In via approssimativa, la religione si potrebbe definire la forza capace di renderci gioiosi sulle cose che contano. E in parallelo, la frivolezza alla moda si potrebbe definire la forza che ci rende tristi per ciò che non ha importanza (da G.K. Chesterton)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /06 /2013 - 14:22 pm | Permalink
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da G.K. Chesterton, La nonna del drago e altre serissime storie, Guerrino Leardini, Macerata Feltria, 2011, pp. 95-96 (da Il gaudente, The Common Man, 1950)

Con una di quelle stranissime associazioni d'idee che è assolutamente impossibile spiegarsi, moltissimi sono giunti a pensare che la natura frivola abbia qualche rapporto col godimento. Sta di fatto invece che nessuno potrà mai divertirsi per davvero se non è una persona seria.

Perfino quelli che in genere si considerano le farfalle ed i farfalloni della società provano il maggior godimento quando si trovano a dover affrontare delle crisi, pur potenzialmente tragiche.

Gli uomini godono soltanto delle cose fondamentali. Per riuscire a ridere dello scherzo più lieve e fuggevole, l'uomo deve essere radicato nella sensazione basilare della bontà delle cose; e questo vuol dire, naturalmente, la serietà delle cose.

Anche solo per godere un pas de quatre ad un ballo di beneficenza, l'uomo deve sentire in quel momento che le stelle danzano al suono della stessa musica. Infatti nelle antiche religioni della terra si credeva che le stelle danzassero in armonia con le musiche dei templi; e quindi si danzava come d'allora in poi nessuno ha più saputo danzare. Ma il godimento pieno, quello che non è intralciato da alcuna esitazione, che non ha macchia, né arrière pensée è dischiuso soltanto all'uomo serio. Il vino, dice la Scrittura, rallegra il cuore dell'uomo; ma soltanto dell'uomo che possiede un cuore. Allo stesso modo, anche lo spirito dell'allegria è possibile soltanto per chi è spirituale.

L'uomo veramente frivolo, l'uomo di società è noto a tutti, e chi lo conosce a fondo sa che se possiede una caratteristica più eminente delle altre, essa è il pessimismo. L'idea del figurino alla moda, gaio e spensierato, ribollente di pagano diletto, è pura e semplice invenzione delle persone religiose che in vita loro non hanno mai incontrato una figura del genere. L'uomo dedito con gioia ai piaceri è una favola della gente devota.

I Puritani hanno dato troppo credito all'idea che il mondo abbia la forza di soddisfare l'anima; con l'ammettere che il peccatore sia gaio e spensierato hanno perduto una buona metà delle prove capaci di appoggiare la loro causa. Sta di fatto che in genere il Puritanesimo incappa nell'errore di accusare l'uomo frivolo di tutti i vizi che costui non possiede.

Dice per esempio (e di tale espressione si serve spesso) che l'uomo frivolo è «spensierato». Al contrario, egli è molto preciso. Non solo dedica un gran numero di ore all'abbigliamento e ad altre simili questioni tecniche, ma passa gran parte della vita a criticare e discutere tali argomenti tecnici. Lo troverete in qualsiasi ora del giorno intento a discutere se la giacca di un tizio sia giusta, e se il servizio da tavola di un altro sia sbagliato; ed intorno a tali questioni si mostrerà ben più solenne di un Pontefice, o di un Consiglio Supremo. Si può dire che in genere la sua aria sia triste, piuttosto che seria, e disperata piuttosto che severa.

In via approssimativa, la religione si potrebbe definire la forza capace di renderci gioiosi sulle cose che contano. E in parallelo, la frivolezza alla moda si potrebbe definire la forza che ci rende tristi per ciò che non ha importanza.