, di donne e di uomini. Basta recarsi in una stazione ferroviaria o in un aeroporto per vedere volti e corpi di un'infinità di persone dell'altro sesso.

La confusione culturale e affettiva ha a che fare anche con questo nuova, inedita prospettiva: perché scegliere una donna, quando ne vedi milioni e milioni, belle e intelligenti, buone e in gamba?

In un passaggio del Piccolo principe Antoine de Saint-Exupéry esprime in maniera poetica lo straniamento dell’uomo moderno dinanzi alla quantità degli amori possibili (straniamento che l’autore risolverà nell’opera più che nella vita personale, come appare evidente a chiunque conosca la sua biografia, cfr. su questo Il Piccolo Principe e la sua rosa. Appunti su Antoine de Saint-Exupéry, nel sessantesimo anniversario della sua morte (31 luglio 1944-2004), di Andrea Lonardo):

«Capitò che il piccolo principe avendo camminato a lungo attraverso le sabbie, le rocce e le nevi, scoperse alla fine una strada. E tutte le strade portavano verso gli uomini.
"Buon giorno", disse.
Era un giardino fiorito di rose.
"Buon giorno", dissero le rose.
Il piccolo principe le guardò.
Assomigliavano tutte al suo fiore.
"Chi siete?" domandò loro stupefatto il piccolo principe.
"Siamo delle rose", dissero le rose.
"Ah!" fece il piccolo principe.
E si sentì molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.
"Sarebbe molto contrariato", si disse, "se vedesse questo... Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, perché se no, per umiliarmi, si lascerebbe veramente morire..."
E si disse ancora: "Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia, e di cui l'uno, forse, è spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante...".
E, seduto nell'erba, piangeva».