153 grossi pesci. Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci: Gv 21,11 nell’interpretazione di Girolamo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 05 /12 /2009 - 23:05 pm | Permalink
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da Girolamo, In Ezechielem (PL 25, 294-295)

/294/ … quos pisces ad dexteram partem jubente Domino extraxit Petrus. Et erant /295/ centum quinquaginta tres: ita ut prae multitudine eorum retia rumperentur. Aiunt autem qui de animantium scripsere naturis et proprietate, qui halieutika tam Latino quam Graeco didicere sermone, de quibus Oppianus Cilix est, poëta doctissimus, centum quinquaginta tria esse genera piscium quae omnia capta sunt ab apostolis, et nihil remansit incaptum, dum et nobiles et ignobiles, divites et pauperes, et omne genus hominum de mari huius saeculi extrahitur.

«… i quali pesci, al comando del Signore, Pietro tirò su dal lato destro: erano 153, tanto che per la loro quantità le reti minacciavano di rompersi. Coloro che hanno scritto circa la natura e le proprietà degli animali e che, sia di lingua greca sia di lingua latina, hanno studiato gli alieutika (fra i quali è Oppiano di Cilicia, poeta dottissimo*), dicono che i generi di pesci sono 153 e che tutti furono catturati dagli apostoli, così che nulla rimase di non pescato, mentre nobili e ignobili, ricchi e poveri, e ogni genere di uomini vengono pescati dal mare di questo mondo».

*Oppiano di Cilicia (tardo secolo II d.C.), poeta greco autore di composizioni in esametri: il poemetto Cynegetica, che gli venne compensato da Caracalla con una moneta d’oro per ogni verso, e forse anche gli Halieutika, i quali però sono forse di un altro Oppiano, di Siria, del principio del sec. III d.C.; i poemetti contengono molte novità scientifiche nel campo degli argomenti trattati, ma non sono privi di grazia e di efficacia (da Dizionario di antichità classiche, San Paolo, Cinisello Balsamo 1995)

N.B. La traduzione è del prof. Giancarlo Biguzzi. Sull'iconografia di San Girolamo, cfr. su questo stesso sito L'immagine di San Girolamo nel Rinascimento