È cordiale e generoso dichiarare il proprio Credo (da G.K. Chesterton)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 22 /10 /2016 - 19:44 pm | Permalink
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Da G.K. Chesterton, Rimpianti rebelasiani nella raccolta L'uomo comune, Edizioni Paoline, traduzione di Frida Ballini, 1955

Al giorno d’oggi è sorto il concetto straordinario che vi sia qualche cosa di umanitario, cordiale o generoso nel rifiuto di precisare il proprio credo. È chiaro che è invece vero esattamente il contrario. Il rifiutarsi di precisare la fede è non solo ingeneroso, ma inoltre meschino. È mancanza di franchezza e di fraternità verso il nemico. Vuol dire combattere senza una bandiera, né dichiarazione di guerra. Con ciò si nega al nemico l’onorevole concessione della battaglia, il diritto di conoscere il sistema e di trattare con il quartiere generale. La moderna «larghezza di vedute» ha una qualità che si può soltanto definire furtiva; cerca di vincere senza mai rivelarsi, nemmeno dopo la vittoria. Desidera essere vincitrice, senza nemmeno tradire il nome del vincitore. Perché tutti gli uomini sani di mente possiedono dottrine intellettuali e teorie combattive, e se non vogliono metterle in tavola sarà soltanto per il desiderio di avere il vantaggio di una teoria combattiva contro la quale non sia possibile combattere. Nell’ambito delle convinzioni, oltre al dogma non esiste cosa alcuna al di fuori del pregiudizio.